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Il sottosegretario ai dazi selettivi ed il mecenatismo del fancazzismo

Sul Solei trovate un’intervista al sottosegretario al Mise, Michele Geraci, in cui viene meglio precisata (si fa per dire) la tesi che Luigi Di Maio da qualche tempo reitera: e cioè che, sui dazi, alla fine qualcosa si potrebbe anche fare e portare a casa un miglioramento delle nostre condizioni. E bisogna confessare che Geraci mantiene le promesse, nel senso che è perfettamente omogeneo con le meravigliose idee di questa maggioranza.

Il punto centrale del ragionamento di Geraci è quello della promozione del Made in Italy, perché qualcuno o qualcosa ha convinto questa gente che i dazi servano a spingere il nostro export. Ecco qui, grassetti miei:

«È molto semplice. Il mio primo atto sarà fare elaborare uno studio di impatto su base produttiva e territoriale dei settori del made in Italy. Valutati i numeri, potremmo lasciare tutto così com’è o potremmo andare a Bruxelles a battere i pugni con la Ue per chiedere ad esempio di proteggere determinati settori che soffrono di più per occupazione e competitività. Magari in alcune aree specifiche, il Nord-Est o il Sud, una regione piuttosto che un’altra, magari per un tempo limitato. Ad esempio un anno. Faremo un’analisi costi-benefici anche per capire se in alcuni casi una parziale perdita di Pil può essere compensata in termini di maggiore equità e posti di lavoro»

La prima regola di vita, per quanto mi riguarda, è quella che mi impedisce di prendere sul serio chiunque inizi un’argomentazione con l’espressione “è molto semplice”. Perché nel mondo contemporaneo di “semplice” c’è una beneamata cippa, a dirla con un tecnicismo, e perché questo è l’incipit di elezione dei populisti di ogni latitudine. Quindi chi usa questa espressione fa opera di autosegnalamento.

A parte queste notazioni antropologiche, per stare sull’argomento, l’ideona di Geraci è la seguente: verifichiamo se ci sono settori esportatori italiani che perdono occupazione (il che potrebbe avvenire anche per evoluzione tecnologica, ma sono dettagli), o “competitività” (famoso termine passepartout); se sì, andiamo a “battere i pugni” a Bruxelles per avere dazi europei imposti in nome e per conto della Sovrana Italia in giro per il mondo.

Pensate che dinamica affascinante: oggi l’Italia chiede “dazi selettivi” (altra espressione incomprensibile), magari perché ha settori esportatori declinanti; domani arriva la Spagna a chiedere lo stesso per altri suoi settori; dopodomani la Germania, e così via. In pratica, la Ue passerebbe il tempo a raccogliere le doglianze dei propri membri, che lascerebbero il povero tavolo pieno di ammaccature da pugni, e poi a sparare “dazi tattici” qui e là, come nei giochi di guerra con proiettili di vernice.

Sublime è poi il criterio usato per la cosiddetta analisi “costi-benefici”: se un calo del Pil (da ritorsioni protezionistiche contro di noi per mano dei paesi a cui abbiamo imposto dazi) è più che compensato da “maggiore equità e posti di lavoro”. Quindi: meno Pil ma più occupazione! Anche qui, urge segnalare l’ardita costruzione teorica al comitato che assegna il Nobel per l’Economia. E comunque i dazi sono “a tempo”, sia chiaro. Il tempo di dare effimero ossigeno a qualche azienda e settore declinante nella divisione internazionale del lavoro facendone al contempo azzoppare altri che stanno crescendo ed ammazzarne in culla altri ancora. Molto semplice, non riuscite a vederlo? Sono “dazi tattici”, con un filo di nerofumo sulla faccia. Vamosa promuovere il Made in Italy!

Bisogna sapere che Geraci è quel signore che mesi addietro meritò la pubblicazione di un suo postsul blog di Beppe Grillo. In esso, lo studioso italiano teorizzava il reddito di cittadinanza come strumento per far nascere e crescere i nostri nuovi MichelangeloRaffaelloLeonardo e così via. Liberati dalla schiavitù del bisogno, i nostri concittadini potrebbero creare i nuovi immortali capolavori di arte e cultura patrimonio dell’umanità e del reddito della Penisola per i secoli a venire. Inutile perdere tempo con gli ingegneri e col sapere tecnico, argomentava Geraci, perché tanto la Cina ha le economie di scala, quindi meglio arrendersi, signora mia.

Di fronte ad una simile analisi del sistema del commercio internazionale, si resta ammirati ed afasici, in effetti. Serve quindi riorientare il nostro modello di sviluppo verso “competenze sostenibili”, che non sono quelle materiali e tecniche ma quelle immateriali ed “umanistiche”. Serve, in altri termini, evitare che i giovani “vadano a studiare ingegneria e finanza”, come scrisse Geraci nel suo seminale post.

Il reddito di cittadinanza è quindi esattamente ciò che fa al caso nostro: una sorta di erogazione munifica di Stato, come quelle di papi, re e principi che ci regalarono i grandi artisti che hanno contribuito alla edificazione del patrimonio artistico-culturale nazionale che ancora oggi infligge allo Straniero la sindrome di Stendhal e che ci rende competitivi benché stiamo sbaraccando i settori inutili:

«Anche durante una riunione di lavoro dove si trattano apparecchi della meccanica, non appena si mostra un video della Cappella Sistina, del gol di Baggio con la Cecoslovacchia, Pavarotti a Verona e vista aerea di Matera, la controparte barcolla e firma contratti col sorriso in bocca»

Ottimo. Mi sfugge però che “apparecchi della meccanica” venderemo, se stiamo disinvestendo da questi settori dove secondo Geraci non abbiamo modo di reggere il vantaggio competitivo cinese. O forse Geraci immagina aziende cinesi che rilevano quelle italiane, anche dietro la sua prestigiosa advisory, magari partendo da Alitalia, che poi è la nostra Monna Lisa con le ali?

Il reddito di cittadinanza, si diceva, come forma di mecenatismo di stato, il seedingper i nostri potenziali geni,

«[…] non deve essere visto come un bonus per i fannulloni, ma un metodo per continuare lungo la tradizione delle arti liberali, un investimento che lo stato può fare per cercare di far emergere cento mille nuovi Michelangelo dalla Cappella Sistina commissionata da Giulio II»

Perché dobbiamo

«[…] cercare di trasformare un fannullone di oggi in un potenziale talento. Talento che è imprigionato nei fannulloni, costretti al bighellonaggio per la mancanza di speranza. Naturalmente non si può sapere a priori chi, tra i giovani di oggi, sarà quell’uno su mille che avrà successo e chi cadrà nel dimenticatoio. È quindi, per questo che il reddito di cittadinanza va visto come una ricompensa ex-ante per quei 999 che non avranno mai un successo economico ma che il loro input, anche indiretto, servirà a quell’uno su mille che poi ce l’ha fatta. Senza i 999, nemmeno quell’uno ci sarebbe, ed allora bisogna forzare il sistema affinché questi 999 non scompaiano dietro formule di economia»

Un impegno concreto, più fancazzismo per tutti. Solo così potremo scoprire il Michelangelo che si annida tra i nostri indivanati e tra chi si esibisce nello struscio sulla piazza del paese.

 

Come si concilia, allora, il Geraci grillesco di questo scritto con il Geraci sottosegretario che invoca dazi selettivi per difendere il Made in Italy, far calare il Pil ma accrescere l’occupazione? Anche perché il Nostro aveva le idee molto chiare, sul protezionismo, selettivo e no:

«Come competere, quindi? È chiaro che i dazi e le misure protezionistiche sono soltanto temporanee perché in nessun modo possono arginare questo tsunami che dall’oriente si abbatterà sui nostri mercati»

Beh, ma se le cose stanno in questi termini, direi che i gemelli Geraci prendono un abbaglio: inutili dazi selettivi a favore di settori esportatori italiani che stanno ineluttabilmente perdendo competitività ed occupazione: basta l’hashtag #hastatolacina, con le sue economie di scala. Ma forse Geraci identifica come Made in Italy solo l’agroalimentare, chi può dirlo.

Quanto alle catene di fornitura, che alimentano la nostra manifattura, arrendetevi! La Cina ha già vinto. Oppure, ripeto, vendete le vostre aziende ai cinesi ed ai loro stupidi ingegneri, mentre voi dipingete o intagliate un fallo gigante sulla porta del vostro vicino, sussidiati dal reddito di cittadinanza: anche così si scovano i nuovi Michelangelo, del resto.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.98) 14 luglio 11:20

    Il sottosegretario ha perfettamente ragione sul Reddito di Cittadinanza alla scoperta dell’italico genio. 

    Personalmente coltivo l’hobby di forgiare il rame: grazie al Governo del Cambiamento potreste avere un nuovo Benvenuto Cellini. 

    Anche il "divanismo", però, mi attira parecchio.

    Sono in trepidante attesa che si realizzi ma proseguo con la mia professione e rilevo un ulteriore piccolo particolare:
    ....."Magari in alcune aree specifiche, il Nord-Est o il Sud, una regione piuttosto che un’altra, magari per un tempo limitato......" dice il Geraci giallo-verde, 

    è semplice, ma gli consiglierei una telefonata all’Agenzia delle Dogane per organizzarsi. Non serve battere i pugni alla UE, basta istituire "DAZI INTERNI": la merce Cinese importata da un’azienda lombarda, verrà sottoposta a ulteriore dazio qualora venga venduta in Veneto mentre non subirà ulteriori aggravi se venduta in Trentino o in Friuli o in Emilia Romagna. 
    Ammetto che sarebbe più difficile sottoporre a dazio merce cinese importata in Germania e rivenduta in Veneto (che oggi non subisce gravami di sorta, vedi Sistema Intrastat).
     
    Oddio, al massimo vedremo nascere il "contrabbando interno", il Ministro dell’Interno interverrà da par suo. 

    Eppure io sono convintissimo che queste sparate "fanno voti", sono talmente semplici e chiare; se non sono state realizzate prima è colpa di qualcuno.......!

    Poiché non verranno realizzate mai, ecco i poteri forti, la massoneria, Bildenberg, le scie chimiche, le plutocrazie, l’opposizione, "con ulteriore incremento di voti". 

    Andiamo avanti.....!

    Un Saluto, La leggo sempre volentieri.
    Es.





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