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Le dimissioni di Formigoni ed il vero motivo per cui la Lega vuole votare nell’aprile 2013

Così in pochi giorni un altro pilastro della seconda repubblica è crollato. Roberto Formigoni dopo l’ennessimo scandalo di un rappresentante della sua giunta, scaricato dalla Lega Nord e dal suo stesso partito il PDL deciderà a breve la data delle prossime elezioni regionali lombarde (che AgoraVox dà per il 16 dicembre ndr).

Elezioni in cui “il nostro” non potrà presentarsi come candidato presidente in quanto dal 1995 ha assolto a ben 4 mandati (nonostante la legge ne preveda massimo due) ma in cui l’attuale presidente svolgerà comunque un ruolo di primo piano. Il Pdl per convincere Formigoni ad arrendersi, gli avrebbe garantito come buonauscita un seggio sicuro al Senato alle prossime politiche.

Il Celeste ha lottato fino alla fine con una determinazione che solo un uomo di inscalfibile fede può avere. Alla fine però si è dovuto arrendere all’evidenza dei fatti ed alla sentenza che è stata emessa non dai giudici di Milano (da cui è indagato per corruzione) ma dall’opinione pubblica e dalla stampa (avversa ma in parte anche da quella amica) che lo ha ritenuto in qualche maniera “colpevole”.

Colpevole di un uso troppo disinvolto del potere, colpevole di non aver vigilato abbastanza sulle persone di cui si è circondato, colpevole in definitiva di aver creato un sistema troppo opaco, permeabile ad infiltrazioni su cui la magistratura ha posto la sua lente di ingrandimento. Una sconfitta politica prima che giudiziaria. A Formigoni non è bastato concepire il miglior servizio sanitario a livello regionale, come il governatore ama ripere per mantenere la fiducia che un tempo godeva quasi indiscriminatamente da parte del suoi sostenitori e dei suoi (forse ex) alleati. Sembra che la comunità di CL lo abbia isolato e punti già su Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, come un suo possibile successore. Il Cardinale Angelo Scola, anche lui appartenente al movimento di CL, un tempo molto vicino, non ha pronunciato pubblicamente una parola in sua difesa, le preghiere del Papa che secondo lo stesso Formigoni spesso gli venivano dedicate, non hanno sortito l’effetto sperato, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quello che un tempo era uno degli uomini più potenti del centrodestra e che da molti era indicato come uno dei possibili leader futuri dello schieramento “moderato” è crollato sotto il peso dei propri errori, tra cui spicca quello iniziale di aver inserito nel suo listino bloccato Nicole Minetti, l’igienista dentale “suggerita” da Silvio Berlusconi, discusso biglietto di visita della più importante regione italiana.

Certo non sarà facile lasciare il potere dopo 17 lunghi anni. Per Formigoni l’idea che non potrà essere lui a gestire l’expo di Milano del 2015 ed il fatto che ha potuto godere solamente per pochi mesi della nuova faraonica sede della Regione Lombardia risulterà molto doloroso.

Nella crisi che vive la regione Lombardia, la Lega nord ha svolto un ruolo chiave. Maroni aveva pensato in un primo momento di salvare l’esponente del PDL. In seguito visto il voto contrario del Consiglio Federale leghista, spinto da Matteo Salvini, segretario regionale del partito, il Carroccio è tornato sui suoi passi ed ha scaricato il Celeste, chiedendo che si voti ad aprile accorpando le elezioni politiche a quelle regionali, iniziando così una querelle con il popolo delle Libertà che vorrebbe invece le elezioni il prima possibile.

Da qui nasce una domanda: come mai la Lega nord, che nel 2011 si oppose all’election day di amministrative e referendum che poteva far risparmiare 300 miliodi di euro alle casse dello stato, oggi si dice favorevole ad un accorpamento della data delle elezioni ad aprile (politiche + regionali) facendo slittare di mesi il pronunciamento dei cittadini lombardi? Semplice nonostante le apparenze e le cause “nobili” che si espongono in pubblico il Carroccio vuole eleggere al Pirellone un suo rappresentante (e Maroni oggi l'ha confermato in un'intervista al Corriere della Sera) per completare il quadro delle regioni a trazione leghista, portando avanti la “secessione strisciante” che viene perseguita da molti anni. Dopo Piemonte e Veneto (“concesse” da Berlusconi nel 2010) il tassello mancante è la potentissima Lombardia. Se si votasse ad aprile in concomitanza delle politiche la Lega potrebbe alzare il prezzo del proprio appoggio ed ottenere in cambio di una nuova allenza con lo schieramento di centrodestra, un candidato leghista alla poltrona di governatore della Lombardia. Se invece le elezioni si tenessero il prima possibile come vuole Formigoni, l’operazione per un nord leghista di cui Maroni è il fautore risulterebbe in salita, perché mancherebbe la pressione politica necessaria per siglare l’accordo a proprio favore che si avrebbe con la concomitanza delle elezioni generali con quelle regionali.

Il retroscena è presto svelato. I due partiti che hanno fatto più male all’Italia in questi ultimi anni contiuano a fare la corsa che gli riesce meglio: spartirsi le poltrone. Peccato però che gli elettori gli hanno in massa voltato le spalle.

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