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Le élites che non capiscono

Il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber, ha dichiarato al “Corriere della sera”(13 febbraio 2019) che “è più facile vincere le elezioni come movimento anti èlite che governare”. Weber ha detto una solenne castroneria, perché l’esperienza storica insegna che non è affatto facile vincere contro le élites che governano.

La Dc italiana è stata ininterrottamente al governo per 47 anni, quella tedesca lo è stata per 20 anni una prima volta e poi per altri 18 una seconda volta e non sempre i partiti in questione hanno governato benissimo, anzi….

E la ragione si intende: chi è al governo parte da una posizione di vantaggio spesso difficilissima da rimontare, perché ha maggiore visibilità, più influenza sui media, più possibilità di fare elargizioni elettorali ma, soprattutto, chi governa ha la possibilità di produrre decisioni, mentre chi è all’opposizione può solo “fare propaganda”. 

Inoltre, esiste una sorta di forza di inerzia per la quale chi è forte ha più probabilità di vedere confermati i suoi consensi.

E, infatti, quando c’è stata alternanza di governo (Dc-Spd in Germania, Conservatori-Laburisti in Inghilterra, Gaullisti-Socialisti in Francia, Centro sinistra-Centrodestra in Italia) questo è avvenuto con partiti sostanzialmente simili e gravitanti verso il centro.

A rendere molto difficile l’affermazione di una alternativa radicale è il condizionamento del “voto utile” per il quale un forte partito di opposizione moderata è sempre avvantaggiato su un nuovo partito di opposizione radicale.

Dunque, le èlites governanti, in condizioni normali tendono a conservare il proprio potere mentre le rivolte antielitarie che travolgono sia le forze di governo quanto quelle di opposizione interna al sistema si producono solo in momenti eccezionali, quando si rompe il rapporto fiduciario fra èlite e popolo o per una guerra persa (ad esempio Francia anni cinquanta dopo le sconfitte in Indocina ed Algeria) per una ondata di scandali per casi di corruzione (Francia 1934, Italia 1992-94, ecc.) o per una gravissima crisi economica (Germania 1929-1932, Francia anni cinquanta, attuale situazione in Spagna, Francia, Italia, Grecia, Austria ed, in qualche modo, anche Germania ed Inghilterra, dove non c’è ancora un rovesciamento dei partiti al governo, ma appaiono consistenti forze populiste).

Il punto è che non sono tanto i vari M5s, Podemos, Lega, Front National, Ukip o Afd a vincere, quanto sono gli altri a perdere. E qui si pone un problema: ma le èlites sono consapevoli di questo? Pare proprio di no.

Nello stesso giorno (13 febbraio 2019) il Corriere della Sera riferisce di una esternazione televisiva di Silvio Berlusconi che, papale papale dice: “solo 5-6 italiani su 100 mi votano alle elezioni, una cosa fuori del mondo”.

Caro Silvio, nel 2008 avevi un partito di circa il 40% e, in 10 anni, ti sei ridotto a meno di un quarto: e non ti dà nessun sospetto?

Quello che si capisce dalla trasmissione è che a sbagliare sono gli elettori che all’improvviso sono impazziti, non si capisce perché. Stessa musica in casa Pd dove non uno (si dice: uno) ha posto a questo inutile congresso: “Ma come abbiamo fatto a perdere 24 punti percentuali su 41 in quattro anni?”.

Ancora una volta: sono gli elettori ad essersi sbagliati (e Renzi lo ha detto senza tanti giri di parole). Intendiamoci: non penso affatto che l’elettorato si infallibile e che scelga sempre il meglio (nel 1932 il 45% degli elettori tedeschi votò per Hitler nel ballottaggio alle presidenziali e poco prima il 33% votò per i nazisti al Reichstag).

Ma chi perde ha sempre il dovere di chiedersi “dove ho sbagliato?”, perché può anche darsi che l’elettorato dia un giudizio eccessivo, suggestionato, sbagliato quanto si vuole , ma è difficile che una sconfitta, soprattutto quando ballano percentuali a due cifre, possa determinarsi senza nessun errore di chi ha perso.

A proposito: amici 5 stelle, brutto segno quel che si legge sul blog dopo le elezioni abruzzesi.Qualcuno, addirittura scrive che gli elettori non si sono sbagliati, ma addirittura hanno la colpa di non aver votato 5 stelle e che “devono morire di fame”. Insomma, anche voi state diventando come gli altri partiti che pensano che quando perdono è colpa degli elettori. Decisamente: brutto segno.

Qualche esponente Pd più in vena di autocritica accenna a dire che in effetti ci sono stati errori di comunicazione, per cui “non siamo riusciti a comunicare agli elettori le cose buone che ha fatto il governo Renzi”. 

Non ci siamo capiti: gli elettori avevano avuto perfetta percezione di quelle leggi ed hanno deciso che facevano schifo. Non vi viene nessun sospetto?

Aldo Giannuli

Questo articolo è stato pubblicato qui

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