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  Home page > Attualità > Economia > L’inedia del Governo e le priorità di Confidustria
di maurizio vecchio (sito) lunedì 3 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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L’inedia del Governo e le priorità di Confidustria

La retorica della crescita coperta dalla demagogia della crisi

La reazione dei governi dell'area euro alla crisi economica globale si è dimostrata largamente insufficiente ed inadeguata. Nondimeno gli USA hanno evidenziato incertezze sulle concrete misure da adottare.

Al di là delle obiettive difficoltà concrete è indubbio che la Politica Economica dei Paesi in questione è caratterizzata dall'incertezza sulle scelte più che da una valutazione sull'efficacia dell'una rispetto all'altra.

L'aspetto inquietante è che una simile incertezza prescinde dalla capacità delle misure da adottare di intervenire positivamente rispetto alla crisi, ma trae origine dalla difficoltà di individuare la classe economica da “colpire” ed i soggetti destinati a subire gli effetti maggiormente drammatici delle misure.

La destabilizzazione sociale della Grecia e della Spagna, le imponenti manifestazioni di disagio e malessere che iniziano a caratterizzare il nostro Paese, ma pure la Francia e la Germania non consentono ai sistemi economici di Europa ed USA di imporre sacrifici al ceto medio produttivo e, quindi, alla piccola borghesia (comprendendo in questa classificazione ormai anacronistica la stessa classe operaia).

L'intervento monetario che si impone (quello più strettamente economico ha altre prerogative) necessità per qualità e quantità una tale entità di tagli alla spesa pubblica e di entrate da non poter essere gestito sul modello greco

I timidi approcci che ipotizzano interventi sui patrimoni – e non solo in Italia – appaiono essere più un “sondaggio” per misurare le reazioni che una effettiva alternativa in fase di studio.

Questo rileva la pochezza culturale e la assoluta mancanza di uomini di Stato (gli statisti appunto) nell'intera classe politica del “vecchio occidente”.

La partita è giocata sul tavolo della irresponsabilità. Da un lato i governi esclusivamente preoccupati della loro sopravvivenza alle prossime elezioni; dall'altro il sistema finanziario ed economico che immagina di poter ritornare al tossico benessere degli ultimi lustri che hanno preceduto il crollo. 

Il dramma di questa irresponsabilità è nella piena consapevolezza e coscienza delle ragioni della crisi e delle misure obiettivamente utili e necessarie alla soluzione.

Non troppi anni fa la stessa classe politica economica americana – immediatamente seguita dagli europei – ha urlato la necessità di riformare il sistema finanziario ed il mercato dei titoli. Si è parlato di regole, di gioco pulito ed in ultimo di titoli tossici ed inquinanti. Alla prova dei fatti non è seguito nulla.

Nessuna concreta sanzione agli inquinatori e si continua, invece a parlare, di generici speculatori che attaccano i Paesi, omettendo di fornirne nome e cognome.

Percorrendo un dirupo che conduce allo sfascio si possono, forse, tollerare come indispensabili gli aiuti al sistema bancario per evitare un ancora peggiore ruzzolare, ma non si può ammettere l'arroganza e la protervia con la quale ci si ostina a non cambiare le regole del gioco sul mercato finanziario, a non prevedere una disciplina ispirata ad un preciso ed indefettibile principio: il sistema finanziario come specchio reale del sistema economico e produttivo che riflette. Fin tanto che ciò non accadrà parlare di speculatori o di tossicità come fenomeno immanente ed inevitabile sarà esercizio retorico.


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di maurizio vecchio (sito) lunedì 3 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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