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Il “segreto” Davide Cervia nasconde un traffico di tecnici militari italiani?

Sappiamo che l'Italia produce e vende armi. Quello che non sappiamo è che insieme alle armi vendiamo o "noleggiamo" anche i tecnici abilitati al loro uso. Uno di questi è Davide Cervia, rapito a Velletri il 12 settembre 1990. Da sei anni è congedato dalla Marina Militare, ma per molti è ancora il massimo esperto europeo in guerra elettronica. Da oltre venti anni lo Stato italiano continua a negare una verità accertata nelle sue linee generali ma di cui non conosciamo ancora i dettagli. La domanda da porsi è una sola: quali segreti nasconde lo Stato italiano dietro il rapimento del sergente della Marina Militare Davide Cervia?

Al momento della scomparsa, quel 12 settembre, il trentenne Davide sta organizzando il suo anniversario di matrimonio (18 settembre) e sta lavorando all'allacciamento del contatore Enel a casa sua, in via Colle dei Marmi a Velletri, dove insieme alla moglie Marisa e ai figli – Davide ed Erika – si è trasferito nel 1987, accettando un lavoro da tecnico elettronico alla Enertecnel Sud, che produce componenti elettrici. È descritto come una persona metodica, abitudinaria, precisa. Niente indica che quel giorno abbia deciso di allontanarsi volontariamente dalla sua famiglia, per la quale nel 1984 lascia la Marina militare.

Esce dal suo posto di lavoro alle 17 per fare ritorno a casa, quel 12 settembre 1990. Ma oltre alla famiglia ad attenderlo ci sono anche altre persone: almeno quattro-cinque uomini, di cui uno biondo con i capelli lunghi, lo aspettano a bordo di una Volkswagen Golf verde, stesso modello dell'auto di Davide, ritrovata solo sei mesi dopo in via Marsala a Roma, sede degli uffici delle Ferrovie dello Stato in cui lavora il suocero di Cervia. Gli artificeri ne distruggono la parte posteriore per scongiurare l'ipotesi di ordigni esplosivi, mentre i Vigili del Fuoco, pulendola prima dell'arrivo della Polizia Scientifica, cancellano ogni possibile traccia - impronte e dna - dei rapitori. Dove è stata l'auto – guidata dall'anonimo biondo – dato che nessuno, in quei mesi, la nota?

Ipotesi per una dinamica di rapimento

La dinamica deve essere più o meno questa: uno degli uomini avvicina Cervia con un espediente qualsiasi, quando è quasi arrivato a casa. Non lo privano dei sensi, tanto che il sergente riesce a chiedere aiuto a Mario Cavagnero, suo vicino di casa, oggi deceduto. Per lo Stato italiano, al contrario, lo sta solo salutando.
Cervia sale sul sedile posteriore della Golf verde, nascosto dagli avambracci dei due uomini che gli siedono ai lati. Entrambe le Golf sfrecciano veloci, tanto che l'autista del bus Acotal che se le trova di fronte all'incrocio tra via Appia e via Colle dei Marmi, lunto la Torvaianica-Velletri, sarà costretto ad una brusca frenata per evitare l'impatto. Sia Cavagnero che l'autista verranno chiamati a testimoniare, ma lo Stato italiano continuerà a seguire la sua narrazione di allontanamento volontario, sempre più smentita dai fatti.
Secondo una terza persona che ha visto le due auto, la Golf verde non ha tagliando di assicurazione: per molti un dettaglio troppo preciso per essere notato da una persona qualunque. Intanto, una telefonata alla trasmissione “Chi l'ha visto?” di RaiTre racconta di uno strano via vai di macchine della Polizia intorno a casa Cervia nei giorni precedenti il rapimento, giustificato con un «censimento dei vigneti della zona commissionato dal ministero dell'Agricoltura».

Ci vorranno nove anni e una sentenza di archiviazione della Corte d'Appello di Roma per sancire, in maniera incontrovertibile, che quello di Davide Cervia è un sequestro di persona «ad opera di ignoti». È così che decade ufficialmente la pista dell'allontanamento volontario. Almeno per familiari e giudici. Per Nino Marazzita, uno degli avvocati della famiglia

le prime indagini sulla sparizione di Davide Cervia sono indagini finalizzate a non cercare la verità, a nascondere la verità

Dopo la denuncia di scomparsa (13 settembre) i carabinieri smarriscono la foto del sergente e comunicano la targa della sua auto solo quattro giorni dopo. Imperizia o esecuzione di un ordine? Ad oggi non è possibile rispondere a questa domanda.
Scartato anche per sentenza l'allontanamento volontario, rimane aperta una ulteriore domanda: cosa ha di tanto speciale Davide Cervia da giustificare una operazione (non l'unica) di “extraordinary rendition” sul suolo italiano?

Vita segreta di un futuro tecnico elettronico

Finché Davide non diventa “il caso Davide Cervia” neanche i suoi familiari sanno che il suo nome compare nei documenti dei servizi segreti della Marina Militare (noti come Sios Marina) per incarichi di massima segretezza come tecnico esperto in guerra elettronica, una specializzazione molto rara ancora oggi: al 2014 meno di cento persone in tutto il mondo sono addestrati a fare quello che negli anni '80 sa fare Cervia, tanto che un ex compagno di Davide Cervia al corso biennale da tecnico elettronico frequentato presso la Scuola della Marina di Taranto parla di offerte fino a 10.000 dollari al mese per andare a lavorare in Medio Oriente. Cosa significa essere esperti in guerra elettronica?

In Italia, in quegli anni '80-'90, significa saper programmare e usare il sistema Teseo-Otomat, missili anti-navali a corto raggio sviluppati fin dal 1967 dal consorzio italo-francese Oto Melara-Matra, mentre la testata di guida è prodotta dalla Sma di Firenze.
Non è un caso che proprio quest'ultima, insieme agli stabilimenti Oto Melara di La Spezia – e alla Selenia che produce un sistema radar di scoperta aeronavale a medio raggio – siano le aziende in cui Cervia ottiene specializzazioni in:

  • ECM: contromisure elettroniche con disturbo emissioni radio altrui
  • ESM: ricerca segnali di comunicazione radar
  • ECCM: disattivazione del disturbo nemico

Teseo-Otomat la chiave dell'extraordinary rendition di Cervia?

Sono strumenti particolari questi missili: una tecnologia d'avanguardia prodotta in mille esemplari per la Marina militare italiana e per l'export – dove sappiamo verranno venduti anche a Paesi sotto embargo come Libia e Iraq – per il loro utilizzo è necessaria una particolare autorizzazione di segretezza Nato (“Nos” Nato).
Per usare questi missili l'Italia si dota di apposite fregate – le “Lupo”, prodotte da Fincantieri – da cui deriva la classe “Maestrale” su cui proprio Cervia è chiamato ad installarli.

La prima Guerra del Golfo (agosto 1990-febbraio 1991) è il primo scenario bellico in cui il Teseo-Otomat viene usato. Quando scoppia la guerra tra Iraq e Kuwait Cervia è già tornato alla vita civile e con quei missili probabilmente non ha più alcun contatto, tanto che la sua autorizzazione di segretezza Nato è scaduta già dal 1986.

Non è vero niente: secondo il Sios e il Sisde – il servizio segreto civile – Davide Cervia fa sì parte della Marina Militare, ma non ha specializzazioni così delicate, pericolose e ricercate. Per i nostri servizi segreti è un semplice elettricista.
Decade, così, l'intera ricostruzione: nessun governo realizzerebbe una missione in territorio estero per rapire un tecnico senza alcuna competenza particolare.
Ma allora perché vengono prodotti ben cinque fogli matricolari diversi? Perché se il tecnico non ha alcuna competenza particolare, dunque, la Marina Militare consegna alla famiglia ben tre “curriculum” completamente falsi? È ipotizzabile che almeno due fogli siano parzialmente veri: uno con l'attività e le competenze da sottufficiale della Marina, l'altro con attività e competenze da tenere segrete. Un sistema che in quegli anni viene ad esempio usato per gli agenti dell'organizzazione Gladio.

Un rapporto classificato "Riservatissmo" del Sismi (il servizio segreto militare) sostiene che Davide Cervia sarebbe stato rapito da un commando inviato da Libia, Iraq, Iran o Israele, con la complicità dell'Italia. Il motivo? Il Paese rapitore necessita delle sue competenze perché incapace di usare il sistema Teseo-Otomat, forse perché acquistato illegalmente. Il colpevole è dunque da cercare tra i Paesi acquirenti di tale sistema. Ulteriore restrizione: non essendo mai stato impiegato prima della Guerra del Golfo, il Paese più interessato alle competenze di Cervia non può che essere uno dei Paesi coinvolti nel conflitto.

L'Italia traffica(va) esperti di tecnologie militari?

Per quanto poco raccontato, è accertato che insieme alle armi vengano ceduti – spesso “a noleggio” – anche i tecnici necessari a farle funzionare, o per addestrare in loco i futuri tecnici militari. Oltre all'Iraq e alla guerra del Golfo, forte è anche la pista che porta alla Libia di Mu'ammar Gheddafi, che negli anni '80, pur sotto embargo, invia a Genova tre navi militari per dotarle proprio delle tecnologie di cui Davide Cervia è esperto. La Libia è una delle tre ipotesi del rapporto Sismi, e in Libia Cervia pare essere avvistato nel 1994, a bordo di un camion nella zona desertica tra Socna e Sebha. No, Davide Cervia è morto sotto i bombardamenti a Baghdad, oppure si trova costretto in una base segreta del regime di Saddam Hussein. Altre “segnalazioni” dicono che Davide Cervia è stato rapito da membri dell'organizzazione terroristica palestinese “Abu Nidal”, nome legato alle stragi di Fiumicino (1973; 1985) e parte di quel “Fronte del Rifiuto” palestinese protetto in quegli anni proprio da Paesi come Iraq e Libia. Insomma: anche Davide Cervia è, seppur indirettamente, vittima del “Lodo Moro?

Per approfondire:

Monsieur Cervià

Gianluca Cicinelli, giornalista che nel 1994 scrive sul rapimento “Un mistero di Stato” con Laura Rosati[1] trova un'altra pista, forse non slegata da quella che porta a Baghdad o a Tripoli: un biglietto aereo Parigi-Il Cairo della AirFrance datato 14 gennaio 1991 e acquistato – a nome Davide Cervia – presso un'agenzia viaggi utilizzata dal ministero degli Affari Esteri francese. È una pista concreta o un messaggio, non troppo velato, per qualcuno? E in quest'ultimo caso: chi ne è il destinatario?

I servizi di sicurezza francesi dicono che quell'uomo – con lo stesso nome del sottufficiale italiano scomparso da un anno e in viaggio con un'altra persona, mai identificata – è in realtà un militare proveniente dalla Corsica. Semplice omonimia, dicono i francesi che in un secondo momento cambiano versione: il militare corso diventa una donna francese, mademoiselle Cervià, e nessuno indaga più.
Eppure è forte la pista che vuole l'esecuzione del rapimento proprio da parte della Francia . È “fuoco amico”, come titola il documentario del 2014 scritto e diretto da Francesco Del Grosso. Seguendo la pista francese, mandante del rapimento sarebbe l'Arabia Saudita, a cui l'Italia vende uno dei sistemi Teseo-Otomat, preoccupata che l'invasione del Kuwait possa portare l'Iraq troppo vicino al campo petrolifero di Hana.

Chi ha rapito Davide Cervia?

Arabia Saudita? Iraq? Libia? Dov'è Davide Cervia? Nessuno, a quasi vent'anni dal suo rapimento, è in grado di dirlo. L'unico punto certo è che il suo allontanamento sia un sequestro di persona, come scrive la Procura di Roma nel 2000, imputando l'azione a «ignoti». Ignoti che in realtà nessuno, tranne i familiari e pochi giornalisti, ha mai davvero voluto (o potuto?) cercare: per otto anni la Procura di Velletri non può indagare per carenza di organico, come evidenzia Erika Cervia, figlia del sottufficiale, mentre si è già detto dello smarrimento della foto dell'uomo e del ritardo di ben quattro giorni nella comunicazione della targa della Golf bianca da parte dei Carabinieri.

Trovare Davide Cervia dovrebbe essere, per l'Italia, non solo un obbligo di difesa di un proprio cittadino, ma anche una necessità strategica dal punto di vista militare: perché privarsi di una evidente risorsa strategica, considerata la migliore nel suo campo in tutto il continente europeo?

 

Sappiamo che dagli anni '70 l'Italia è stata ed è teatro di operazioni di “extraordinary rendition” (Abu Omar; Alma Shalabayeva) e di omicidi di dissidenti politici stranieri – Israele e Libia ieri, Corea del Nord e Sudan oggi – nel più completo silenzio politico e mediatico, con i servizi segreti di questi Paesi che hanno potuto agire, e possono agire, in totale impunità e silenzio, soprattutto mediatico.
È per questo che le dichiarazioni di Cavagnero, il vicino di casa dei Cervia, sono fermate dagli alti dirigenti di Sismi e Marina Militare? Questo spiegherebbe gli errori dei Carabinieri nelle indagini – con lo smarrimento della foto e la segnalazione della targa ritardata di quattro giorni? È sempre questo che porta alle denunce per i giornalisti e alle minacce e all'attentato, non riuscito, ai familiari di Davide Cervia il 16 ottobre 2012?

Domande irrisolte per una ipotesi di Verità

Ancora: in quel 1990 gli alti vertici delle istituzioni italiane sono o meno a conoscenza del rapimento? Se sì cosa porta alla vendita ad un Paese straniero di un tecnico considerato il migliore nel suo ruolo? Se no qual è, in quel 1990 come oggi, il livello di sicurezza degli itailani? È ancora il tradimento del patto firmato da Aldo Moro con una parte del mondo arabo a rendere impossibile l'intervento delle istituzioni?

Ad oggi ci sono solo due risposte certe, nel rapimento di Davide Cervia: che il suo è un caso di sequestro di persona e che, il 23 gennaio 2018, il ministero della Difesa viene condannato per comportamenti omissivi che ledono il “Diritto alla Verità” sancito dalla sentenza della Corte di Cassazione sulla strage di Ustica (n. 23933/2013; link in .pdf). Nonostante questo l'Avvocatura di Stato continua a sostenere la tesi dell'allontanamento volontario.
Dov'è, infine, quella Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Davide Cervia promessa dalla ministra della Difesa Trenta?

Ma al di là della Verità sul rapimento del sottufficiale, avvenuto a Velletri il 12 settembre 1990, si apre un'altra domanda a cui bisogna dare risposta: quanti altri tecnici specializzati sono stati venduti, ceduti, prestati dall'Italia a Paesi stranieri? A quali Paesi? E infine: cosa ci ha guadagnato, davvero, l'Italia da tutto questo?

Note

  1. Oltre al libro di Cicinelli e Rosati, sul rapimento di Davide Cervia è stato scritto anche “A.A.A. Vendesi esperto di guerre elettroniche”, di Valentino Maimone scritto nel 2008 per le edizioni Selene;
  2. Fuoco Amico” è il titolo di un film documentario sulla storia di Davide Cervia realizzato nel 2014 da Francesco Del Grosso;
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