Ci sono più analogie di quanto si possa credere tra i due dittatori
Può sembrare un controsenso, ma per tutta la vita l'uomo che portò il nostro Paese all'apice della sua potenza per poi precipitarlo nel più profondo baratro della Storia (e non solo) inseguì il modello di colui che, malgrado tutto, considerò sempre il suo nemico storico.
Come spiega il titolo, il vero modello di Mussolini non fu, come si potrebbe credere, Hitler, bensì Stalin, cui riuscì quello in cui fallì, invece, il dittatore romagnolo.
Andiamo con ordine. Entrambi gli statisti venivano, più o meno, dalla medesima esperienza, quella anarco-socialista (a dire il vero Mussolini non fu mai anarchico, ma nonostante tutto le due scuole di pensiero presentano numerose affinità), con fortissime tendenze rivoluzionarie ed eversive; l'unica differenza è che il georgiano trascorse parte della sua vita in un Paese ancora sostanzialmente monarchico-feudale, mentre il forlivese visse in uno che stava gradualmente trasformandosi da agricolo in industriale.
Sta di fatto che alla vigilia dell'intervento Mussolini non tardò a rendersi conto che proprio a fronte dei mutamenti in atto il sistema liberale era ormai totalmente irriformabile, per cui poveva solo essere abbattuto, ma dal Partito socialista si opposero rompendo con lui ed innescando quel processo che portò all'ascesa della peggiore dittatura che la nostra Storia ricordi.
Qualcosa del genere avvenne anche in Russia dopo la Guerra Russo-Giapponese (1904-5). In tali circostanze il Partito Operaio Socialdemocratico Russo decise di mutare la propria strategia, miranto all'abbattimento del potere zarista e sostituendolo con una democrazia popolare rappresentativa e partecipativa.
In Patria tale corrente non ottenne immediato successo, ma a differenza di quanto accadde da noi i bolscevichi (ru: bolšentsvo = maggioranza) guidati da Vladimir Il'ič Uljanov, detto Lenin, riuscirono infine a prevalere soprattutto dopo che agli iniziali successi seguirono le ripetute sconfitte dell'esercito imperiale ad opera dei tedeschi guidati dal feldmaresciallo Hindenburg, che infine dapprima all'abdicazione di Nicola II Romanov e poi alla caduta del Governo Provvisorio guidato dapprima dal principe L'vov e poi da Aleksandr Kerenskij.
Il piano di Lenin rischiò di fallire quando i bolscevichi tentarono la sollevazione in concomitanza con quello che sino allora era il "mese sacro delle rivoluzioni" (l'indipendenza statunitense era stata proclamata il 4 Luglio 1776, la Presa della Bastiglia avvenne il 14 Luglio 1789), ma i temi non erano maturi e lo stesso Lenin dovette rifugiarsi per qualche tempo in Finlandia; il sollievo di Kerenskij durò poco perché la situazione militare e politica era ormai insostenibile, per cui, approfittando di una sua visita al fronte, i bolscevichi rovesciarono il Governo con la cosiddetta "Rivoluzione d'Ottobre" (avvenuta in realtà il 7 Novembre 1917), causandone la fuga e la morte in esilio.