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 Home page > Tribuna Libera > Greta Thunberg e crisi di Governo

Greta Thunberg e crisi di Governo

Cosa collega Greta Thunberg alla crisi di governo Italiano? poco o nulla, mi evita di interessarmi alle attuali facezie verbali dei nostri politici così posso provare a scrivere di ambiente.

Metto codardamente le mani avanti: io ho passione per l’ambiente, sono mediamente informato e mi sforzo di capire, ma il Sapere, quello vero, mi manca. Potrei risultare superficiale.

Cosa c’entra Greta Thunberg? Ogni volta che parla e si muove, qualcuno ne parla per criticare lei ma soprattutto l’ambientalismo in sé.

I luoghi comuni si sprecano, sono seguiti da approfondimenti che sono una sequela di parole che danno per scontato quanto affermano. Se quelle affermazioni così perentorie contenessero il germe del dubbio cioè la domanda: si può fare meglio? Avrebbero risposte non solo teoriche ma anche pratiche.

Tali affermazioni sono legate ad alcuni termini specifici e spregiativi:

pauperismo, decrescita felice, ritorno all’età della pietra, “nuovo ordine mondiale” asservito al capitalismo che vede nelle riforme verdi un’occasione per ……..boh! su questo torno dopo….. dunque:

Greta Thunberg, “giovane paladina ambientalista” e subito dopo le critiche alle quali di può semplicemente rispondere: “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? – Gesù proseguì in modo piuttosto duro, ma per ora è sufficiente.

Basterà dire che Greta, peraltro invitata ad esporre le sue opinioni in importante consessi, non ha invitato nessuno al pauperismo, al ritorno ad una vita “agreste”, al rinselvatichimento della natura là dove è già antropizzata, ha solo espressamente accusato e richiamato il mondo degli adulti alle proprie responsabilità. L’accusa è di rubare il futuro ai giovani a causa del riscaldamento globale e dei suoi effetti. 

E’ assistita e guidata da adulti? Sì, non avrebbe potuto mai avere un tale riscontro mediatico da sola, ma non propone uno specifico modello economico, in questo lei, e gli adulti vicino a lei, sono neutri, si limita all’accusa ed alla chiamata a raccolta dei suoi coetanei. 

Non è retrograda e non è “anti”, in questo uguale – forse anche sostenuta - a tutti gli ambientalisti e partiti Verdi del nord: ambiente, economia e benessere dei popoli, convivono e coincidono. 

Di contro, bisogna essere ciechi e sordi per negare l’evidenza:

  • lo sfruttamento è eccessivo nella malriposta convinzione che il “consumo” corrisponda allo sviluppo, o, che non l’utilizzo responsabile ma lo sfruttamento, corrisponda a sviluppo, 
  • che il disastro che abbiamo creato, ha prodotto anche tecnologie e conoscenze sempre migliori che oggi possono essere decisive.

In un articolo qui su Agoravox a giustificazione del mantenimento dell’attuale sistema di sviluppo che nulla avrebbe a che vedere con il cambiamento ambientale definito più o meno naturale o ciclico, si porta l’esempio del rappresentante brasiliano del 1992 che rivendicava il diritto dei Paesi in via di sviluppo ad inquinare. Ma Rio de Janeiro fu molto di più ed il deputato aveva posto un serio problema: l’inquinamento è prodotto dai grandi Paesi industriali ed in misura decisamente minore dai paesi del terzo mondo. Magari una fonte decente non guasta pur essendo un breve riassunto. (Naturalmente ci sono i documenti allegati). 

Non sfugga un particolare: si sta parlando del 1992, ed in quella sede si affronta un problema già conclamato (studiato, previsto, affrontato come, ad esempio, il caso delle piogge acide nella Foresta Nera in Germania. Segnalo questo articolo, molto breve, perché ricco di date). 

Situazione conclamata 30 anni fa tanto da esserne discussa nei più alti consessi mondiali. 30 anni, anche il WEB è nato 30 anni fa, quanto è progredito?

...ok sono tornato: il problema è studiato, conosciuto, affrontato dagli anni 60/70. Lo sviluppo economico in senso consumistico e predatorio è da riferirsi al capitalismo. Volenti o meno, sarà il capitale ed investire, vedete forse politiche economiche diverse, gradite agli elettori?

Associare l’ambientalismo al capitalismo in termini mercantilistici è roba da dietrologia complottista. Il consumo è totalmente sbilanciato: noi occidentali consumiamo come forsennati, la globalizzazione ha prodotto pochi effetti positivi ed enormi problemi.  

Spero sia chiaro a tutti che il nostro consumo è indotto da sistemi di marketing sempre più raffinati, non dal bisogno o dall’effettiva utilità. Quanta roba abbiamo a casa che non usiamo più pur non essendo rotta o particolarmente obsoleta? A che pro produrre a dismisura?

Dalla crisi del 2008 in molti paesi europei i consumi si sono ridotti in modo drastico ed hanno avuto pesanti riflessi sul mercato del lavoro e sulla nostra stessa socialità, questo è un fatto.

Nei Paesi in via di sviluppo, la Cina, o dove gli investimenti occidentali a scopo di utile finanziario sono enormi, i risultati in termini di PIL sono stati eclatanti ma non corrispondono ad un benessere diffuso delle popolazioni, corrispondono invece a sfruttamento o addirittura ad un aggiramento delle nostre stesse leggi interne: lavoro minorile, diritti degli addetti, lavorazioni pericolose e vietate da noi che continuano ad essere eseguite lì ed il prodotto finale venduto da noi.

Diceva Robert Kennedy già nel 1968 sull’inadeguatezza del PIL:

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni“. Ed ancora

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.”

Il discorso è breve, vale la pena leggerlo. Ripeto: inadeguato, non altro, ma le conseguenze di questo sistema di calcolo le paghiamo poiché valutiamo tutto solo in termini "di soldi".

Tutte le attuali lotte commerciali, disgregazioni, dazi, sono l’effetto di un sistema malato. Fosse malato solo il sistema economico pazienza, stampiamo denaro, ma qui stiamo sfruttando esageratamente il nostro stesso pianeta per niente, solo a fini finanziari, capitalistici.

I capitalisti guadagneranno da una conversione in senso ambientalista? Sì, è ovvio, perderanno le compagnie petrolifere, del carbone e del gas se non si riciclano, perderanno le raffinerie, ci perderà chi produce a partire da materie prime e non si “riciclain economia circolare, perderanno probabilmente le industrie automobilistiche se Stati e Città si doteranno di una mobilità migliore. Perderanno le industrie dell’energia se non si danno rapidamente una mossa.  Perderanno poco le industrie della plastica, semplicemente dovranno ridurre “le ricette” delle plastiche prodotte per favorire il riciclo. Perderanno le industrie dei concimi chimici se non faranno ricerca a sviluppo assennati e rispettosi, perderanno le industrie dei pesticidi, perderanno le grandi compagnie agricole a favore di un’agricoltura di qualità se i cittadini decideranno per una dieta migliore.

Sulla questione agro-alimentare ed i trasporti  segnalo questo articolo

Ma ciò che aiuta a rattoppare i danni va prodotto, i capitalisti perderanno e guadagneranno ed in questa fase chi è destinato a diventare obsoleto, o si reinventa o è destinato a scomparire e ad essere sostituito. In questo momento difende con le unghie e i denti quanto ha realizzato, le lobby si scatenano, trovano nel potere politico sponde autorevoli, ma il cambiamento è già partito. Solo che, o viene favorito o potrebbe essere tardi.

I capitalisti questo aspettano, l’emergenza ed i fondi che le Nazioni “i politici” metteranno a disposizione per la transizione. Poi investiranno a rotta di collo. Non preoccupiamoci dei fondi: le banche centrali stamperanno denaro.

Però, in questo momento, la scienza, l’evidenza e la politica hanno bisogno dei popoli per superare una sindrome:

NIMTO, Not In My Terms Of Office, (non durante il mio mandato): in sostanza il timore dei politici ad affrontare temi elettoralmente delicati. Saranno le piazze degli adolescenti a dare l’ultima spallata o sarà l’Amazzonia in fiamme che ci aprirà gli occhi e farà superare ai politici la Sindrome

Considerate l’Italia: abbiamo eccellenze in tutti i settori, a volte o spesso sostenute da contributi, ma abbiamo problematiche che ci hanno addirittura portato a procedure d’infrazione dell’Unione che ci costano milioni all’anno, quelle che riguardano il trattamento delle acque reflue è solo una. La forbice comprende di tutto. Vogliamo parlare della salute che ci stiamo giocando? di ILVA? di criminalità?

Di tutto questo gli Ambientalisti, siano essi partiti o associazioni, sono consapevoli, collaborano attivamente, propongono, hanno passione e capacità, sono dalla parte della Scienza, non trascurano che l’Ambiente contiene tutto, anche gli umani e le loro attività, che hanno diritto ad una vita dignitosa. Almeno in Nord Europa sono nuovamente in crescita.

La situazione degli Ambientalisti italiani invece é piuttosto complicata: è vero che i partiti di massa hanno settori ambientali, ma quando arrivano al governo tradiscono sistematicamente il Ministero dell’Ambiente. Gli ambientalisti italiani i problemi li hanno in casa.

La mia opinione è che quelle che in politica vengono chiamate “rendite di posizione” prevalgono sul bene comune. Le grandi organizzazioni Associative, il o i Partiti dei Verdi si accusano reciprocamente di tutto un po’ pur avendo persone capaci e preparate al loro interno. Forse è una questione di visibilità o potere personalistico, comunque non va per niente bene ed un futuro politico autonomo ed incisivo in Parlamento, in queste condizioni, sarà irraggiungibile.. Una parola in voga in questi giorni e che vorrei tanto sentire dire è Generosità, e Bene Comune. Lo spero..

Un Saluto

Es.

Foto: Anders Hellberg/Wikimedia

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