’I cerchi nell’acqua’: quanti problemi cara fiction italiana!
‘I cerchi nell’acqua’ (regia di Umberto Marino, prodotto da Palomar, con Alessio Boni, Vanessa Incontrada, e Paola Pitagora – tra gli altri interpreti) si compone di 4 episodi, prima messa in onda per Canale5, il 14 dicembre poi in replica su Mediaset Extra.
Si tratta dunque di una mini serie Tv, volendo etichettare, ambientata ai giorni nostri in una località italiana che s’affaccia su un lago, la trama va a miscelare dinamiche poliziesche (vent’anni prima è morta una giovane donna nel lago, nel presente raccontato, durante la festa del paese ne morirà un’altra con modalità sorprendentemente affini) ma anche atmosfere e risvolti tra il surreale e il paranormale (in particolare la figlia del commissario sembra avere uno speciale ‘contatto’ con la prima donna morta).
Per la trama in senso stretto rimando ai link in fondo.
Problema numero uno.
L’aggancio con il pubblico, il primo collegamento tra raccontato-ascoltatori non convince, s’avverte la sospensione tra una realtà verosimile, il paesino di provincia, il lago, i vari mestieri quotidiani e i primi intrecci tra famiglie… ma c’è un ‘ma’. Dall’inizio il personaggio della bambina (figlia del commissario) - che ha questa sorta di ‘visioni’ entrando in contatto con la ‘donna del lago’ – risulta troppo forzato, eccessivo, palesemente insostenibile in un qualsiasi reale (tanto che la maestra delle elementari nota fin troppo facilmente le sue stranezze, arrivando a lasciarla perfino uscire da scuola per rischiare quasi di essere investita da una macchina – al volante la Incontrada, sopravvissuta alla morte della sorella maggiore vent’anni prima, ovvero appunto ‘la donna del lago’). Troppi cliché anche prevedibili ma soprattutto troppe note stonate nella riproduzione d’una sorta di ‘realtà surreale’ dove però lo spettatore avverte le stonature. Manca il ‘patto’, il momento iniziale in cui si fa capire a chi guarda che contesto e che eventuali interferenze ci possono essere (Fantasy? Fantascienza? Mistery? Poliziesco? Thriller? Romance?...).
Problema numero due.
Avendo derivazioni poliziesche, ci sono due morti da risolvere, ed avendo una trama fitta di sotterfugi, tradimenti, menzogne; è evidente la necessità di chiarire, piano, piano, i vari punti incerti. Per farlo però ci si avvale di troppe coincidenze fortuite, incredibilmente favorevoli (una delle tante: un personaggio passando con la macchina in un boschetto nei paraggi, passa sopra con le ruote proprio al cellulare di un altro personaggio che conosce, scende dalla vettura accortosi di aver colpito qualcosa e ritrova per terra i pezzi del cellulare riconoscendolo perfettamente…). Troppi tasselli s'incastrano perfettamente nei momenti giusti e nei posti giusti...
A parte il fatto che la sorella di Bianca è Ginevra e non Irene, sono abbastanza d’accordo con la vostra lettura. Non è brutta la fiction, ma confrontata con la perfezione degli ingranaggi di quella precedente, andata in onda sempre di mercoledì, con protagonisti Prezionsi e la Valle, non ha rivali. Altre note stonate: 1) è girata nell’est d’Europa e alcuni protagonisti sono stranieri e si trovano a parlare con attori italiani. Lo sfasamento labbiale non sta bene se c’è per qualcuno e qualcun altro no. 2) Non combaciano le date: la figlia di Boni fa la maestra, ma ha circa 20 anni se si segue il filo della narrazione; Bianca-Incontrada era una bambina di circa 8 anni quando la sorella è morta, sono passati 20 anni e ha una figlia di circa 15... Ma a che età si è sposata?
di BarbaraGozzi(xxx.xxx.xxx.148)28 dicembre 2011 13:08
Grazie per la correzione sui nomi e per il commento, peccato non ci sia il nome di chi l’ha scritto. Personalmente non credo che il problema sia stabilire se è o meno una ’brutta fiction’ che mi sembra una valutazione estremamente soggettiva (salvo associarla esclusivamente ad analisi tecniche su soggetto-scalettone-sceneggiatura nonché approccio alla regia, fotografia ecc.), Piuttosto le ’stonatura’ che si percepiscono a pelle, in taluni dialoghi, in taluni risvolti, in taluni personaggi e nei loro comportamenti.. questi aspetti, secondo me, a loro volta ’raccontano’ di un modo di proporre le storie, un modo tutto italiano che ormai non regge più anche per il ’confronto’ con altri prodotti dentro ma soprattutto fuori lo stivale. Barbara