Tra Scilla e Cariddi il miracolo di una rivisitazione della biblica sfida tra il piccolo Davide e il gigante Golia. Uno scontro impari, da una parte gli instancabili attivisti No Ponte che finanziano cortei e sit-in con adesivi e magliette di cotone, dall’altra i potenti fautori della realizzazione della Madre delle Grandi Opere, il Ponte sullo Stretto, faraonico e irrealizzabile progetto strapagato con ingenti risorse pubbliche. Nonostante l’infernale macchina propagandistica dei Signori del capitalismo straccione di Casa nostra, i No Ponte resistono, mordono, mobilitano, colpiscono.
Così, sabato 28 agosto, tra le stradine di Torre Faro, il villaggio dove dovrebbe sorgere il pilone “siciliano” del Ponte, hanno sfilato più di tremila persone per difendere il territorio dall’ennesimo inusitato saccheggio. Un corteo colorato, allegro, propositivo e ottimista, qualità ormai rare in un’Italia sempre più povera e disarticolata dal neoliberismo e dall’autoritarismo piduista e berlusconista. Un’iniziativa che è punto di arrivo della mobilitazione estiva fatta d’incontri, dibattiti, mostre itineranti, pubblicazioni e presentazioni di libri e documenti, il frutto di una maturazione collettiva dove alla mera presa di posizione ambientalista in nome della difesa museale della bellezza dello Stretto, si è passati alle denunce dei devastanti effetti socio-economici e occupazionali e delle innumerevoli caratteristiche criminali e criminogene dell’opera di collegamento stabile Calabria-Sicilia.
Al miracolo resistenziale dei No Ponte hanno certamente contribuito alcune scelte fortemente autolesioniste dei Padrini del Ponte e del general contractor chiamato alla progettazione definitiva e realizzazione dell’infrastruttura. Inspiegabilmente c’è chi ha pensato in piena estate a riempire di trivelle le strade più percorse dal flusso dei bagnanti messinesi, contribuendo pesantemente all’esplosione degli ingorghi automobilistici. Servirebbero per studiare la crosta terrestre nei luoghi dove versare fiumi di asfalto e cemento per gli ottovolanti che s’intersecheranno con il Ponte, ma intanto disperdono nubi di azoto liquido e fanno tremare gli edifici e le villette degli abitanti del Faro. Poi, con la delirante arroganza di chi si crede onnipotente, si è pensato bene di dismettere l’edificio del Polo scientifico universitario di Messina, creato per incubare e sostenere una quarantine di imprese di giovani neolaureati, ed offrirlo in affitto ad Eurolink, l’associazione delle imprese costruttrici del Ponte, quale general office per l’intera operazione Ponte. Un cambio d’uso del tutto illegale ed illegittimo, che grazie alle denunce della Rete No Ponte e di pochissime mosche bianche dell’Ateneo è stato sino ad oggi congelato. Trivelle e incubatore hanno profondamente indignato l’opinione pubblica che ha potuto prendere coscienza di ciò che potrebbe accadere in termini di diritti, democrazia e vivibilità, quando i lavori, quelli veri, inizieranno.
Il 2 ottobre, primo anniversario della tragedia che ha duramente colpito i villaggi della zona sud di Messina e il comune di Scaletta, i nopontisti torneranno in piazza per una manifestazione che assumerà il carattere nazionale e richiederà con forza l’utilizzo delle risorse finanziarie destinate al Ponte per la messa in sicurezza dei territori, quelli sempre più feriti dall’abusivismo o dai piani urbanistici che rispondono agli interessi della borghesia mafiosa. Un appuntamento che vede gli organizzatori consapevoli dei tanti i nodi e delle difficoltà da dovere affrontare, a partire dalla necessità di rilanciare il senso di appartenenza di attivisti, simpatizzanti e interlocutori che si oppongono al Ponte ad un progetto di profondo rinnovamento delle forme e dei linguaggi del far politica. O dal bisogno di rafforzare l’impegno militante dei singoli e l’organizzazione del movimento, attraverso la piena affermazione dell’adesione individuale, ed eventualmente, se sarà decisivo collegialmente, con una rifondazione della Rete No Ponte e dei suo network.