Giorno dopo giorno mi rendo conto che nella maggioranza delle interazioni sociali, nei rapporti tra le persone manca qualcosa che permette di porre le basi per costruire cose nuove e migliore. Ciò che vedo è una polarizzazione dei comportamenti ed degli atteggiamenti verso la vita attorno a due punti estremi che sono la sterilità/inerzia/passività, da una parte, e la prevaricazione/l’arroganza/la presunzione, dall’altra...
Costantemente vedo che i rapporti sociali si connotano ruotando ad uno dei due poli appena citati e senza che alcun individuo si impegni per rendersi consapevole di ciò. Ecco, questa polarizzazione si inserisce a sua volta all’interno di una sterilità dell’animo, di un’inerzia nel modo di condurre la propria vita, di un modus vivendi cibernetico. Sembriamo dei robot!
Mi sembra di iniziare sempre da capo ogni volta che mi relaziono ad una persona, ogni volta mi sembra che bisogna partire dalla A,B,C, dell’educazione con le persone. Ogni volta svilisco me stesso perchè è necessario uscire i denti per poter ottenere il rispetto dall’altro, ma a me questo non piace affatto; ogni volta è necesario polemizzare e discutere in modo acceso per poter ottenere la lealtà e l’attenzione, cioè per poter ottenere alcune componenti necessarie di un rapporto che sono precondizione di ciò per cui il rapporto nasce, quindi, in vista di un fine, che può essere la semplice condivisione di un momento di piacere con un amico o un colloquio di lavoro o qualsivoglia tipo di rapporto sociale.
Dov’è il rispetto? Ne vedo davvero poco, pochissimo!
Il Professor Bauman nella sua opera "Dentro la globalizzazione", citando anche altri autori come Lazarsfeld, Levi-Strauss e tanti altri grandi pensatori, mostra che viviamo in un mondo "malato" per quanto riguarda le relazioni sociali, la costruzione di affettività ed attaccamento, di amor patrio, per quanto riguarda tutto ciò che crei una relazione stabile e vicolante con le persone e la terra natale. Viviamo di relazioni nevrotiche, in cui non cerchiamo il compromesso con l’altro a costo di starci con l’altro, ma manteniamo sempre un piede dentro la relazione ed uno fuori, in modo tale che possiamo deresponsabilizzarci della relazione stessa quando vogliamo, "scappando" in un’altra relazione, in un altro contesto, in un’altra realtà. Viviamo come ignavi senza infamia e senza lode, evitando responsabilità sociali, riducendo noi stessi a mascherarci dietro piccolezze connotate da grettezza e superficialità.
Siamo figli del post-materialismo e siamo diventati più materialisti di Marx, vogliamo vantarci di essere più colti e più acculturati, ma dimostriamo di sapere a memoria come robot migliaia di cose senza dimostrare intelligenza pratica ed emotiva, aspiriamo a mille cose e non sappiamo come comportarci con l’Altro che bussa a casa o che vuole confrontarsi con noi, parliamo e parliamo, ma quali fatti? Siamo punto e da capo.
Aveva ragione Machiavelli, aveva ragione Vico.