“…Il sogno di questi signori è la Rai sotto il controllo dei partiti, e quella di Berlusconi, "obiettiva", come assicura il sereno Pillitteri, al loro servizio. Sono in lite col Parlamento, che umiliano coi decreti, con la presidenza della Repubblica, coi magistrati, con la stampa, e quando gli fa comodo, da nuovi bolscevichi, guai a discutere la legge dello Stato. Ai loro congressi si elegge il segretario per acclamazione: che è un bell' esempio di democrazia.” Enzo Biagi.
Non è casuale l’apertura con un frammento di un articolo del compianto Enzo Biagi, bersaglio di avversione, identica a quella odierna, da parte dei progenitori di Berlusconi che “non volevano che "Linea diretta" si facesse”.
Quel che resta dell’Italia oggi è l’esatto retaggio della cosiddetta Prima Repubblica, mai morta, sottoposta a restyling nel suo II atto (inalterata nei suoi connotati vintage).
Ecco alcuni, tra i tanti possibili, esempi.
Chi non ricorda i detrattori della Prima Repubblica, politici, imprenditori e/o giornalisti, che sputavano in faccia al decadente regime partitocratico, oggi tutti protesi in prima linea a santificarne il triste martirio?
Chi ha memoria dell’impostazione Forlanian-Craxiana dei nascenti telegiornali berlusconiani sdoganati, sotto suprevisione di Gianni Letta (già direttore de “Il Tempo”, collaterale alla Democrazia Crisitiana e sodale del Caf)?
Chi ha dimenticato le complicità del pentapartito, coadiuvato dall’allora sesta gamba (MSI), che hanno favorito la nascita dell’oligopolio televisivo (che alterna il modello di Stackelberg a quello collusivo)?
Chi non riconosce oggi le proliferanti ex retroguardie, figlie di Comunione e Liberazione, del PSI e della destra democristiana, desiderose di diventare avanguardie e di occupare il proscenio?
Chi ha cancellato dalla memoria il partito dei nani e delle ballerine, precursore di veline e veleni della politica dei giorni nostri?
Chi non si è resto conto, dell’intollerabile clima da “guerra civile”, combattuta a colpi di dossier (altro che giornalismo d’inchiesta!), alimentata dai nuovi “Cortigiani, vil razza dannata” (o d’annata?), dal guazzabuglio di “idee” leghiste (qui e de quo) e da un’intera classe dirigente alla deriva, che spinge l’Italia nella medesima direzione?
Chi, ancora e infine, non vede lo stesso interesse occupazionale, già patrimonio d’altri “aghi della bilancia”, nella Lega dei proconsoli, famelica di grana padana?
Chi nel governo del fare, non riconosce la stessa impronta e arroganza del passato decisionismo?
Chi, nell’attuale Stato confusionale non identifica l’identico, estremo tentativo di omologare tutto e tutti, in un indistinguibile “tutti colpevoli, nessun colpevole”?
E’ un’Italia senza memoria, narcotizzata e resa cieca dall’alterazione del consenso, per mano di un’informazione asservita o desiderosa di servire sua sponte, che predilige la non-notizia e capace di esprimere solo enfasi propagandistica.
Nato a Cagliari nel 1968. giovannimaria.sini@email.it http://twitter.com/#!/Postideologico
Profilo personale, articoli e statistichePaolo occorre evitare questo rischio. Dire come stanno le cose deve aiutarci a intravvedere le (...)
13/10 11:43 - Giovanni Maria SiniCaro Giovanni E’ proprio cosi’ ,come dici tu . Questo paese alla rovescia non riesce a fare i (...)
13/10 11:02 - paolo