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di حكيم النور (sito) lunedì 14 marzo 2011 - 1 commento oknotizie
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L’Egitto di oggi è più ricco di cento anni fa. E gli egiziani più poveri

Sotto Mubarak il PIL egiziano ha registrato una crescita media del 5% annuo, ma il reddito pro capite della popolazione ha seguito una tendenza opposta. Colpa dell’esplosione demografica e delle scarse politiche di sostegno dell’ex presidente. Risultato? Gli egiziani sono più poveri oggi che nel 1911.

1. È opinione comune che il mero scorrere lineare del tempo, pur tra alti e bassi, comporti necessariamente il progresso di una nazione. In altre parole, siamo convinti che a lungo andare la crescita di un Paese si traduca sia pur in minima parte in un miglioramento delle condizioni di vita della sua gente.

Al contrario, non sempre alla ricchezza di uno Stato si accompagna a quella del suo popolo, e al riguardo il caso dell'Egitto è emblematico.

La folla oceanica di Piazza Tahrir, esasperata dal senso di disagio per una situazione di vita non più sostenibile, è la punta dell'iceberg della precarietà socioeconomica che il Paese dei faraoni è costretto ad affrontare da decenni. Perché se da un lato l'Egitto di oggi è infinitamente più ricco rispetto ad un secolo fa, dall'altro gli egiziani di oggi sono più poveri di quelli di cento anni fa.

2. Esaminando i dati del Fondo monetario internazionale, si scopre che l'Egitto, alla faccia della crisi, ha avuto una crescita del 4,7% nel 2009, del 5,3% e del 5,5% prevista per il 2011. Scorrendo più indietro, notiamo che negli ultimi trent'anni, ossia durante la lunga presidenza-regno di Mubarak la crescita media del PIL si è sostanzialmente mantenuta sugli stessi livelli. Davvero niente male per un Paese considerato del Terzo mondo.

Ma allora perché la gente piange miseria?

La ricchezza di una nazione, cioè il suo PIL, più che in termini assoluti va considerata a livelli relativi, cioè pro capite. Se nel 1981 la popolazione egiziana ammontava a 44 milioni di abitanti, oggi è di fatto raddoppiata, attestandosi sugli 80. Un aumento medio del 2% annuo che ridimensiona la crescita del PIL al 3%. La stessa percentuale che misura la superficie abitabile del Paese. Sebbene si estenda per un milione di kmq, solo il 3% delle sue terre è realmente “calpestabile”. In pratica 80 milioni di persone vivono strette in 30.000 kmq, poco più della Sicilia. Una densità tra le più alte del pianeta.

Nel 1911, all'epoca del protettorato britannico, la popolazione sfiorava appena i 12 milioni. Il governatore Lord Cromer, che lo amministrò dal 1884 al 1907, lo descriveva nelle sue lettere come un paese era moderno, industrializzato, collegato ai mercati esteri e con un settore agricolo in grado di assicurare il sostentamento di tutto il Paese. Il suo PIL pro capite si attestava al 19° posto nel mondo.

Uno standard mantenuto più o meno fino al 1936, all'avvento di re Farouk. Sotto la monarchia l'Egitto mantenne un'amministrazione efficiente, ma l'aumento della popolazione contribuì a ridimensionare il tenore di vita degli egiziani, i quali alla morte del re, nel 1952, erano decisamente meno abbienti rispetto a quarant'anni prima.

Le cose peggiorarono sotto la presidenza di Gamal Abdel Nasser, il cui programma socialista sottrasse ingenti risorse a quello che noi oggi definiamo il welfare per destinarle all'industria pesante, tanto che nel 1970 il PIL pro capite si era dimezzato rispetto a diciotto anni prima. Le riforme economiche di Sadat, volte ad invertire la tendenza, hanno invece addirittura peggiorato la situazione.


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di حكيم النور (sito) lunedì 14 marzo 2011 - 1 commento oknotizie
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