Il titolo è decisamente impegnativo, scatena aspettative che è impossibile mantenere per questo testo quanto in assoluto.
La suddivisione in capitoli per macro-tematiche è probabilmente troppo semplicistico come approccio, sebbene funzionale e veloce per chi consulta e legge.
Infine l’oggetto-libro è scoraggiante, nell’era del marketing è impossibile non notarlo con un primo colpo d’occhio.
Ciò nonostante è un piccolo testo interessante.
Innanzi tutto per gli autori. Carlo Flamigni, professore di ostetricia e ginecologia e Margherita Granbassi, campionessa di scherma che aspira al mestiere giornalistico. Dalla breve biografia pare inevitabile associare ai due autori immaginari di opinioni e approcci che, in questo testo, non trovano sempre conferme. Il professor Flamigni è preciso, tecnico e aggiornato sulle realtà mediche anche non italiane, ma – allo stesso tempo – è un pensatore libero, laico, che non si nega soggettivismi, opinioni personali quanto domande senza risposte. Margherita Granbassi argomenta con semplicità, carisma e passione, non si cuce addosso etichette ‘altisonanti’ ma espone idee, opinioni e considerazioni con la chiarezza della trasparenza. Due approcci interessanti, insomma, che affrontano questioni comuni senza poggiarsi su retoriche preconfezionate o galleggiamenti di comodo.
Sostanzialmente, più che una ‘guida’, questo libro è una raccolta di ‘sfere riflessive’, in ogni sfera si trovano alcuni spunti suddivisi per argomento, macro-categorie per l’appunto. Il formato e la lunghezza del libro, d’altra parte, anticipano l’effettiva natura del testo che già nell’introduzione di Remo Bassetti non si impone etichette, tanto meno presunzioni assolutistiche.
Molto c’è da scavare, ancora, oltre.
Molto resta da affrontare.
Molto ancora si rifiuta.
Eppure “il corpo, inevitabilmente intrecciato col privato, è per la donna una forma di linguaggio sociale” scrive Bassetti. E i linguaggi, si sa, sono mutevoli, deformati dal mittente quanto dal ricevente, subiscono interpretazioni, rischiano di finire piegati dai voleri e i bisogni. Non sono scientifici, insomma.
A parte alcuni elementi che avrebbero potuto essere gestiti diversamente, nell’oggetto-libro quanto nella presentazione dei contenuti, è un testo che si legge con scorrevolezza, offre spunti di riflessione, vira tra tematiche dolorose e più frivole, non scivola nelle banalità piuttosto scarica alcune fibrillazioni. La suddivisione dei capitoli permette letture non consequenziali, le due voci degli autori sono distinguibili e forti, non scatenano lagnanze e non si negano esperienze personali e ragionamenti poggiati sull’esperienza, il vissuto.