Ho seguito le tre puntate di Kalispera (Canale 5, Ore 21, venerdì 16, 23 e 30 dicembre), dal primo all'ultimo minuto, facendo una diretta Twitter a complemento del lavoro di ricerca per #OSSERVATORIOTIVVÙ.
Ritengo Kalispera un programma assai utile per comprendere le dinamiche dell'infotainment, ossia di quel formato televisivo che mescola sapientemente informazione (spesso soft news, cronaca nera, gossip e costume) e intrattenimento. Alla categoria dell'infotainment, genere che spopola in tutto il mondo ma che in Italia ha un valore relativo assai più significativo, determinato dalla coincidenza quasi perfetta tra potere politico e potere mediatico di Silvio Berlusconi appartengono format televisivi sia della Rai che di Mediaset, sia della tv generalista che di quella a pagamento. Ritengo Kalispera così utile perché è condotto da Alfonso Signorini, il più brillante (a mio avviso) collaboratore di Silvio Berlusconi, direttore di due settimanali di grandissimo successo (Chi e Sorrisi e Canzoni) e nodo cruciale della rete di potere politico/mediatico dello stesso Berlusconi.
La mia attenzione ai linguaggi della televisione è in realtà una modalità di studio delle dinamiche di socializzazione politica, di costruzione degli orientamenti elettorali e più in generale delle egemonie culturali, purtroppo scarsamente considerata dagli analisti politici e dai consulenti di comunicazione dei leader del centrosinistra. Cio è accaduto sia a causa di una valutazione strategica profonda rivelatasi fallimentare negli anni, che potrebbe essere sintetizzata in un assunto: "Berlusconi fa politica attraverso le televisioni e comunica in modo scientifico, per essere percepiti come differenti da lui non si deve parlare di tv e non si deve comunicare in modo altrettanto scientifico", sia per motivi prettamente culturali, riassumibili in un altro assunto, altrettanto fallace: "La televisione non porta cultura e non 'sposta voti'; i libri, i giornali, i dibattiti, sì".
L'infotainment, in Italia come negli Stati Uniti come in qualsiasi altro Paese, promuove un principio comunicativo semplice quanto potente: non esistono gerarchie.
Non esistono gerarchie tra tipologie di informazione: la politica va insieme alla cronaca, allo spettacolo e all'attualità. L'agenda setting classica di giornali e telegiornali viene sostituita da una sequenza non regolare di notizie. Questo rende omogeneo il valore delle notizie stesse e dunque l'importanza relativa che lo spettatore attribuisce agli argomenti.
Non esistono nemmeno le gerarchie tra i protagonisti di queti programmi. Tutti possono parlare di tutto: i politici parlano di costume, le star della televisione parlano di politica. Chi sa dividere il pubblico con tesi provocatorie o con un linguaggio fortemente polarizzante, di solito, è presente sempre e discute di qualsiasi argomento.
Per approfondire: Elena G. Polidori - "Berlusconi e la fabbrica del popolo" - Ed. (...)
03/01 11:18 -ho visto Kalispera ... solo perché nel "promo" si annunciava la presenza di Fiorello Fiorello (...)
02/01 15:24 - paolo federici