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La lenta e sofferta agonia della Seconda Repubblica

Le dimissioni del governo Monti hanno accelerato la “morte” di una delle fasi peggiori della storia italiana, collassata tra scandali, crisi economica e proteste sociali.

 

La storia dell’Italia si è distinta, fin dal 1861, per il “vichiano” succedersi di varie fasi storico-politiche: la monarchia postunitaria, il fascismo, la Prima Repubblica, la Seconda Repubblica. Quest’ultima sembra ormai giunta al suo capolinea, dopo che le elezioni regionali siciliane e la crisi del “governo tecnico” stanno facendo traghettare il Belpaese verso una nuova stagione politica. Da più parti si auspica, a questo punto, il passaggio alla Terza Repubblica, ma il ciclo storico che si sta aprendo risulta pieno di incognite e ancora tutto da decifrare.

Il governo Monti, dopo aver portato a termine il salvataggio del sistema finanziario italiano, si è sfaldato. Lo spread, nel corso di un anno, è diminuito, ma a costo di duri sacrifici da parte dei lavoratori, che hanno duramente contestato le reiterate misure “lacrime e sangue” imposte dai “tecnici”. L’economia, infatti, ristagna e il tenore di vita degli italiani si sta abbassando sempre di più. Non sappiamo ancora se l’attuale premier sarà o meno tra i candidati alle prossime elezioni politiche (o a quelle del Quirinale), ma, alla luce degli ultimi sviluppi politici, la prospettiva di un “Monti bis” ci appare più lontana, soprattutto perché è rimasto in vigore il famigerato Porcellum. Ci potrebbero essere, quindi, le condizioni per formare, dopo il voto, un governo di centrosinistra, dotato di un’ampia maggioranza alla Camera, anche se rimane l’incognita del Senato, dove forse sarà necessario trovare intese più larghe per garantire la governabilità.

Nel 1994 Silvio Berlusconi riuscì a catalizzare su di sé il voto di protesta, sfruttando abilmente la dissoluzione della Prima Repubblica. Adesso sembra che a trarre i maggiori vantaggi dalla crisi della Seconda Repubblica sarà il Partito democratico: alle prossime elezioni, almeno stando agli ultimi sondaggi, dovrebbe diventare il partito di maggioranza relativa e, presumibilmente, sarà il Movimento 5 Stelle la sua principale forza d’opposizione. Un dato ci appare, a questo punto, inequivocabile: è tramontata l’epoca del bipolarismo. Il Cavaliere è in rapido declino e il sistema dei partiti si sta rifondando su basi neocentriste, che ricordano – mutatis mutandis – quelle della Prima Repubblica.

La nuova fase politica si presenta, tuttavia, sotto auspici migliori rispetto all’epoca che ci stiamo lasciando alle spalle: ci potrà mai essere, del resto, un parlamento peggiore di quello eletto nell’aprile del 2008, infarcito com’è stato di indagati, escort e voltagabbana? Il discredito internazionale in cui è caduta l’Italia dopo il 2001 sta a testimoniare quanto opaco sia stato il “decennio berlusconiano”, dal cui degrado si proverà a uscire nella prossima legislatura. Non ci facciamo, tuttavia, soverchie illusioni, perché già in passato il Belpaese sembrava sul punto di svolte epocali (1948, 1976, 1994, 2006) e, invece, è sempre ricaduto nei suoi atavici vizi: il trasformismo, la corruzione, il conformismo.

Giuseppe Licandro

(LucidaMente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

 

Le immagini: il monumento all’Italia a Reggio Calabria e una parodia della Seconda Repubblica (fonte: www.ilpeggio.com/).

 
Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.12) 28 dicembre 2012 18:28

    http://mafiepolitica.blogspot.it/2011/02/le-questioni-irrisolte-della-politica_03.html.

    Egregio hai avuto alcune buone intuizioni nel tuo articolo, ma con le previsioni non c’azzecchi.

    Guardati questo articolo che ti allego e nello stesso sito dai uno sguardo a un articolo più recente sull’antipolitica, senza presunzioni penso che ti si chiariranno le idee circa l’evoluzione della politica italiana.

    In ogni caso è in atto già da un anno un processo di riorganizzazione della destra italiana da populista-autoritaria berlusconiana a moderata montiana. Processo che sta ricevendo negli ultimi giorni una forte accelerazione.

    Se proprio vogliamo azzardare (e sottolineo questa parola) una previsione possiamo ipotizzare che similmente alla fase successiva alla caduta del fascismo (destra autoritaria) quando la destra moderata (la DC di De Gasperi e Scelba) ebbe bisogno per un certo tempo dell’appoggio dei comunisti e socialisti (la sinistra di allora), oggi la destra montiana userà la sinistra bersaniana per consolidare la sua trasformazione e dopo li mollerà. Tutto questo sempre che turbative economiche esterne all’Italia non mettano in discussione il risanamento dei conti in atto, facendoci precipitare in una crisi "greco-argentina".

    In ogni caso i vizi che si riprodurranno nella prossima terza repubblica saranno : corruzione, clientelismo, legami della politica con le mafie e le massonerie, rifiuto del ceto politico di sottostare ai controlli di legalità. Il trasformismo è un aspetto minore del problema rappresentato dai comportamenti del ceto politico italiano.

    E questo perché la sinistra - diversamente dalla destra - di fronte a crisi di regime è del tutto incapace di rinnovarsi (almeno tempestivamente) e presentare proposte credibili al popolo italiano.

    Infine, M5s. Come Giannini nel 45/48, Grillo ha la sola funzione di impedire che lo scontento per il disastro berlusconiano possa confluire tutto sulla sinistra, come avverrebbe in un qualsiasi altro paese dell’Europa occidentale, determinandone una vittoria travolgente. Una volta assolto il compito a M5s toccherà di trasformarsi in un normale partito di destra o sparire come l’uomo qualunque.

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