Lavoratori pubblici della Cgil sabato prossimo in piazza per una giornata dell'“orgoglio” e contro una manovra economica che rivela “l'accanimento con cui il governo guarda a tutto quello che è pubblico, sopratutto verso il pubblico impiego”. Sono Rossana Dettori, Funzione pubblica, Domenico Pantaleo, Federazione lavorazioni della conoscenza, e Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, a sintetizzare così la manifestazione prevista per l'8 ottobre a Roma contro una manovra “iniqua, sbagliata, ingiusta e depressiva” e che sarà conclusa dal leader della confederazione di Corso Italia, Susanna Camusso.
Conti alla mano, il sindacato torna dunque a denunciare il taglio in busta paga conseguente ai provvedimenti dell'esecutivo. La perdita di reddito strutturale annuale a regime per il blocco della contrattazione in vigore dal 2010 al 2014 è, per i ministeriali, pari a 207,12 euro al mese che, su un anno, incide per complessivi 2.692 euro. Una cifra che, sommata alla prevista riduzione di 540 euro del salario accessorio, porta il taglio salariale complessivo annuo a 10.604 euro. Non meglio vanno i lavoratori delle agenzie fiscali, degli enti pubblici non economici, quelli delle Regioni e del Servizio Sanitario Nazionale che denunciano, questi ultimi, una perdita mensile di 226 euro, oltre 8.000 l'anno. Stessa situazione nel settore della conoscenza: un docente di scuola media, calcola ancora la Cgil, con oltre 20 anni di servizio perderà tra il 2010 ed il 2014 circa 9.000 euro mentre un assistente amministrativo, con la stessa anzianità e nello stesso quadriennio, ne perderà 5.000. I docenti universitari, invece, perderanno in 4 anni oltre 14.000 euro mentre a causa del blocco dei contratti i docenti di accademie e conservatori ne perderanno oltre 8.000. I ricercatori, “proprio quelli dello sciagurato tunnel”, ironizzano in Cgil, dovranno rinunciare a quasi 14.000 euro.
L'elenco dei tagli d'altra parte è lungo; dal salario accessorio per cui mediamente, e a seconda dei vari comparti, la perdita salariale oscilla dai 450 ai 650 euro per ogni anno, ai trattamenti economici complessivi individuali bloccati, fino al 2014, al valore 2010; dallo stop alle progressioni economiche e di carriera fino al 2014 al contributo di solidarietà; dallo slittamento nell'erogazione del trattamento di fine servizio all'intervento sulle pensioni fino a quello sulla mobilità che prevede come i trasferimenti territoriali siano decisi unilateralmente dal dirigente, senza contrattazione. Ma quello del pubblico impiego è anche e soprattutto un mondo che gira intorno al precariato. “Senza precari ormai non si riesce più a garantire i servizio pubblico”, prosegue Pantaleo, mentre Dettori ricorda come “nelle ultime due manovre è stato tagliato il 53% dei finanziamenti verso gli enti locali, le Regioni e la sanita”.