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La regola repubblicana del "IMPERA PARENDO"

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Il filosofo e poeta americano Ralph Waldo Emerson diede la definizione della frase latina 'Comanda ubbidendo' (in latino: 'Impera parendo'), presente nelle 'Sentenze' di Publilio Siro: "Casta ad virum matrona parendo imperat' (La donna pura e casta comanda ubbidendo) - (I sec. a.C.).
A mio parere, in questo aforisma latino, la donna pura, ha l'umiltà di ubbidire alla gerarchia familiare, ed ella al contempo è in grado di imprimere la sua autorevolezza al resto della famiglia.
Emerson così espose la definizione: 
"La regola consiste nel non comandare e nel non insistere a portare a termine ciascuno dei vostri schemi per ignorante velleità, ma nell'imparare praticamente il segreto detto da tutta la natura: che le cose stesse rifiutano di essere gestite male e mostreranno la loro legge agli avveduti." * 
La definizione offre una certa complessità e sarebbe scaturita anche da un proverbio latino, conosciuto nel mondo anglo-sassone (lo ricorda anche Walter Scott): 'Res nolunt diu male administrari', cioè 'Le cose non possono essere amministrate male per lungo tempo'.
L' 'imparare praticamente' di Emerson, permette di capire quale progetto andrà avanti, (con le modiche che si renderebbero necessarie) e quale invece non darà i risultati attesi.
In una democrazia repubblicana, il principio del 'comando' è naturlamente affidato a ciascun cittadino che lo esprime tramite il proprio voto e non vi è alcun ceto depositario di poteri superiori. 
Nonostante la piena libertà, il cittadino comunque, deve 'ubbidire' alle istituzioni e, a mio avviso, avere l'umiltà per apprendere e confrontarsi nella società.
Vorrei proporre un simpatico documento a mo' di dialogo, avente scopo didattico, pubblicato a Modena durante il periodo della Repubblica Cisalpina (1797).
Il dialogo è tra 2 persone, con la lettera 'D', colui che pone la domanda e con 'R', colui che risponde.
"D: Cittadino mi è stato assicurato che voi siete un buon Patriota perciò io sono venuto da voi per consultarvi sopra un' affare, che io credo di somma importanza, e perchè mi comunichiate i vostri lumi , e le vostre riflessioni .
...
D. Ditemi di grazia i Patriotti sono gli Amici della verità?

R. Certamente, e l'annunziano sempre senza maschera.
D. Ebbene, io non cerco che la verità, e voi son certo che me la direte. Io brame sapere da voi quali massime debba io seguire nelle vicine elezioni, e su qual classe di persone debba cadere il mio voto. ...
R. Ben a ragione diceste, o Cittadino, che l'oggetto di cui volevate parlarmi era di somma importanza. Non v'è dubbio: da una buona scelta dipende la felicità della nostra patria, e quella di noi tutti in particolare, e mi sembra che in questo affare abbiasi ad essere molto oculato, poichè oltre all'interesse generale, che per dei Repubblicani deve essere il più sacro dovere v'è pure l'interesse di non far del male a se stesso in particolare."

Con questa breve domanda-risposta vorrei evidenziare come la partecipazione alla vita sociale sia positiva anche se richiede l'ubbidienza alle istituzioni, a cui però si puo' imprimere la propria volontà, qualora questa abbia un fondamento di verità e di ragionevolezza.
Nel dialogo di cui sopra ho citato solo poche frasi, il riferimento più interessante è quello al 'Patto sociale' di Rousseau, definito come: 'quel Libro immortale che fonda la base del nostro futuro governo'.
L'Opera in questione ha influenzato tutte le moderne democrazie a partire dagli Stati Uniti.
Le migliori espressioni culturali del passato sono sicuramente la base su cui progettare la cultura del futuro, a patto di avere l'umiltà di assimilare il passato e l'autorevolezza per elaborare del nuovo.
Forse anche per l'Italia vale la stessa massima: 'le cose stesse rifiutano di essere gestite male e mostreranno la loro legge agli avveduti'.
A coloro che hanno a cuore l'ordinamento repubblicano, ricorderei un pensiero di G. Mazzini: "La nostra bandiera, o giovani, è santa come se ci fosse affidata da Dio pel compimento del suo disegno sull'Umanità".
Infine per questa Festa Repubblicana nazionale proporrei una preghiera, come la definì Mazzini, riportata in un suo scritto, di un poeta slavo-polocco (forse era Adam Bernard Mickiewicz).
Se affascinò Mazzini, penso possa affascinare anche noi:
"Noi non vi chiediamo, o Dio, la speranza; essa scende , come pioggia di fiori, sulle nostre teste - non la morte dei nostri oppressori: la loro fine è scritta sulla nuvola di domani: - non di varcare la soglia della morte: è varcata o Signore - non corredo d'armi potenti: le avremo dalla tempesta : - nè aiuti: il campo dell'azione è aperto oggi davanti a noi. Ma oggi, mentre è cominciato il vostro giudizio nei cieli sui duemila anni vissuti dal Cristianesimo, concedeteci, o Signore una volontà pura, concedeteci una volontà santa".**
 
* (Condotta di vita / Ralph Waldo Emerson; traduzione e cura di Beniamino Soressi - Soveria Mannelli : Rubbettino, [2008])
 
** Scritti / Giuseppe Mazzini. - 3. ed Milano : Rizzoli, 1967 

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