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La strategia di Matteo Renzi e le implicazioni che comporta sul governo Conte2

Lo si sapeva da tempo e quindi l'uscita di Matteo Renzi dal PD, con al seguito un manipolo di una trentina di parlamentari, non ha colto di sorpresa nessuno se non nella tempistica. Sono passati infatti pochissimi giorni da quando il genietto di Rignano sull'Arno aveva benedetto l'incontro programmatico tra il PD e il M5S per formare il governo Conte2 e bloccare la scalata al potere di Matteo Salvini, con tutti i rischi inevitabili per il paese che questo avrebbe comportato.

 

Subito la mossa è stata interpretata dai media mainstream come un gesto di responsabilità e di attenzione per le sorti del paese, sepellendo anni di scontri all'arma bianca con i grillini, nel nome di una superiore incombenza nazionale. Insomma un gesto di responsabile generosità.

Bene, come tutte le iniziative che partono da questo impenitente bugiardo seriale, non è assolutamente vero.

La verità è che si trovava in profondo disagio all'interno del PD di Zingaretti, essendo emarginato dalle decisioni che contano e con nessuna prospettiva futura di incidere come lui avrebbe voluto. Anzi, per dirla tutta, sapeva benissimo che in caso di elezioni anticipate, che quindi andavano assolutamente scongiurate, Zingaretti lo avrebbe escluso dalle liste. Ergo per salvare il suo fondo schiena aveva bisogno di prendere tempo per organizzare un suo partito personale, per poi presentarsi agli elettori, magari proponendosi come il nuovo centro democratico (nome ancora da decidere). Da un punto di vista politico quindi l'iniziativa di Renzi ha il pregio di fare chiarezza, se non fosse che subito dopo l'annuncio ufficiale ha chiamato Conte per dirgli di "stai sereno ", che detto da lui più che una rassicurazione appare come una minaccia; e Conte non per niente si è detto preoccupato.

Ora la tradizione della sinistra, o pseudo sinistra come l'attuale, è quella di frazionarsi in gruppi con capi e capetti, dove ognuno può coltivare il proprio orticello, e questo è un dato di fatto. L'ultima fuoriuscita in ordine di tempo fu quella di Articolo 1 di Bersani e soci, poi trasformatasi in LeU, ma già prima anche i civatiani avevano scelto un'altra strada. In genere questi cespuglietti sinistroidi, quando non scompaiono, rimangono in termini percentuali da prefisso telefonico, ma se riescono ad agganciare quella generosa mangiatoia che si chiama Parlamento, il gioco è fatto. Come dice il proverbio " Dove si mangiuca Dio ci conduca". Ma Renzi ha una ambizione in più, cioè quella di intercettare i disperati fuoriusciti da Forza Italia che non condividono una destra estrema alla Salvini/ Meloni, quei moderati che magari hanno votato cinquestelle per disperazione, quelli che si sono astenuti dal voto ma che hanno nostalgia per la vecchia Democrazia Cristiana e quelli che ancora credono alle balle che lui è pronto a propinare. Se l'operazione va in porto e se questo funambolo della politica mette insieme una forza che alle elezioni si attesta in doppia cifra, lui diventerà l'ago della bilancia nella formazione di nuovi governi. Esattamente come lo fu Bettino Craxi nei famosi pentapartiti di decenni orsono, dove il PSI, con consensi molto limitati, prese il timone di governi dove la vecchia balena bianca, ovvero la DC, sfiorava il 40%. La Toscana è terra di burloni e di battute salaci. Un modo di dire nel pisano per chiudere una controversia è "... tanto io c'iò i soldi e tu c'iai la torre ", che sta per dire che io sono a posto e tu non hai un c.... (leggi un tubo), dove la raffigurazione dell'organo genitale maschile viene sostituita con la famosa torre pendente, simbolo della città. Renzi è un fiorentino, non è un pisano e neanche un livornese, ma ha la cultura machiavellica di chi per raggiungere uno scopo personale è pronto a qualsiasi cosa. Quindi escludiamo che lui lo abbia fatto per amor di patria, lo scopo è assolutamente personale e consiste nell'accappararsi un potere contrattuale da spendere poi sull'altare delle poltrone. Puro cinismo ? Fate voi.

Adesso bisogna capire quali conseguenze pratiche si avranno sulll'attuale governo.

Nell'immediato probabilmente nessuna, anche se adesso è chiaro che Zingaretti dovrà inventarsi qualcosa per condurre il PD fuori dai marosi che sicuramente dovrà affrontare. In fondo i renziani potevano mettere in crisi la maggioranza di governo anche agendo all'interno del PD, facendo per esempio mancare la fiducia al Senato ,dove il margine è risicato, ma avrebbero posto il loro leader, intortato da statista dopo l'operazione PD/M5S, in gravissima difficoltà di fronte ad un potenziale elettorato. Insomma i renziani all'interno erano ibernati, mentre i renziani all'esterno possono giocare su più tavoli. Per esempio allearsi con il resto delle truppe camellate di Forza Italia o diventare polo di attrazione per i moderati provenienti da tutte le direzioni. Questo potrebbe generare un cuneo da infilare nei tentativo di accordi locali su liste civiche tra PD e M5S. E l'Umbria potrebbe essere proprio il primo banco di prova.

 A medio lungo termine, tutto invece dipenderà dal M5S. Se i grillini recupereranno posizioni e si rafforzeranno sia a livello locale che nazionale, per Renzi la corsa diventerebbe tutta in salita e allora la sua iniziativa potrebbe rivelarsi un flop clamoroso. Con cinquestelle ulteriormente indeboliti tutto si ribalterebbe e anche la posizione di Zingaretti come segretario del PD verrebbe rimessa in discussione.

Foto: Maurizio Lupi/Flickr

In questi giochi di potere, a pagare come sempre i cittadini, che si troverebbero un Matteo Salvini con la strada spianata verso i "pieni poteri ".

E allora sarebbe la fine, in tutti i sensi.

 

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