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 Home page > Attualità > Economia > I conti traballanti dell’Italia

I conti traballanti dell’Italia

di Rocco Artifoni

«Sui conti pubblici i politici italiani non dicono la verità». A parlare è il vicepresidente della Commissione dell’Unione Europea Jyrki Katainen, secondo il quale «i conti dell’Italia non stanno migliorando». Queste dichiarazioni sono arrivate proprio il giorno in cui l’ISTAT ha rilevato nel terzo trimestre in Italia un aumento del PIL dell’0,5%, che su base annua porterebbe ad una crescita dell’1,8%: un dato che ha fatto esultare alcuni esponenti del governo – in particolare Maria Elena Boschi – e che sembra smentire la preoccupazione europea.

In realtà, il confronto con l’aumento del PIL nel resto d’Europa mostra come l’Italia sia in coda alle classifiche tra i paesi membri. Le stime Eurostat confermano il divario: la crescita media in Europa è del 2,5% su base annua. Belgio (+1,7%) e Italia (1,8%) sono gli Stati che crescono meno. Il paese che cresce di più è la Lettonia (+6,2%), seguito da Cipro (+3,9%).

Non solo: l’ultimo bollettino della Banca d’Italia sul debito pubblico al 30 settembre 2017, riporta il nuovo record di 2.232 miliardi di euro (al netto della liquidità del Tesoro). L’anno precedente era arrivato a 2.174 miliardi di euro. Pertanto in un anno il debito è cresciuto di 58 miliardi di euro, con un significativo incremento rispetto agli ultimi anni.

Una conferma della difficoltà in cui navigano i conti pubblici si trova anche nella legge di bilancio del 2018, che è stata recentemente presentata in Parlamento dal governo. La manovra assomma in totale a circa 22 miliardi, di cui 16 miliardi servono per evitare l’aumento dell’IVA. Insomma, il margine di manovra per le scelte di politica economica e sociale è limitato a 6 miliardi di euro, che rappresentano una cifra davvero esigua.

L’elemento che rivela come la legge di stabilità per il prossimo anno sia in realtà piuttosto instabile è il fatto che 10 dei 22 miliardi verranno spesi e calcolati a deficit, cioè andranno ad aggiungersi alla montagna del debito pubblico.

Di fronte a questo scenario, alla fine è difficile dare torto al finlandese Katainen: «Dobbiamo essere onesti: specialmente in paesi che vanno alle elezioni, la gente merita di conoscere la situazione per poi decidere liberamente».

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.47) 19 novembre 12:22

    MEZZA verità >

    Il Ministro PADOAN “pensa” che, se l’inflazione “non ci fa brutti scherzi” e se il Pil continuerà a crescere “almeno l’1,5%”, nei prossimi 2 anni il rapporto Debito/Pil si muoverà sotto il 130%, per poi “decelerare sotto il 120%”.

    Tiene altresì a puntualizzare che il Governo dice le cose come stanno; “possano essere gradevoli o sgradevoli”.


    Ciò premesso.

    Nel 2016, con il PIL al +0,9, il nostro DEBITO è cresciuto di altri 65 miliardi, Un incremento di pari entità viene previsto anche per il 2017 (con un Pil a +1,5%).

    Vale inoltre la pena ricordare che diversi autorevoli Istituti internazionali, tipo lo Fmi e l’Ocse, vedono nel prossimo biennio il nostro Pil in “leggera frenata”. Sempre che sussista l’attuale “favore” della politica monetaria della Bce e del suo QE.


    Non ultimo. E’ quindi EVIDENTE che per “segare” la montagna del nostro Debito non si può prescindere da una robusta cura basata su tagli e tasse. Una mezza verità niente affatto “gradevole”.

    Ergo. Meglio diffidare di suadenti Riflessi e Riflessioni calibrate su …

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