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Gordiano Lupi

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Collabora con La Stampa di Torino. Dirige la collana di Narrativa Latinoamericana di Edizioni Anordest. Traduce gli scrittori cubani Alejandro Torreguitart Ruiz e Yoani Sánchez. Ha pubblicato molti libri monografici sul cinema di genere italiano per la casa editrice romana Profondo Rosso. Collabora con www.tellusfolio.it curando rubriche su Cuba, cinema italiano e narrativa italiana. Tra i suoi lavori più recenti: Cuba Magica – conversazioni con un santéro (Mursia, 2003), Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Mi Cuba (Mediane, 2008), Fellini - A cinema greatmaster (Mediane, 2009), Sangue Habanero (Eumeswil, 2009), Una terribile eredità (Perdisa, 2009), Per conoscere Yoani Sánchez (Il Foglio, 2010), Velina o calciatore, altro che scrittore! (Historica, 2010), Tinto Brass, il poeta dell’erotismo (Profondo Rosso, 2010), Fidel Castro – biografia non autorizzata (A.Car, 2011). Cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez e ha tradotto per Rizzoli il suo primo libro italiano: Cuba libre – Vivere e scrivere all’Avana (2009). Pagine web: www.infol.it/lupi. E-mail per contatti: lupi@infol.it
 

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    di Gordiano Lupi (xxx.xxx.xxx.157) 22 gennaio 18:38
    Gordiano Lupi

    Vedo che la macchina del governo cubano si è già messa in moto. Non c’è meglio risposta che postare il commento di Yoani Sanchez.

    Delinquenti comuni

     

    In memoria di Wilman Villar Mendoza

     

    Un paio d’anni fa, il mio amico Eugenio Leal (http://vocescubanas.com/veritas/) decise di richiedere un estratto dei suoi precedenti penali, documento indispensabile per ottenere qualsiasi impiego. Credeva di ritirare un certificato dove c’era scritto che non era mai stato condannato per alcun delitto, ma ebbe una spiacevole sorpresa: risultava autore di una “rapina” commessa nel paese natale, sebbene non avesse mai violato neppure un semaforo rosso. Eugenio protestò, perché sapeva che non era un caso né un errore burocratico. La sua attività come dissidente lo aveva già reso vittima di meeting di ripudio, arresti e minacce, ma adesso gli procurava persino una macchia sulla fedina penale. Era diventato un oppositore con un passato da “delinquente comune”, definizione utile alla polizia per gettare discredito su un cittadino. 

    Se diamo credito alla propaganda governativa, a Cuba, tra chi si preoccupa per il futuro della nazione non c’è una sola persona onesta, così come tra gli oppositori al sistema nessuno ha la fedina penale pulita. Chi si lascia andare a una semplice critica viene subito definito terrorista, nemico della patria, delinquente, persona priva di morale. Accuse difficili da “smentire” in un paese dove ogni giorno la maggior parte dei cittadini deve compiere diverse illegalità per sopravvivere. Siamo 11 milioni di delinquenti comuni, ma alcuni dei nostri reati sono comprare latte al mercato nero e possedere un’antenna parabolica. Siamo profughi da un codice penale che ci asfissia, fuggiamo dal “tutto è proibito”, evadiamo da una prigione che fonda le sue basi nella stessa Costituzione della Repubblica. Siamo una popolazione semicarcerata in attesa che la lente del potere si posi su di noi, indaghi nelle nostre esistenze e scopra l’ultima infrazione commessa.

    Adesso, con la morte di Wilman Villar Mendoza torna a ripetersi il vecchio schema dell’insulto statale. Un articolo sul quotidiano Granma ha descritto Wilmar come un volgare delinquente e forse presto un programma televisivo - di tipo stalinista - presenterà le presunte vittime dei suoi reati. L’obiettivo è quello di sminuire l’importanza politica della morte di un cittadino di 31 anni condannato a novembre per oltraggio, attentato e resistenza alla forza pubblica. La propaganda ufficiale tenterà di ridurre l’importanza di uno sciopero della fame e infangherà il suo nome con ogni possibile aggettivo dispregiativo. Vedremo le testimonianze dei medici che si sono presi cura di lui - non importa se violeranno il giuramento d’Ippocrate - e probabilmente anche la madre farà dichiarazioni contro il figlio defunto. Tutto questo perché il governo cubano non può permettersi di lasciare il minimo dubbio nella mente dei telespettatori. Sarebbe molto pericoloso che la gente cominciasse a credere che un oppositore possa sacrificare la sua vita per una causa, essere un buon patriota e persino un uomo onesto.

     

    Gordiano Lupi

    www.infol.it/lupi

     

    Nota del traduttore: I sospetti di Yoani si stanno già avverando, perché l’ambasciata cubana in Italia ha già diramato una nota nella quale afferma che “Wilman Villar Mendoza non era un prigioniero politico, ma un delinquente comune” e che “non è morto come conseguenza di un prolungato sciopero della fame ma “per l’aggravarsi di una malattia polmonare”. 

     

     

     

     

     

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    di Gordiano Lupi (xxx.xxx.xxx.40) 8 novembre 2011 23:06
    Gordiano Lupi

    Inviterei a leggere l’articolo prima di giudicare. Non c’è certezza che le condanne siano davvero giuste. Pare che gli italiani siano in grado di provare che non erano a Cuba al momento del crimine.

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    di Gordiano Lupi (xxx.xxx.xxx.126) 31 ottobre 2011 18:15
    Gordiano Lupi

    Non è una mia opinione, ma quella dell’autore del libro. Come avrà notato è una recensione, non un articolo. In ogni caso, grazie.

    Gordiano Lupi

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    di Gordiano Lupi (xxx.xxx.xxx.101) 20 ottobre 2011 19:29
    Gordiano Lupi

    credo che limitate molto l’intelligenza degli italiani... chi segue le cose cubane la comprende, chi non le segue, no. non c’è niente di iperculturalizzato. le dame in bianco sfilano con un gladiolo rosso in mano. laura pollan è morta. il gladiolo simboleggia laura. i due che guardano di nascosto sono raul e fidel. poi fate voi. le cos eintelligenti, credo che non siano un optional.

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