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Homo sapiens?

Mi domando dove sia la sapienza degli uomini che, pur davanti all’evidenza dei guasti disastrosi che procurano all’ecosistema bruciando carbone, petrolio, gas, continuano addirittura a fare guerre, colpi di stato, esercitano la corruzione pur di continuare a procurarli e venderli, anche se oggi abbiamo a disposizione tecnologie pulite e rinnovabili che garantirebbero qualità della vita e dell’ambiente enormemente migliori.

 

I danni procurati alla salute umana dal contatto con i residui della combustione dei fossili (polveri sottili Pm10, Pm2.5) in Italia sono quantificati, dall’Agenzia UE per l’ambiente, nel numero impressionante di 80.000 morti l’anno, praticamente una Chernobyl all’anno. A questi dati occorre aggiungere l’effetto delle piogge acide, che si riversano a terra inquinandola profondamente insieme alle acque, anche lontano dalle stesse fonti di inquinamento e purtroppo anche su quelle colture realizzate con metodi biologici.

Ma l’effetto più preoccupante si scarica sulle acque marine che si stanno progressivamente acidificando, mettendo in pericolo la formazione del primo anello della vita marina, il FITOPLANCTON, e pochi sanno che è il produttore vegetale del 50% dell’ossigeno globale. Come se ciò non bastasse per prendere drastiche decisioni, un effetto collaterale dell’uso del petrolio è la fabbricazione della plastica che dispersa in mare, attraverso il sistema delle correnti oceaniche, ha formato 6 isole (la più grande è la GREAT PACIFIC galleggiante tra la California e le Hawaii con una superficie 3 volte la Francia, seguita finora da altre 5 denominate SOUTH Pacific, NORTH Atlantic, SOUTH Atlantic, ARTIC Garbage, INDIAN Ocean) ormai ridotte a masse gelatinose, che però impediscono il formarsi del fitoplancton e sono letali per i pesci che le ingeriscono.

Se, a questi fenomeni già in atto, aggiungiamo l’aumento della temperatura che sta determinando lo scioglimento di ghiacciai antartici, nel luogo più freddo del pianeta, l’aumento del livello dei mari, siccità e fenomeni distruttivi come uragani e alluvioni, non si capisce proprio perché dalla politica e dalla economia non vi sia una risposta urgentissima che, in buona sostanza, programmi il passaggio da un sistema insostenibile ad uno sostenibile, prima che sia troppo tardi.

Le oligarchie finanziarie, le multinazionali, la politica, quelli che stabiliscono le regole del gioco, sono convinti che i cambiamenti climatici colpiranno i più deboli e la cosa sembra non dispiacergli, visto che vogliono continuare nel sistema attuale pur di conservare potere e profitti.

Paolo De Gregorio

Foto: Pixabay

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