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“La Società non esiste” di Christophe Guilluy

Degli scritti del sociologo e geografo francese questo è il primo pubblicato in lingua italiana. Dal 1987 anno in cui la Thatcher pronuncia la frase “ There is no society” il mondo e non solo quello britannico è cambiato. 

  L’analisi che conduce il geografo francese è riferito alle trasformazioni sociali avvenute nel suo Paese e non solo a partire dagli anni 80 in poi. Dal 1987 ad oggi cosa è successo in concreto? Guilliy, citando Lasch, sostiene che abbiamo assistito alla rivolta delle elites contro le masse. A partire dagli anni 50 del 900 politiche economiche socialdemocratiche ispirate alle teorie di Keynes non solo hanno garantito crescita economica e benessere diffuso ma hanno allargato la classe media. A partire dagli anni 80 i valori dell’american e dell’european way of life sono andati via via scomparendo in nome della libertà delle elites. In questo arco di tempo la classe media è stata sostituta delle periferie. La fine della classe media vede oggi da una parte le elites portatrici dell’ideologia neo liberale e della open society contrapporsi ad una massa non riconducibile ne appunto alla classe media tanto meno al proletariato di un tempo. 

La a – società, per dirla con Guilluy, vede la contrapposizione tra un alto e un basso, ossia tra elites e popolo. Questa radicale trasformazione ha fatto si che la classe media divenuta periferia in un sistema globalizzato ha completamente modificato la stessa geografia politica favorendo l’emergere di soggetti politici che nell’interpretazione delle istanze che vengono dalle periferie si pongono oltre le categorie destra/sinistra.

Come scrive Guilluy: "La Brexit o l’elezione di Trump non sono accidenti nella storia politica britannica o americana, ma conseguenze della precarizzazione delle classi media britanniche e americane (..) L’ondata populista inglese o americana non è il risultato di una qualche manipolazione, ma delle riforme economiche avviate negli anni Ottanta (…) Il Ventunesimo secolo ha generato un nuovo mondo, dei GAFAM e dei BATX, quello dei media , delle metropoli globalizzate, degli ipermercati, dell’ipermobilità, dell’iperliberismo, degli iper – ricchi. Ma, allo stesso tempo, ha provocato l’emergere di un altro mondo, maggioritario: quello delle periferie popolari".

Un tempo la contrapposizione tra elites e popolo sarebbe stata interpretata da forze politiche che in qualche modo si richiamavano alla cultura politica di Sinistra. Oggi ciò non succede più per la semplice ragione che le categorie destra e sinistra sono rappresentate dalle elites che si contrappongono al popolo. Che sia così lo provano la vittoria di Trump e Macron e la stessa sconfitta della Clinton. In Italia lo vediamo nella contrapposizione puramente fittizia tra Lega e PD. Gli interessi rappresentati sono sostanzialmente gli stessi il definirsi di destra o di sinistra ha la sola funzione di identificare i rispettivi ceti politici.

L’elezione di Macron in Francia al secondo turno certifica come le elites di fronte al pericolo reale e imminente delle periferie che possono occupare la scena politica si sono coalizzate facendo venir meno le differenze puramente nominali tra destra e sinistra. Le elite nel caso francese si sono coalizzate sia contro il Front Nationale della Le Pen che contro il movimento Insoumise di Melenchon. In Italia questo fenomeno politico è ravvisabile nel Governo Monti e negli stessi governi Letta, Renzi e Gentiloni. In Germania la Grosse Koalition ha la funzione di tenere insieme le eites di destra e di sinistra in funzione degli interessi che rappresentano e dell’ideologia neoliberale e globalista che ne costruiscono la sovrastruttura.

La polarizzazione elites/popolo ha determinato il regresso sociale che sta assumendo forme allarmanti. Guilluy cita dati della National Accademy of Sciences che mostrano che dal 2005 ad oggi il tasso di mortalità tra la popolazione bianca meno istruita di età compresa tra i 45 e i 54 anni è in aumento. Non solo la sanità, ma istruzione, servizi pubblici e tutto ciò che attiene le condizioni del popolo è in regresso. Tutto questo fa il paio con i processi di delocalizzazione dell’attività industriali, dei processi di deindustrializzazione, della precarizzazione del lavoro e quindi dell’esistenza umana. Nel suo saggio l’autore compare l’Ohio, le aree industriali della Francia della Spagna e dell’Italia. La descrizione che fa Guilluy è facilmente rintracciabile nelle periferie del nostro Paese.

Periferie sono il Mezzogiorno, i quartieri popolari delle grandi città, le piccole città di provincia, tutte queste realtà sono accomunate dall’impossibilità di far fronte alle spesa necessaria per garantire un minimo di servizi sociali. << Dalla Rust Belt ai bacini minerari del Nord della Francia, dal Sud Italia alle piccole e medie città francesi, le categorie sociali che costituivano la classe media occidentale vivono lontano dai territori dove si crea ricchezza. (…) L’isolamento sociale e geografico dei più umili diventa parte integrante dei meccanismi che rafforzano inesorabilmente la sovra rappresentazione dei giovani appartenenti alle classi superiori nella popolazione studentesca>> In Italia tutto questo si traduce nell’abbandono scolastico e nella riduzione del numero di laureati e nel contempo nella fuga/espulsione del capitale umano dalle periferie verso il centro. Queste trasformazioni fanno si che l’identità culturale che caratterizza l’essere classe media scompare e al suo posto subentrano altri modelli.

La classe media con i valori culturali da essa interpretati è stata sempre fattore di inclusione. Politiche distributive della ricchezza e quindi di uguaglianza sociale allargavano includendo settori sempre più ampi di società. La fine della classe media dovuta alla rivolta che elites hanno condotto contro di essa ha avuto come conseguenza la fine della cultura dell’inclusione. Le elites dominanti portatrici dell’ideologia della open society hanno alimentato la separazione all’interno della stessa società. Come scrive l’autore la open society è la più grande fake news degli ultimi decenni. A separarsi dal popolo sono le elites che lo fanno culturalmente ma anche fisicamente. Il processo di gentrificazione che porta le elites ad occupare aree urbane specifiche rendendole inaccessibili al popolo è solo uno dei tanti esempi. Altro esempio è l’istruzione che da subito crea le condizioni per la separazione delle elites dal popolo. Di fronte alla reazione del popolo le elites reagiscono sul piano culturale e mediatico all’insegna dell’ideologia del politicamente corretto. Come scrive Guilluy << La nuova borghesia cool del Ventunesimo secolo ha capito che non era più possibile come nell’Ottocento, schierare i cannoni contro i comunardi o imporre con la forza un ordine sociale e morale. Oggi ricorre all’arma del confinamento culturale per emarginare il mondo di sotto. E, passando dall’antifascismo da operetta all’antirazzismo, mette in campo un formidabile arsenale ideologico contro categorie che ritiene ormai inutili>> Uno degli strumenti di questa azione è il multiculturalismo che "(…) è un mero strumento di marketing commerciale, politico e comunitario e si impone innanzitutto in conseguenza del vuoto provocato dalla perdita dello status di referente culturale da parte della classe media occidentale". Esempio della disgregazione sociale è la creazione di città Stato in nome del Bene e dell’apertura. Città Stato sono le città gentrificate concentrato delle nuove attività economiche legate alla finanza, al marketing, alla comunicazione.

Su questa nuova idea di città vediamo convergere spinte autonomiste che vedono in prima fila non solo esponenti della destra ma anche esponenti della sinistra rispetto a questi ultimi penso alla Colau, De Magistris o lo stesso sindaco di Londra Sadiq Khan che di fronte alla Brexit minaccia la secessione. Guilluy ha ragione nel sostenere che la rivolta delle elites contro il popolo ha fallito. Una società destrutturata che vede le elites arroccate contrapposte a masse popolari sempre più ampie non regge. Guilluy auspica che le elites imparino a convivere con la loro gente. Come scrive Guilluy "La sfida non è più il regresso sociale, ma rifare daccapo la società. Non per altruismo ma perchè necessario(…)La crisi del modello metropolitano, che è la quintessenza dell’economia globalizzata, è un buon indicatore di questo collasso".La conclusione di Guilluy scaturisce dall’insostenibilità del sistema. La domanda che mi pongo è: esiste un soggetto politico in grado di cogliere il suggerimento dell’autore? La mia opinione è che essendo le categoria destra/sinistra solo costruzioni vuote dobbiamo aspettarci che a cogliere le istanze che vengono dalle periferie saranno soggetti politici post ideologici e populisti. Non a caso di movimenti definiti populisti ne vediamo tanti in giro.

Commenti all'articolo

  • Di Persio Flacco (---.---.---.99) 6 luglio 15:51

    Dubito che le categorie Sinistra/Destra siano da considerarsi spacciate. Ridotte alla loro più intima essenza queste rappresentano la coesistenza dialettica di Individuo e Collettività, tipica degli animali sociali quale è l’Homo sapiens. Si tratta quindi di due pulsioni istintuali infisse nel patrimonio genetico dell’essere umano, incancellabili, di volta in volta declinate in modo differente a seconda dell’equilibrio necessario all’adattamento della specie nei diversi contesti.

    Naturalmente l’essere umano è anche essere culturale, così che le costruzioni sociali storiche tendono a fissare i canoni dettati dalla necessità attribuendo a tali pulsioni significati differenti: dal diritto del più forte o del più adatto ad assumere la leadership del gruppo umano, alla attribuzione di un carattere divino di tale diritto: per nascita o per virtù personali o famigliari che si suppongono gradite a Dio.

    A volte, al variare di certe condizioni generali, l’inerzia conduce un certo modello di rapporto tra individuo e collettività ad entrare in crisi, come è accaduto in certe fasi "rivoluzionarie". La testa del Re rotola quando il popolo non crede più alla sua funzione; il Padrone viene rovesciato quando le sue maestranze si rendono conto che la sua autorità e la loro condizione subalterna, non derivano da un mandato imperscrutabile ma dai rapporti di forza e, soprattutto, dal conformismo e dall’ignoranza dei molti.

    Oggi siamo in una fase pre-rivoluzionaria, io credo, nella quale le élite ancora godono dell’inerzia del precedente modello e cercano di sfruttarla a loro vantaggio con una raffinata e pervasiva opera di de-umanizzazione dei molti, prima che questi si rendano conto che i "diritti" della élite non sono affatto intangibili ma che sono i molti ad attribuirglieli.

    Difficile prevedere l’esito di questo scontro che vede sotto attacco in particolare l’identità delle persone, sia individuale che collettiva. Il fatto che la élite diventi sempre più ristretta e sempre più tenti di nascondersi alla vista, di rendersi anonima, farebbe pensare che il suo tentativo sia destinato a fallire.

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