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Guerra in YEMEN | Continuare a inviare armi all’Arabia Saudita? La Spagna decide

Mercoledì 19 la Spagna deciderà se stare dalla parte dei complici di crimini di guerra nello Yemen o sospendere i trasferimenti di armi e di forniture militari all’Arabia Saudita.

Il 4 settembre, dopo l’indignazione mondiale scatenata dal bombardamento di uno scuola-bus che aveva ucciso 40 bambini yemeniti, il governo di Madrid aveva annunciato che avrebbe cancellato la vendita di 400 bombe a guida laser all’Arabia Saudita.

I promotori della campagna per fermare l’invio di armi all’esercito saudita non avevano fatto neanche in tempo a gioire che, il 12 settembre le autorità spagnole avevano cambiato idea, citando la necessità di “onorare un contratto”.

Alla fine, si è deciso che tutti gli accordi con l’Arabia Saudita sottoscritti dal precedente governo sarebbero stati riesaminati fino all’annuncio di una decisione definitiva, per l’appunto il 19 settembre.

Se Madrid deciderà di continuare a vendere armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita che da tre anni e mezzo bombarda lo Yemen, vorrà dire che il governo spagnolo avrà preferito preoccuparsi dei suoi interessi finanziari che della protezione delle vite dei civili yemeniti.

Tra il 2015 e il 2017 la Spagna ha esportato armi all’Arabia Saudita per un valore di 932 milioni di euro e ha autorizzato licenze alla vendita per altri 1235 milioni.

Armi di precisione come quelle oggetto dell’ultimo contratto sono state usate in Yemen con effetti devastanti. Hanno distrutto alberghi, ospedali, pozzi d’acqua, edifici residenziali, fabbriche, oltre al già citato scuola-bus, provocando un numero agghiacciante di vittime di civili e di distruzioni di infrastrutture civili.

La Spagna ha ratificato il Trattato sul commercio di armi, che vieta i trasferimenti tra stati di armi, munizioni e altre forniture quando è noto potrebbero essere usate per crimini di guerra o laddove vi sia un rischio eccessivo che possano contribuire a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o del diritto internazionale dei diritti umani.

La stessa legislazione spagnola sulle armi proibisce tali trasferimenti quando vi sia il ragionevole sospetto che potranno essere usati per compiere violazioni dei diritti umani.

Ai sensi della Convenzione di Ginevra, la Spagna ha inoltre l’obbligo di rispettare e far rispettare il diritto internazionale umanitario, anche astenendosi dalla fornitura di armi usate per violare la Convenzione.

Molti stati, continuano a fornire armi alla coalizione a guida saudita nonostante tre anni e mezzo di conflitto devastante. Nelle ultime settimane, tuttavia, le pressioni sui principali fornitori stanno aumentando.

L’11 settembre il parlamento della Gran Bretagna ha svolto un dibattito d’emergenza, nel corso del quale il governo di Londra ha continuato a difendere i suoi trasferimenti di armi. Un sondaggio pubblicato lo stesso giorno ha rivelato che solo il 13 per cento della popolazione britannica è d’accordo con la vendita di armi all’Arabia Saudita.

Il 12 settembre il Congresso Usa ha chiamato l’esecutivo a dire se, a suo avviso, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stiano prendendo misure sufficienti per proteggere la popolazione civile yemenita. L’amministrazione Trump ha dichiarato che entrambi i paesi “stanno assumendo azioni dimostrabili per ridurre il rischio di danneggiare civili e infrastrutture civili”, dando dunque luce verde al proseguimento del sostegno statunitense.

Ci sono però segnali incoraggianti che le cose stanno cambiando. Nell’ultimo anno molti paesi – tra cui Belgio, Germania, Grecia e Norvegia – hanno risposto alla pressione popolare sospendendo parzialmente o totalmente i trasferimenti di armiall’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e agli altri stati membri della coalizione. Esposti sono stati presentati nel Regno Unito, in Francia e in Italia per costringere i rispettivi governi a rispettare i loro obblighi giuridici e a sospendere la fornitura di armi da usare in Yemen.

In questi tre anni, la coalizione a guida saudita ha utilizzato armi fornite principalmente dall’Occidente e dai maggiori produttori di armamenti.

Tra di essi anche l’Italia, che ha consentito l’invio all’Arabia Saudita e ai propri alleati di bombe ed altri armamenti in quantità mai registrate prima, con un livello record di autorizzazioni per centinaia di milioni di euro.

A più di tre anni dall’inizio del conflitto, Amnesty International Italia, insieme ad altre associazioni, continua a chiedere al Parlamento di promuovere un embargo sulle armi verso l’Arabia Saudita e i suoi alleati in considerazione del coinvolgimento nelle gravi violazioni del diritto umanitario in Yemen accertate dalle autorità competenti delle Nazioni Unite. Chiede inoltre al governo di farsi promotore di un’iniziativa multilaterale per promuovere la fine del conflitto e il processo di pace in Yemen.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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