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Il corpo e l’immunoterapia anticancro

“Il corpo anticancro” è un saggio divulgativo che riesce a descrivere molto bene l’importanza fondamentale e rivoluzionaria di una nuova forma di terapia contro i tumori (Michele Maio e Agnese Codignola, Piemme, 2017, 224 pagine).

 

Naturalmente anche nel mondo della medicina esistono i dogmi, come avviene in ogni si sistema di pensiero umano o in ogni comunità umana. Fino a un paio di decenni fa, nei laboratori di ricerca e negli ospedali, quasi tutti pensavano che il sistema immunitario non potesse reagire al cancro.

Il dottor Michele Maio è stato tra i primi a superare questa dogma. Infatti il sistema immunitario elimina e neutralizza molte cellule precancerogene prima che inizino a riprodursi in maniera incontrollata. A volte il sistema immunitario riesce a stabilire un equilibrio più o meno precario. A volte alcune cellule anormali sfuggono al controllo e si riproducono senza fine creando il tumore.

Nel libro ci sono naturalmente alcuni termini tecnici e i nomi di qualche medicinale, ma la questione fondamentale è questa: il motivo “per il quale il sistema immunitario non riconosce le cellule neoplastiche, più che in anomalie del sistema antigene-linfocita, è da ricercarsi nella loro incapacità di produrre sostanze costimolatorie, o di sentirne adeguatamente la presenza” (p. 42).

La prima paziente ufficiale a essere guarita con l’immunoterapia è stata l’americana Linda Taylor, guarita dal melanoma grazie all’interleuchina 2, che appartiene a una “non troppo chiara famiglia di molecole dai ruoli opposti che affollano il microambiente tumorale” (p. 43). A volte l’immunoterapia fa il suo lavoro, ma può scatenare “la tempesta citochinica” a causa dell’eccesso della produzione delle citochine, delle sostanze naturali prodotte dal nostro corpo. Questo fenomeno è caratterizzato “da un rialzo repentino della temperatura, accompagnato da un calo di pressione e da altri sintomi di una grave infiammazione” (p. 25).

Un altro effetto collaterale dei farmaci immunoterapici è quello della “pseudoprogressione”, cioè “un incremento di volume dei linfonodi e una comparsa di lesioni polmonari che possono assomigliare a una progressione clinica [del tumore], e che sono i realtà dovuti all’arrivo di grandi quantità di cellule del sistema immunitario e non alla presenza della malattia” (p. 52). Quindi nella immunoterapia devono cambiare i criteri di valutazione: in oncologia “l’efficacia viene valutata… in base alla percentuale di pazienti di cui si osserva una riduzione del volume e del numero delle masse tumorali” (p. 53). Invece in molti casi i linfociti infiltrati aumentano inizialmente la massa tumorale, e possono fare apparire lesioni che prima non erano visibili, ma poi eliminano le cellule malate e fanno perdere volume al tumore, in moltissimi casi fino alla sua totale scomparsa.

Oltretutto “l’immunoterapia deve educare o, meglio, rieducare il sistema immunitario a riconoscere e poi a neutralizzare le cellule neoplastiche” (quelle tumorali), quindi ha bisogno di tempo. Di solito “l’intervallo è generalmente compreso tra i sei mesi e i due anni, mentre con la chemioterapia si comincia a valutare l’efficacia a poche settimane dall’avvio” (p. 54 e p. 55). Del resto anche i tumori freddi e poco aggredibili dall’immunoterapia possono essere sensibilizzati e riscaldabili, e possono diventare aggredibili con azioni abbinate come l’utilizzo di farmaci epigenetici, lo svolgimento di cicli ridotti di chemioterapia e radioterapia, o attraverso la crioablazione e l’elettroporazione (p. 111 e p. 114). Ad esempio, in un caso, dopo un piccolo ciclo di radioterapia, “la concentrazione dei linfociti utili per combattere il melanoma era aumentata di trenta volte”, una reazione indiretta, eccessiva e molto utile del sistema immunitario (p. 110).

Comunque Jimmy Carter, che ha 91 anni, è stato il paziente più famoso guarito dal melanoma con metastasi cerebrali. Infatti esistono anche farmaci che combinano “l’anticorpo monoclonale ipilimumab con un chemioterapico, la fotemustina, antitumorale che riesce a superare la barriera tra il sangue e il cervello” (p. 57 e p. 100). Inoltre il nivolumab è un anticorpo monoclonale molto attivo nei confronti del melanoma, dei linfomi di Hodgkin, del tumore al polmone, del cancro al rene e della vescica, e di molti altri (alla testa e al collo ad esempio, forse anche mammella, p. 62).

In conclusione per Agnese Codignola, “pensare, con Siddharta Mukherjee, che gli anticorpi siano le pallottole magiche della natura è probabilmente sbagliato, perché non esisteranno mai singole munizioni antitumorali: il cancro è troppo complesso e vivo e intelligente per soccombere a un solo colpo, né si lascia sedurre dalle magie” (http://www.agoravox.it/L-Imperatore-del-Male-La-storia.html, introduzione). Il cancro è un centro di sviluppo cellulare indipendente, diversamente attivo e autoreplicabile, e in ultima analisi è una forma di vita deviata che può essere disintegrata.

Dopotutto anche la terapia di base anticancro del Metodo di Bella utilizza il rafforzamento del sistema immunitario e le ultime pubblicazione scientifiche internazionali confermano molti successi. Quando leggerò il recentissimo libro di Giuseppe Di Bella potrò aggiungere altre cose più interessanti. Di sicuro essere troppo in anticipo sui tempi e sugli interessi delle multinazionali non ha giocato a favore di Luigi Di Bella, un uomo di altri tempi, decisamente poco interessato a guadagnare soldi. Se Di Bella fosse nato in America avrebbe vinto il Nobel, in Italia gli hanno falsato le sperimentazioni con farmaci scaduti e con pazienti in fin di vita, che però hanno vissuto molto meglio e molto più tempo rispetto al tempo medio previsto dalle diagnosi fatte da altri medici. Di Bella era un medico e uno scienziato come suo figlio Giuseppe. E la tv è la tv. Tutto qui.

 

Michele Maio è nato a Napoli nel 1953 e dopo aver lavorato a New York diventa responsabile dell’unità di Bioimmunoterapia dei tumori del CRO di Aviano (www.cro.sanita.fvg.it). Oggi dirige il Centro di Immunoterapia Oncologica del Policlinico di Siena (unico in Italia), e ha creato il Network Italiano per la BioTerapia dei Tumori (www.nibit.org).

Agnese Codignola è una giornalista scientifica con un dottorato in farmacologia e un master in Comunicazione scientifica. Collabora con alcuni quotidiani e alcune riviste italiane e internazionali. Nel 2018 ha pubblicato “LSD. La storia di una sostanza stupefacente” (Utet).

 

Nota sulle infezioni – Un’infezione può avere dei risvolti terapeutici e risolutivi nei confronti di molti tumori, soprattutto se colpisce un individuo giovane e non debilitato. I meccanismi non sono ancora stati chiariti, ma il fenomeno dimostra che la grande attivazione immunitaria può curare il cancro. Esistono delle cellule e forse degli anticorpi che ci guariscono dal cancro (p. 36). La cura del cancro vescicale attraverso un batterio modificato è la più datata e la più conosciuta (di Lloyd Old).

Nota sui pipistrelli – Il fortissimo sistema immunitario dei pipistrelli li rende dei portatori sani di virus: “non si ammalano di nessuno degli oltre cento virus, molti dei quali letali o comunque molto pericolosi per l’uomo… il loro sistema immunitario non riposa mai, è in uno stato di attivazione perenne, ventiquattro ore al giorno… è un modo di lavorare che, nell’uomo indurrebbe gravissimi effetti tossici e porterebbe assai rapidamente alla morte” (p. 30).

Nota riflessiva - Spesso ”La medicina è l’arte di distrarre il paziente mentre la natura cura” (Voltaire). “Attenti al medico che ha un rimedio per tutto” (Arthur Bloch). La sola ragione d’essere di un essere è essere, quindi agire. Se un organismo è impossibilitato ad agire entra nella sindrome di inibizione d’azione, che è causa di angoscia e di ogni genere di squilibrio (Henri Laborit, persona anticonformista e scienziato francese candidato al Nobel, fondatore della psicofarmacologia). “Curare gli esseri umani in assenza del concetto di energia significa curare materia morta” (Albert Szent-Gyorgyi, premio Nobel, 1937, Ungheria; in “Il codice della guarigione”, 2012). Agli amanti del Dr. House segnalo questo libro: http://www.agoravox.it/?page=article&id_article=11780. Quindi possiamo dire che “i medici non sempre riflettono che la lingua serve agli uomini anche per dire bugie o per lo meno per esprimere impressioni fallaci” (Antonio Gramsci, Lettere dal carcere).

Nota personale – Nel 2009 il giornalista Stefano Lorenzetto ha scritto un bellissimo libro sui medici italiani più creativi: http://www.agoravox.it/I-migliori-uomini-della-scienza.html. Rita Brandi vive e lavora a Roma e utilizza un sistema di bioterapia infusionale da integrare alla chemioterapia o alla radioterapia (la dottoressa Brandi utilizza anche il Metodo Di Bella con terapie molto variegate e personalizzate, https://www.youtube.com/watch?v=WV3tozMssA0). Inoltre la qualità della vita nel caso di immunoterapia è sicuramente molto migliore rispetto alle altre terapie, anche nel caso dei tumori più avanzati (https://www.youtube.com/watch?v=1UIXgFoFFx4). Per molti medici la vecchia chemioterapia ha i giorni contati, forse anche perché le immunoterapie più avanzate sono più costose e quindi più remunerative per le multinazionale e per gli istituti di ricerca. Ad esempio l’ipilimumab costa quattromila volte il prezzo dell’oro e cioè 160 dollari a milligrammo, circa “trecentomila dollari per una persona che segue un ciclo medio di cure” (p. 159). E i costi maggiori sono nel marketing e non nella ricerca. E in moltissimi casi non giustificano assolutamente i costi. Le case farmaceutiche cercano sostanze nuove e brevettabili, ma ci sono sostanze naturali molto utili con dei costi accessibili che possono agire sui processi fisiologici generali dell’autoreplicazione.

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