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Il debito di cittadinanza

Sono molti gli italiani che avevano fatto il conto senza l’oste, anzi: senza Di Maio. Che a sparar promesse è assai bravo, ma in quanto a realizzarle… il reddito di cittadinanza aveva infuocato gli animi di molti, che già si vedevano in panciolle a campare grazie a un sussidio statale, senza nulla dovere in cambio, per il solo fatto di essere, o di apparire in certi casi, povero in canna, senza il becco di un quattrino, senza lavoro e senza nemmeno avere in animo di industriarsi per cercare di non pesare sul groppone della famiglia e della comunità italiana.

Questa chimera ha sortito un tale effetto fascinoso, che a poche ore dalla proclamazione del nuovo governo, diverse persone si recarono presso i CAF delle proprie città. A far che? Ma a batter cassa, ovvio. Convinti che, il solo fatto che Di Maio avesse passato la tornata elettorale da vincitore, potesse bastare a chiedere che la promessa elettorale per eccellenza – guadagnar denaro senza nulla fare – venisse onorata.

Costoro, peraltro, palesano una totale non conoscenza degli iter che devono necessariamente esser realizzati affinché un governo si insedi e inizi ad operare. Transeat. Passa qualche tempo, ed ecco che torna il tema principe: reddito di cittadinanza, Legge di bilancio in favore del popolo, il governo del cambiamento realizza le promesse. E tutti a plaudire con rinnovato fervore al ministro del lavoro e dello sviluppo economico, che dal balcone di palazzo Chigi, non appena approvata la manovra finanziaria, si affaccia – modello Peròn – a giubilare per la misura approvata, urlando manco si fosse trovato allo stadio San Paolo di Napoli durante un incontro di calcio ai tempi di Maradona.

La gente, solitamente, non si sofferma troppo sui particolari, in special modo se si tratta di tematiche ostiche, come le politiche economiche. Per certi italiani basta la parola, come ripeteva un giovane Tino Scotti in uno dei primi Carosello della storia italiana, ma li si parlava di purganti, qui di futuro degli italiani, e di tutti, non solo di coloro che agognano un immeritato reddito di cittadinanza.

Eh si, perché è necessario riflettere sulle modalità attraverso le quali questa misura potrà essere davvero realizzata, e i primi vagiti sono già forieri di tempi bui per tutti. Innanzitutto, quel 2,4% in più sul debito pubblico, che genera di conseguenza un aumento del deficit – cosa di cui gli italiani non necessitano affatto, dal momento che subiamo il debito pubblico più alto d’Europa che ci costa un mucchio di soldi già da anni - non è affatto la soluzione meravigliosa che si vuol far credere, e ci arriverebbe anche un bambino.

Se già sei indebitato fino al collo, e paghi interessi su interessi sui debiti che hai contratto, non è esattamente intelligente aumentare il debito per fare ulteriori scelleratezze. Di Maio, dal canto suo, continua serafico a dichiarare cose da pazzi, tipo: “Risolleveremo l’economia del paese, Mattarella deve stare tranquillo” ma anche “Col reddito di cittadinanza inonderemo i negozi di denaro e cancelleremo la povertà assoluta”.

Stiamo sentendo cose che nemmeno nei film di fantascienza. Convinto lui… Ma attenzione, perché qui non si tratta meramente di dichiarazioni populiste rilasciate in campagna elettorale giusto per far abboccare il maggior numero di elettori. No. Qui si tratta di aver inserito nella Legge di bilancio uno sforamento del 2,4% portandolo come copertura di misure che, peraltro, non sembrano affatto sostenere né il rilancio economico della nazione né, tantomeno, lo sviluppo del mercato del lavoro.

Lo spread che è schizzato a quota 300 a poche ore dall’approvazione della Legge di bilancio, è uno dei primi sintomi derivanti da questo errore elementare, realizzato con leggerezza e per dare in pasto ai sostenitori grillini la sensazione che davvero si sta pensando al popolo. Invece…

Invece è bene sapere che l’aumento del debito, e quindi del deficit, si ripercuoterà nel medio termine contro le tasche degli italiani, che saranno costretti a un certo punto, a versare maggiori gabelle allo Stato, che – prima o poi – dovrà tornare a pagare gli esosi interessi maturati sul debito pubblico. Non basta, perché per trovare le coperture a tutte "le misure per il popolo” che Di Maio si è impuntato a voler realizzare, si taglia altrove, e non è una bella notizia, vediamo perché.

Per racimolare i tredici miliardi occorrenti a realizzare il reddito di cittadinanza, ma Salvini dichiara che ne serviranno solo 10 di miliardi, si sta pensando a tagli lineari sulle detrazioni relativamente a Sanità, studi universitari e mutui. Cosa significa in soldoni? Ecco un esempio spicciolo: attualmente le detrazioni fiscali per le spese sanitarie, per i mutui e per le spese universitarie sono pari al 19%. Abbattendo di due punti percentuali questa aliquota, portandola quindi al 17%, farebbe risparmiare circa un miliardo di euro, togliendolo però direttamente dalle tasche degli italiani, attraverso un aumento degli oneri fiscali da versare entro il 2020.

Oltre ciò, questa maggiore pressione fiscale graverebbe maggiormente sui meno ricchi, coloro cioè che hanno redditi tra i 20.000 e i 35.000 euro, che dalla maggiorazione fiscale contribuirebbero con circa 250 milioni di euro, pari al 42% del gettito complessivo e chi ha un reddito dai 10.000 ai 20.000 euro, che a causa dei tagli alle detrazioni apporterebbero alla causa del reddito di cittadinanza altri 132 milioni di euro, pari al 22,5% del gettito.

Di conseguenza, se per racimolare il denaro necessario a mantenere la promessa del reddito di cittadinanza, si opera un impoverimento ulteriore delle classi medio-basse, dove sarebbe la trovata geniale, il metodo rivoluzionario per rilanciare l’economia del paese?

Diciamola tutta: pur di mantenere la promessa di un reddito di cittadinanza, s’impoverisce ancor di più la fascia di popolazione medio bassa, proprio quella che è già in sofferenza ed è già mediamente indebitata di suo, a causa della perenne crisi economica.

Se andremo davvero verso questa direzione, la maggior parte degli italiani dovranno far debiti su debiti, non solo per campare ma anche per onorare un sistema fiscale sempre più pressante.

Chiamiamo quindi questa aberrazione economica col suo vero nome: debito di cittadinanza. Inutile girarci intorno: a parole son bravi tutti a promettere mari e monti. Poi, quando si tratta di concretizzare, ecco spuntare l’incapacità di fare due più due, condita con l’arroganza di aver capito tutto.

A parte tutto questo, si evidenzia giorno per giorno la difficoltà – per Di Maio – di poter onorare la promessa di “cancellare la povertà” e non ci sono dubbi sul fatto che questa chimera sia di difficile attuazione.

Le regole sull'accesso al contributo economico sono sempre più restrittive, così come anche la platea dei beneficiari, che dagli iniziali 6,5 milioni di persone, scendono ora a 5 milioni e, a tratti, ancor più sotto di questo questo tetto, e comprenderebbe anche i residenti "Da almeno 10 anni" con buonapace di coloro che sono caduti affascinati dalle dichiarazioni modello "Prima gli italiani"...

Tra il dire e il fare, come sempre, c’è di mezzo la copertura finanziaria, che in campagna elettorale era certa ma dopo le elezioni sembra esser scomparsa, tanto da dover inserire quel 2,4% di deficit nella legge di bilancio.

Tra le misure proposte per realizzare il reddito di cittadinanza, la dematerializzazione del denaro, che non verrebbe versato su un conto o in contanti, bensì su tessera magnetica – tipo Social Card – o sul codice fiscale con chip. Su quest’ultimo punto sarebbe necessario verificare se non si tratti di un attacco alla privacy bello e buono, visto che si paventa anche l’ipotesi di monitorare ogni singolo beneficiario del sostegno economico per verificare che tipo di spese realizzerà con questi soldi.

Non basta: non saranno consentite “spese immorali”, dichiarazione quanto meno fumiginosa, dal momento che tolto il gioco d’azzardo, le droghe e l’acquisto di qualche minuto di sesso, non si comprende quali possano essere gli acquisti moralmente vietati ma ci si può fare un'idea attraverso le dichiarazioni recenti di Di Maio, che avverte come la Guardia di Finanza potrà fare verifiche a tappeto già solo su coloro che dovessero permettersi di entrare da Unieuro per acquistare qualcosa grazie al reddito di cittadinanza. Altro che Grande Fratello di orwelliana memoria...

Inoltre, ecco una chicca: il reddito di cittadinanza, che nei sogni di Di Maio “cancellerà la povertà” non permetterebbe ai beneficiari di trattenere nemmeno un centesimo di quanto ottenuto mese per mese, magari per metter via qualche risparmio. Significa che, se nell’arco di un mese non si spende l’intero importo erogato, lo stato si riprenderà la somma eccedente. Una vera rivoluzione contro la povertà…

Se poi sei proprietario della casa in cui vivi, e magari te la sei comprata sudando una vita intera, potresti non aver diritto al sussidio, anche se le tue condizioni economiche palesano il tuo stato di indigenza.

Infine, l’obbligo di prestare lavoro presso la Pubblica Amministrazione, senza però che la cifra erogata cresca di un solo centesimo. Si tratterebbe quindi di volontariato camuffato da lavoro socialmente utile. Una bella stoccata finale al mercato del lavoro.

Ma tranquilli tutti: se qualcuno pensa di poter fare il furbetto si sbaglia di grosso. Coloro che dovessero azzardarsi a frodare in qualche modo lo Stato, ottenendo il reddito di cittadinanza non avendone diritto, si beccheranno sei anni di galera. Per ora non si ha notizia di eventuali lavori forzati a spaccare pietre nella Steppa…

In molti punti, questa riforma è peggiore della Riforma Hartz che in Germania ha praticamente distrutto i diritti dei lavoratori, come spiegai nel 2013 in questo editoriale: Non è vero che la Germania è migliore dell'Italia.

Tra le promesse elettorali e le coperture finanziarie per realizzarle, c'è una cosa che il M5S non ha mai messo in conto: la realtà. L'incontestabile realtà dei fatti, dominata da un sistema politico che deve render conto ai collegamenti sempre più stretti con il sistema politico internazionale, con le misure decise a livello mondiale che servono ad abbattere e schiavizzare totalmente le classi medie e con le esigenze, sempre più pressanti, di un sistema oligarchico totalmente indifferente alle esigenze della gente comune.

 

 

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