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L’idiozia confusa per fascismo

 

Oltre a scuotere e sconvolgere, gli accadimenti di Macerata - il non chiarito decesso di una complicata diciottenne, e le inqualificabili smanie di megalomania di un uomo problematico e potenzialmente nocivo - sono soggetti a diverse interpretazioni, a seconda di quello che sia il punto di vista da dove li si inquadri.

Al netto delle strumentalizzazioni sul fatto in questione - che i collettivi di Destra e di Sinistra stanno ampiamente cavalcando per riconfermare le rispettive e cristallizzate posizioni -, il recente passato ha dimostrato che una manipolazione arbitraria di efferati casi di cronaca nera favorisca il dirottamento dell’attenzione generale dalla gravità dei problemi, sviandola verso pulsioni istintive, e per questo non razionali.

Sotto la lente d’ingrandimento dell’imparzialità, invece, è possibile accorgersi della irraggiungibilità di una verità che sia categorica ed ineccepibile, perché le opinioni sono il prolungamento degli eventi, e quest’ultimi modificano forma e sostanza dei pareri stessi, che proprio a fronte di questa volubilità allontanano da un’oggettività inattaccabile.

Tornando all’attualità della provincia marchigiana, dunque, le circostanze aprono due parentesi, che meriterebbero considerazione e maggiore dovizia. Innanzitutto, urge chiedersi se esista davvero una logica fascista dietro alla crudeltà di queste notizie, che giustifichi la spasmodica foga dell’antifascismo, pronta a rinsaldare le proprie ragioni contro la ferocia di eventuali estremismi. Nella pratica, come è possibile griffare con un colore politico la sciagurata idiozia di uno squinternato, che ha preferito crivellare all’impazzata, piuttosto che solidarizzare fattivamente con i famigliari della vittima, attendendo il regolare corso della magistratura?

Successivamente, i riflettori sono puntati sulle inevitabili responsabilità politico-amministrative, che sembrano quasi legittimare la giustizia privata, a scapito di quella ordinaria. In uno scenario dalle tinte parossistiche, l’incapacità della classe legislativa ed esecutiva di dare risposte in termini di controllo e di sicurezza - prima ancora che di gestione dell’immigrazione -, innesta un meccanismo contorno in cui il regolare - benché lentissimo - svolgimento di indagini giudiziarie viene sostituito da un’arma da fuoco, pronta ad essere scaricata sul primo innocente malcapitato. Ergo, l’infinita faida tra Neri e Rossi ha ancora un’accezione risolutiva? Apparentemente no, ma al gioco dei potenti la disputa torna comoda, e la trama mediatica prosegue: è lo spettacolo che detta legge.

Commenti all'articolo

  • Di Oracolo (---.---.---.237) 9 febbraio 09:04

    Considerazioni pienamente condivisibili. È l’assoluta inadeguatezza delle pubbliche istituzioni ad essere la causa di tutti i nostri mali.

  • Di Truman Burbank (---.---.---.242) 9 febbraio 18:23
    Truman Burbank

    Si chiamava Pamela Mastropietro. E’ stata massacrata, fatta a pezzi e uccisa più volte dalle istituzioni e dalla stampa. Le istituzioni hanno fatto di tutto per coprire la vicenda, fino ad arrivare al ridicolo di sostenere che si è suicidata e fatta a pezzi da sola. Perché se non si è fatta a pezzi da sola qualcuno (più di uno) dovrebbe spiegare e pagare. Ma Pamela Mastropietro è un argomento tabù. Per l’intellighenzia bisogna parlare del ritorno del fascismo, come un fatto esterno nato dal razzismo degli italiani.

    Ed ecco che tutto diventa inspiegabile. Diventa inspiegabile perché si troncano gli avvenimenti nel punto più opportuno per non capire. E i blogger si sorprendono se qualcuno vuol fare giustizia da solo.

    Eppure non dovrebbe essere difficile capire che dove c’è giustizia le persone preferiscono rivolgersi alla giustizia.

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