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Lega Nord 1994-2011: cosa cambierà?

In quel 1994 alle elezioni politiche del 27/28 Marzo il movimento popolare della Lega Nord estrasse dal cilindro magico un risultato elettorale inaspettato con un 8,4% su base nazionale. In Veneto confermò un 21,6% ed in Lombardia raggiunse addirittura il 22,1%. Risultati rilevanti che esternavano i vagiti di un movimento popolare e politico geneticamente radicato al territorio del nord-est che stava allargando le sue ambizioni di permeazione verso le altre regioni confinanti ed oltre, ma che ancora stentava a fare quel balzo che le permettesse di spiccare il volo verso alleanze di Governo solide e durature.

Sono passati 17 anni quando nel 1994 il movimento della ‘Lega Nord’ che si stava affacciando sulla scena politica nazionale presentava a Pontida il 19/06 un progetto politico con ambizioni di espansione nazionale e dissonante dal resto dei gruppi politici che egemonizzavano la storia politica da decenni e che quell’anno conobbe la nascita di una giovane Forza Italia, esperimento berlusconiano con cui nel futuro si concretizzarono amicizie, affratellamenti ed anche divorzi.

In quella giornata di Pontida del 19 Maggio, dove si raccolsero circa 20.000 uomini del popolo padano e nell’incontro del 10 Aprile 1994 a Ponte di legno dove si calamitarono in 40.000 padani, il leader storico e carismatico Umberto Bossi con il tono di un politico battagliero e determinato alimentato dai fervori del popolo leghista, si scagliava contro la vecchia politica del pentapartito e dei fattucchieri della vecchia DC descritti come i satanassi del potere e del logorio del paese.

Nei suoi discorsi dall’alto di uno striminzito palco addobbato da un fondale con lo stemma di partito, sotto qualche ombrellone posizionato all’occorrenza, il Senatur ribatteva con convinzione e determinata cattiveria politica che i vizi ed i tormenti della nazione e dello Stato dovevano essere estirpati.

La distribuzione e la dimensione della spesa pubblica, l’esoso carico fiscale, la distribuzione sul territorio del reddito pubblico, l’inefficienza dell’apparato pubblico-amministrativo dello stato, la mancanza di concorrenza in seno al sistema politico nazionale, erano le barriere di questa nazione da abbattere per poter rilanciare la crescita e lo sviluppo del paese sotto i dettami di una riforma federalista quale antico  baluardo del popolo padano e dei suoi rappresentanti storici.

Da quei caldi giorni fino a oggi il popolo leghista ha sempre dimostrato fedeltà ai suoi rappresentanti: Bossi, Speroni di allora, fino ai Bossi, Maroni di oggi, concedendo fedeltà ed approvazione anche di fronte a prove difficili nei momenti in cui era al Governo con alleati difficili come Forza Italia, o quando era all’opposizione contro la sinistra.

Le lotte della Lega Nord hanno sempre posto avanti come obiettivo strategico e medicina per i mali dell’Italia il federalismo e le riforme che ne prevedevano le basi su cui costruire il decentramento dei poteri dallo Stato centrale verso le regioni.

Ma qualcosa in questi anni non ha funzionato, sono passati 17 anni, analizzando gli obiettivi che Bossi ha sempre strillato nei molteplici discorsi pieni di fermento dai palchi di Pontida, Ponte di Legno, e via dicendo, ed i risultati degli affratellamenti e coalizioni con i maggiori partiti nazionali non ha portato risultati tangibili né allora né oggi.

Insomma parole, parole, parole, tante parole, di fronte ad un sempre appassionato popolo leghista che con il cuore in mano ha sempre concesso più fiducia di quanto i suoi leader avessero meritato.

Il gruppo dirigente della Lega ha dimostrato di non essere onesto con il suo popolo, pur avendo per molti anni calcato i marmorei pavimenti delle stanze del potere non riuscendo nell’intento di determinare la svolta ambita.

Debito pubblico in crescita, burocrazia, carico fiscale sui cittadini ed imprese sempre in crescita, sono i temi e gli obiettivi disattesi dalla politica della Lega che alle credenziali stabilite verso la propria base, oggi si contrappongono dissenso e demoralizzazione.

Purtroppo a livello nazionale il gruppo dirigente della Lega Nord ha dovuto accettare compromessi con i propri alleati e garantirsi la sopravvivenza ‘governativa’  calpestando con ripetitività crescente ed intensità eccessiva la volontà ed i principi con cui la base popolare aveva concesso il suo mandato a governare.

Dallo slogan ‘Roma ladrona' dei primi anni, si è contrapposta con i fatti la ricerca minuziosa di poltrone per parenti e familiari a garanzia di quei privilegi della politica arraffona che la Lega ha sempre disconosciuto e combattuto. Il caso di Renzo Bossi a cui il leader Umberto consegna la poltrona da consigliere regionale della Lombardia è emblematico. Ma di contraddizioni nei confronti dei propri ideali nel lungo periodo di affratellamento con Forza Italia ed il PDL ne abbiamo vissute fin troppe.

Ed ora siamo al dunque, oggi 19/06/11 c’è di nuovo il confronto di Pontida tra il gruppo dirigente ed il popolo leghista dove verranno presentati i 4 o 5 punti con cui Bossi si presenterà alla discussione con il PDL con assicurazione del risultato per assicurarsi la continuità di Governo. I soliti giochi politici, sempre i soliti argomenti, le solite richieste su riforme, eliminazione della burocrazia, alleggerimento del fisco, etc.

Ma anche questa volta saranno solo parole?

Nessuno lo sa ma la concretezza di questo schieramento fino ad oggi è rimasta su un altro pianeta ed il popolo leghista stanco di essere inascoltato se ne accorto.

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