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I sindaci, da Livorno a Civitavecchia: "L’autostrada tirrenica non serve, la sicurezza sì"

Capalbio, nel cuore della Maremma, cinque sindaci, da nord a sud del tracciato, cinque parlamentari e i movimenti di base affondano la SAT.

 
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Il Comitato per la Mobilità di Tarquinia La Farnesiana

Nel corso di questi anni, sono state tante le manifestazioni contro il progetto conosciuto con il nome di “spaccamaremma”, cioè l’Autostrada Tirrenica. Si ricorda quella del febbraio 2013, quando, a dar sostegno a Nicola Caracciolo, animatore della giornata sul tema Maremma sotto attacco, erano arrivati a Capalbio giornalisti noti, tra i quali Sergio Rizzo e Furio Colombo. Non ci sono tuttavia solo proteste e cortei sull’Aurelia, come a Tarquinia e a San Vincenzo e Orbetello, ma anche iniziative legali. Sono fioccati gli esposti depositati in procura e si attende a giorni l’esito del ricorso al TAR del Lazio, presentato, da Italia Nostra e associazioni ambientaliste. E sarà difficile per il TAR non tenere conto delle osservazioni su un’opera che, privatizzando un bene pubblico, quale l’Aurelia, ne impone un’altra a pagamento, limitando la libertà di movimento di cittadini e danneggiando gli operatori economici lungo il tracciato, costretti a scegliere tra opzioni spesso economicamente insostenibili, cui si sommano perdite di valore delle imprese.

Come sottolinea un esperto, l’ingegnere Marco Martens, è esemplare “il caso della complanare dimenticata nel lotto di Tarquinia, emblematico di quello che potrà succedere in tutto il resto del tracciato SAT fino a Grosseto Sud, mentre una soluzione di buon senso sarebbe quella, ancora praticabile, prevista dal Progetto ANAS 2001”.

Eppure nulla sembra poter fermare l’avanzata dell’autostrada. Con l’entrata in funzione del casello di San Pietro in Palazzi, a sud di Livorno, si pagano 60 centesimi di pedaggio per poco più di quattro chilometri. E procedono di gran lena anche i lavori tra Civitavecchia e Tarquinia, un lotto prioritario per la SAT che, in un colpo solo, vuole catturare il traffico proveniente da Roma in direzione dell’Argentario e viceversa, ma anche il traffico da nord, che ha come meta il porto di Civitavecchia e quello diretto dallo scalo marittimo verso l’A1, mediante la superstrada per Viterbo-Orte.

Un fatto nuovo, imprevisto, potrebbe però rallentare la gioiosa macchina autostradale, messa in piedi dall’uomo che da anni è al vertice SAT, l’ex parlamentare PD, Antonio Bargone.

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da sinistra: Filippo Nogarin, Antonio Cozzolino

Le ultime elezioni amministrative hanno infatti rafforzato lo schieramento dei critici e c’è molta curiosità per questa inedita alleanza che esordisce qui, a Capalbio, con i neo eletti sindaci, Filippo Nogarin a Livorno, Antonio Cozzolino a Civitavecchia, e Giuliano Parodi a Suvereto, ai quali si affiancano Monica Paffetti, sindaco di Orbetello e Luigi Bellumori, confermato a Capalbio, questi ultimi passati da posizioni più morbide del passato, a quelle odierne, più dichiaratamente ostili all’autostrada. Giunge anche la notizia che il presidente del consiglio comunale di Follonica ha confermato la convocazione del consiglio comunale aperto sul tema autostrada.

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da sinistra: Nicola Caracciolo, Marzia Marzoli, Giuliano Parodi

Insomma, in una delle poche giornate di sole di un luglio bizzarro, nella sala del cinema, si registra il tutto esaurito. Si avverte un’aria di cambiamento, di percezioni positive, rafforzate dalla presenza di Massimo Cervellini di SEL, vice presidente Commissione Lavori Pubblici del Senato e da quattro parlamentari del Movimento 5 StelleMassimo De Rosa, vice presidente della Commissione ambiente della Camera dei Deputati, primo firmatario di un’interpellanza sull’autostrada, lo scorso dicembre, affiancato dal toscano Samuele Segoni e da Federica Daga della medesima commissione, e Laura Bottici del Collegio dei questori del Senato.

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da sinistra: Samuele Segoni, Massimo De Rosa, Antonio Cozzolino

I sindaci hanno sottolineato la priorità della sicurezza sull’Aurelia, una strada funestata da troppi incidenti con morti e feriti. L’obiettivo è perfettamente conseguibile con una superstrada, sul modello di quella già operativa tra Livorno a Grosseto Sud, che a costi di realizzazione dimezzati, rispetto a quelli previsti per un’autostrada, può completare i circa cento chilometri intercorrenti tra Grosseto Sud e Civitavecchia. Particolare non secondario: una scelta di questo tipo non graverebbe sui già magri bilanci delle famiglie residenti lungo il tracciato e sui conti, non meno in crisi, di agricoltori e operatori turistici.

Per Filippo Nogarin, le scelte adottate dal governo sono contestabili ma è necessario innalzare il livello della protesta popolare, concentrandola in una manifestazione da farsi in uno dei comuni toscani interessati dall’autostrada. Bellumori, il sindaco di Capalbio, ritiene utile anche un confronto con il presidente della Regione ToscanaEnrico Rossi, Ma risulta che proprio Rossi era, salvo ripensamenti recenti, uno dei maggiori sostenitori della necessità dell’autostrada, assicurando, non si sa come e per non più di un anno, addirittura “Un fondo con cui noi contribuiremo ulteriormente a sollevare i cittadini e le attività domiciliate lungo i comuni della nuova autostrada dal pagamento del pedaggio”. Fondi pubblici che finirebbero nelle tasche della vorace SAT, che ha chiesto al governo altri soldi e sempre pubblici, 270 milioni di euro, per mandare avanti un’opera dagli imprevedibili costi economici e di cui, nonostante le brucianti esperienze del passato, ben pochi conoscono l’ammontare del conto finale. Brilla solo una certezza: lo pagheranno i contribuenti.

Samuele Segoni, della Commissione ambiente della Camera, conferma che le uniche opere alle quali il governo Renzi, al pari dei precedenti, assicura le coperture finanziarie sono le autostrade e qualsiasi intralcio viene immediatamente respinto. Troppi interessi girano intorno alle grandi opere, spesso non coincidenti con quelli della collettività. Un fatto questo già sottolineato dal senatore Massimo Cervellini che, dai banchi dell’opposizione, se la deve vedere con Altero Matteoli, il presidente della Commissione lavori pubblici e uno dei protettori dell’Autostrada.

270 milioni di euro di soldi pubblici sono anche nel mirino di Nicola Caracciolo, organizzatore di questi stati generali con Daniela Pasini del Coordinamento ambientalista di Grosseto e Michele Scola di Italia Nostra. Appare inspiegabile se non scandaloso, secondo Caracciolo, come una società come la SAT, che ha tra gli azionisti una banca, costruttori e cooperative, possa presentare un progetto finanziario sulla base del quale il governo concederà la somma richiesta per proseguire su una strada economicamente e finanziariamente improponibile.

Nell’intervento di Marzia Marzoli, imprenditrice e portavoce del Comitato per la mobilità di Tarquinia, sono presenti le ragioni di chi ha passato un inverno sulla strada della Farnesiana, i cui residenti sono condannati dal progetto esecutivo SAT (a meno che non venga realizzato un ponte sul Mignone) a fare il doppio dei chilometri per raggiungere il comune. Serve, per Marzoli, un sostegno costante di sindaci e parlamentari alle iniziative dei movimenti impegnati sul fronte anti autostrada, se si vuole ottenere un successo pieno.

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da sinistra: Marzia Marzoli, Daniela Pasini, Ubalso Giardelli, Giuliano Parodi

Giudizio positivo sulla manifestazione è stato espresso da Ubaldo Giardelli, esponente del Coordinamento NO SAT, per il quale “vedere, in un torrido sabato di metà luglio, una sala stracolma con cittadini e amministratori che invece di starsene in spiaggia sono venuti da tutta la costa interessata, è già un successo ed una vista che apre il cuore” come “vedere in sala parlamentari di senato e camera e in particolare delle Commissioni ambiente, territorio e lavori pubblici”. Al centro della protesta, per Giardelli, non c’è tanto la SAT quanto la necessità stessa di un’autostrada. Agli amministratori locali e alla magistratura è richiesto un impegno per il controllo costante dei cantieri, la denuncia delle eventuali irregolarità riscontrate.

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Monica Paffetti

In uno Stato alla disperata ricerca di risorse economiche, non converrebbe risparmiare almeno sulle opere inutili? Sarebbe un’operazione a costo zero che permetterebbe di creare posti di lavoro, distribuiti omogeneamente sulla penisola e mirati alla manutenzione del patrimonio ambientale e alla sicurezza del territorio. 

Si parla tanto di grande bellezza, ma è soprattutto la bellezza che ha bisogno di essere coltivata e curata, se non si vuole che essa si trasformi in qualcosa di irrimediabilmente brutto. Un rischio che per l'Italia non è così remoto.

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