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Kurdistan iracheno | Chiusa l’associazione che assisteva le ex prigioniere yazide

Il 2 gennaio, con un provvedimento inspiegabile e che rischia di avere conseguenze assai gravi, le autorità della regione autonoma curda irachena hanno chiuso “Yazda”, l’organizzazione non governativa che dal 2014 forniva aiuto e cure mediche alle numerosissime donne, molte delle quali minorenni, liberate dopo che erano state rapite e ridotte in schiavitù sessuale dallo Stato islamico (qui un ottimo articolo per comprendere la situazione attuale).

Il direttore di “Yazda”, Murat Ismael, non si capacita. Secondo le autorità curde, l’organizzazione svolgerebbe non meglio precisate “attività politiche” illegali. Accuse infondate, che hanno dato luogo a una decisione “vergognosa”, come lo ha definito Nadia Murad, la premio Sakharov 2016.

Il risultato è che da quasi una settimana il personale di “Yazda” non può più accedere ai campi per sfollati del Kurdistan iracheno, che costituiscono l’attuale sistemazione per gli sfollati yazidi e di altre comunità vittime della pulizia etnica e religiosa dello Stato islamico del 2014.

Tra le varie Ong presenti nella zona, “Yazda” è l’unica composta da operatori e operatrici della comunità yazida, di cui per evidenti ragioni le sopravvissute allo stupro e alla schiavitù sessuale tendono a fidarsi maggiormente.

Recentemente, “Yazda” aveva annunciato l’avvio di un piano, sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, per aiutare almeno 3000 famiglie nella zona del Sinjar attraverso la fornitura di mezzi di sussistenza.

Questa, secondo fonti yazide, potrebbe essere la causa effettiva del provvedimento di chiusura di “Yazda”. Le autorità curde tendono a limitare o quanto meno a tenere sotto stretto controllo la distribuzione di aiuti nel SInjar per il timore che finiscano nelle mani del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) oltre confine.

Secondo recenti stime, circa 3500 yazidi restano prigionieri nelle mani dello Stato islamico.

Invece di ostacolare gli aiuti e l’assistenza psicofisica alle vittime, occorrerebbe raddoppiare gli sforzi per liberare questi ostaggi e, una volta rilasciati, garantire loro un ambiente sicuro e cure efficaci per poter ricominciare a vivere.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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