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di Mazzetta (sito) martedì 21 giugno 2011 - 1 commento oknotizie
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La Somalia è ancora a terra

Le dimissioni di Mohammed Abdullahi Mohammed Faramajo, primo ministro del governo assai provvisorio della Somalia, offrono l'occasione di fare il punto sulla situazione del paese. Le sue dimissioni seguono l'ennesimo accordo tra le due principali fazioni somale che supportano il governo di Mogadiscio, a sua volta sostenuto dalla comunità internazionale, che nel paese assume le sembianze di circa ottomila soldati forniti da Burundi e Uganda. L'Uganda di Museveni sembra avere il pallino dell'iniziativa in questi ultimi tempi, nei quali Washington si segnala per il disimpegno, ma i risultati non sono migliori di quelli di chi ci ha provato prima. L'ultima volta che la Somalia ha goduto di una parvenza di ripresa è stata durante il governo dell'Unione delle Corti Islamiche, che era riuscita ad aver ragione dell'anarchia somala a colpi di fucile e di trattative e unire il paese sotto un governo capace di governare.

Un sollievo momentaneo, pochi mesi nei quali si vide riaprire l'aeroporto di Mogadiscio e non si incontravano più bande di armati in giro per le strade o i pirati navigare minacciosi. Il governo delle Corti però non godeva dell'appoggio della comunità internazionale, che sosteneva il Governo Federale di Transizione, un governo formato nel corso di estenuanti trattative sotto l'egida delle potenze coinvolte, che però non aveva mai preso veramente il potere durante gli anni della sua esistenza formale. C'era allora la Guerra al Terrore e l'amministrazione Bush tollerava solo i governi "islamici" delle monarchie del Golfo, per gli altri solo bombe. Memore del fiasco americano di Restore Hope tenuto a battesimo da suo padre, Bush junior ha però preferito limitare l'intervento americano a qualche bombardamento dall'alto, lasciando ai vassalli africani l'impegno sul terreno.

Alla cacciata del GFT da Baidoa, la cittadina vicina al confine dell'Etiopia, dove aveva posto la sua sede non riuscendo nemmeno a raggiungere Mogadiscio, l'Etiopia del dittatore Meles Zenawi invase la Somalia su input statunitense, prima negato e poi esplicitamente ammesso dallo stesso governo americano. La scusa ufficiale fu che l'Etiopia si sentiva minacciata e con gli invasori alle porte, anche se le forze somale non esistevano e comunque non avrebbero certo potuto rivaleggiare con la potenza etiope. L'intervento etiope è servito soltanto ad aumentare la mortalità in Somalia, il paese si è lentamente coalizzato contro l'invasore straniero che per di più è anche il nemico storico della Somalia e dalla lotta patriottica sono emersi gli Shabab, reincarnazione locale dei talebani, e presto la Somalia è diventata meta dei safari degli estremisti sauditi, preferita anche all'Iraq, dove la popolazione locale aveva cominciato a dare segni d'insofferenza.

Zenawi ha retto due anni, il 2007 e il 2008, poi ha ritirato e sue forze a difendere la sua dittatura e a massacrare i ribelli in patria, in particolare in Ogaden, una regione somala ceduta dai britannici all'Etiopia dove Zenawi può sfogare come i peggiori tiranni la sua frustrazione, facendo strage di somali sotto la sua sovranità senza che nessuno si lamenti troppo. Anni persi in un inutile bagno di sangue, con i somali dediti alla guerriglia di logoramento e gli etiopi che hanno usato la mano pesante, un ciclo terminato con la ritirata etiope (che è la superpotenza militare della regione ed era supportata dagli americani) e con la costituzione dell'ennesimo governo di coalizione tra vecchie volpi del GFT e gli esponenti più moderati delle Corti, tanto che presidente della Somalia è oggi Sheik Sharif Sheik Ahmed, già capo delle Corti Islamiche, quelle che non andavano bene. Inutile, il nuovo governo con l'assistenza delle truppe della "forza di pace" panafricana ha perso il controllo di tutto il Sud del paese e controlla appena metà di Mogadiscio, mentre a Nord languono la regione autonoma del Puntland e il Somaliland, che avrebbe dichiarato la secessione, ma non lo ha riconosciuto nessuno. A contrastare il governo c'è il gruppo degli Shabab qaedisti, che ha guadagnato terreno e potere proprio durante la resistenza all'invasore etiope. Gli Shabab sono militarmente efficaci e le truppe panafricane sono poche e occupate nel presidio di quel che possono, ma non sono in grado di sloggiare una forza militare di qualche migliaio di uomini modernamente equipaggiata come quella della forza di pace africana, sostenuta peraltro dal controllo aereo e navale americano e dai miliziani fedeli al governo. Gli sforzi per formare un esercito in grado di cacciare gli Shabab si sono infranti contro l'evidente carenza di arruolabili e le sempiterne divisioni tra clan e fazioni.


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Dittatura Somalia

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