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 Home page > Attualità > Cronaca > L’Ilva non raggiunge il “punto di pareggio” fra costi e ricavi

L’Ilva non raggiunge il “punto di pareggio” fra costi e ricavi

Per continuare la produzione, l’ILVA si indebita sempre di più. Il mercato internazionale dell’acciaio è in crisi per sovrapproduzione. E il principale cruccio del governo è oggi quello di capire dove trovare i soldi per tamponare l’emorragia finanziaria di questa acciaieria che perde due milioni e mezzo di euro al giorno. Una massa di denaro di gran lunga superiore alla somma di tutti gli stipendi di tutti i lavoratori dell’ILVA.

di Alessandro Marescotti

Questo significa che se tutti gli operai dell’ILVA lavorassero gratis, l’azienda sarebbe comunque in perdita per circa un milione e mezzo di euro al giorno. L’ILVA è in rosso quindi non perché paga gli stipendi ma perché non riesce a stare più sul mercato. Invece di fare profitti accumula perdite per ragioni strutturali.

La questione di fondo è semplice: sotto i 7 milioni di tonnellate anno l’ILVA non raggiunge il “punto di pareggio” fra costi e ricavi. Non raggiunge quello che gli esperti chiamano "break even point". I numeri sono impietosi. Dopo aver prodotto 8,3 milioni di tonnellate di acciaio nel 2012, l’ILVA è scesa a 5,8 nel 2013. I governi hanno pensato di fermare la magistratura, pensando che la causa della discesa della produzione fosse i giudici. E invece no.

Nonostante dieci decreti, che hanno dato mano libera alle ragioni della produzione, ecco che la produzione ILVA ha continuato a rimanere sotto il “punto di pareggio” di 7 milioni di tonnellate anno. I dati sono questi: 6,4 nel 2014 e solo 4,9 nel 2015.

Che fare allora? Il governo vuole vendere la fabbrica, per sbarazzarsi di un problema senza soluzione, dato che persino la Cina ha cominciato a chiudere le acciaierie più inquinanti e a ridurre la produzione di acciaio, prima volta nella sua storia recente.

L’obiettivo del governo italiano è quello di ritardare l’affondamento della nave che imbarca acqua, cercando – al momento dell’inabissamento – di non apparire tuttavia responsabile del disastro.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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Commenti all'articolo

  • Di Ddme (---.---.---.146) 16 agosto 2016 23:21

    Quanta superficialità

    L argomento è in realtà molto complesso Dal prendersi la responsabilità di lasciare più di 10 mila famiglie senza reddito, a peggiorare la situazione del sud Italia, a seccare un indotto enorme( si parla di spostare l asticella del pil di qualche punto) , a perdere il solo grande (forse troppo) produttore di acciaio in casa. Prima Produrre significava inquinare oltre ogni limite, forse fintanto che non si mettono a norma gli impianti è giusto così... Certo il prezzo è alto. Mancano poi i dati di questo ultimo anno con eventuali previsioni.

    Forse non è più una azienda strategica, forse ci sono troppi interessi dietro la chiusura o il tenerla aperta a qualsiasi costo, ma credo che in questo articolo manchi una visione di insieme più profonda

    • Di marina (---.---.---.159) 17 agosto 2016 00:18

      @Ddme

      Ok le famiglie, il reddito, il sud ITalia. .. Nessuno lo sta negando. Nell’articolo si sottolineava un altro aspetto: l’Ilva non ce la fa. È fuori mercato. E sta al collasso. Il problema è ancora più grave di come ci è stato prospettato finora: non si tratta di mandare a casa i lavoratori per salvare l’ambiente (e la loro salute), ma del fatto che saranno mandati a casa comunque per motivi principalmente economici! Tragedia si unisce alla tragedia...

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