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 Home page > Tribuna Libera > Iolanda, otto mesi un crimine atroce

Iolanda, otto mesi un crimine atroce

Iolanda otto mesi è morta per mani assassine del padre, un ennesimo figlicidio.
 
Non sarebbero sufficienti pagine per analizzare un qualcosa che non è nuovo, un qualcosa che esiste ha aspetti definiti criminologici e si verifica anche se non nella stessa intensità dei femminicidi.
Un qualcosa che scuote quelle coscienze, ma senza più, in ogni caso, poter tornare indietro.
Il figlicidio sin dai Greci ha fatto parte talvolta di quella usanza deviata di trasformare la vita nella morte del proprio figlio, il sentirsi padrone di una vita che al contrario è interamente da tutelare e portare avanti, ovvero imporre nascita e morte per le stesse origini.
Parlare di genitori, usare la parola genitori nelle situazioni di figlicidi da a tanti come a chi scrive  un senso di non accettazione di tale significato, parimenti come parlare di madre e di padre solo perché hanno concepito una vita, ma non perché hanno fatto la madre o il padre.
La madre, il padre penso che debbano meritare di essere tali, e non solo per legge, non solo per DNA, meritare di essere genitore per diritto/dovere.
Ricordiamo figlicidi come quello di Cogne, come ricordiamo quello del povero Loris, fattori psicologici e/o psichiatrici sono sempre alla base di un gesto atroce verso chi rappresenta quella vita che continua una generazione. 
 
In tutti i casi quella relazione d'amore tra madre, ovvero padre, e figlio quando si analizza un figlicidio è sempre pervasa da quell'ambivalenza amore odio. Molte sono state quelle spiegazioni scientifiche per capire quei meandri oscuri che portano ad un gesto così folle come un figlicidio.
 
Si va dalla sindrome di Medea che uccise il figlio per vendetta e togliere al marito la porpria discendenza, a quella di Munchhausen nella quale la madre arreca danno fisico e finanche la morte per attirare quell'attenzione su di se ed in questo caso il figlio viene usato al fine di attirare quel desiderio inconscio, ancora cause di figlicidio comprendono quei disturbi di personalità border line come la schizofrenia o quella depressione latente che scatena quell'aggressività che si ripercuote quando esplode sul figlio.
 
Resta ferma quella convinzione che chi compie un tale gesto e non sia sotto l'effetto di nessuna sostanza stupefacente sia dissociato da una realtà di normalità spesso mostrata.
Tornando a Iolanda la povera bimba da quel sorriso dolce e con quegli occhi aqzzurri l'unica cosa che possiamo augurare e che la sua nuova vita è certamente migliore di quella terrena .
 

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