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di Paolo Praolini (sito) domenica 19 giugno 2011 - 1 commento oknotizie
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Lega Nord 1994-2011: cosa cambierà?

In quel 1994 alle elezioni politiche del 27/28 Marzo il movimento popolare della Lega Nord estrasse dal cilindro magico un risultato elettorale inaspettato con un 8,4% su base nazionale. In Veneto confermò un 21,6% ed in Lombardia raggiunse addirittura il 22,1%. Risultati rilevanti che esternavano i vagiti di un movimento popolare e politico geneticamente radicato al territorio del nord-est che stava allargando le sue ambizioni di permeazione verso le altre regioni confinanti ed oltre, ma che ancora stentava a fare quel balzo che le permettesse di spiccare il volo verso alleanze di Governo solide e durature.

Sono passati 17 anni quando nel 1994 il movimento della ‘Lega Nord’ che si stava affacciando sulla scena politica nazionale presentava a Pontida il 19/06 un progetto politico con ambizioni di espansione nazionale e dissonante dal resto dei gruppi politici che egemonizzavano la storia politica da decenni e che quell’anno conobbe la nascita di una giovane Forza Italia, esperimento berlusconiano con cui nel futuro si concretizzarono amicizie, affratellamenti ed anche divorzi.

In quella giornata di Pontida del 19 Maggio, dove si raccolsero circa 20.000 uomini del popolo padano e nell’incontro del 10 Aprile 1994 a Ponte di legno dove si calamitarono in 40.000 padani, il leader storico e carismatico Umberto Bossi con il tono di un politico battagliero e determinato alimentato dai fervori del popolo leghista, si scagliava contro la vecchia politica del pentapartito e dei fattucchieri della vecchia DC descritti come i satanassi del potere e del logorio del paese.

Nei suoi discorsi dall’alto di uno striminzito palco addobbato da un fondale con lo stemma di partito, sotto qualche ombrellone posizionato all’occorrenza, il Senatur ribatteva con convinzione e determinata cattiveria politica che i vizi ed i tormenti della nazione e dello Stato dovevano essere estirpati.

La distribuzione e la dimensione della spesa pubblica, l’esoso carico fiscale, la distribuzione sul territorio del reddito pubblico, l’inefficienza dell’apparato pubblico-amministrativo dello stato, la mancanza di concorrenza in seno al sistema politico nazionale, erano le barriere di questa nazione da abbattere per poter rilanciare la crescita e lo sviluppo del paese sotto i dettami di una riforma federalista quale antico  baluardo del popolo padano e dei suoi rappresentanti storici.

Da quei caldi giorni fino a oggi il popolo leghista ha sempre dimostrato fedeltà ai suoi rappresentanti: Bossi, Speroni di allora, fino ai Bossi, Maroni di oggi, concedendo fedeltà ed approvazione anche di fronte a prove difficili nei momenti in cui era al Governo con alleati difficili come Forza Italia, o quando era all’opposizione contro la sinistra.

Le lotte della Lega Nord hanno sempre posto avanti come obiettivo strategico e medicina per i mali dell’Italia il federalismo e le riforme che ne prevedevano le basi su cui costruire il decentramento dei poteri dallo Stato centrale verso le regioni.


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