A volte il vicino di camera in ospedale è più fastidioso della stessa operazione. Dipende da chi vi capita. Ad esempio...
Ho avuto due interventi e due ricoveri, mia madre ha subito tre operazioni, la gnogna ha in bacheca due ictus carpiati ritornati e una ventina di collassi. Credo di aver passato più tempo negli ospedali che in vacanza. Dico questo perché si capisca che ho pieno titolo a parlare. Gli italiani hanno il talento di essere scassaminchia, ma quando diventano italiani degenti si superano, devo dire. La logica, in teoria, sarebbe semplice: se hai un foruncolo non puoi pretendere che tutta l’equipe medica si concentri su di te tralasciando quello col triplo bypass. Sarebbe semplice, ma pochi lo capiscono.
Andiamo a vedere la Scala Mercalli dei pazienti ospedalieri, partendo dal peggiore per arrivare al migliore.
Carluccio uomo di ferro (Grado 7 – Molesto)
La faccia è quella di chi ha passato l’infanzia a rubare la merendina ai compagni. L’atteggiamento pure. Quando entra è abbastanza squarcione: ride, parla ad alta voce al telefono (“Sì, mò mi sistemo sta spalla e domani usciamo a festeggiare”… come no…), fa pure battute. L’ho incrociato il mese scorso in sala operatoria… il tizio in questione era sicurissimo di sé fino al momento dell’anestesia. Quando ha sentito la puntura è cambiato totalmente: “Fa male!”, che va tradotto con “Ma come? Anch’io sento dolore? Io, Carluccio uomo di ferro???”. Lì è cominciato il dramma. Ha chiamato sei volte di fila gli infermieri, lamentandosi del poggiatesta: peccato che prima dell’operazione lo avessero pregato inutilmente di cambiare barella proprio per quel motivo. E’ andato in crescendo… da “Faccio reclamo” a “Vi denuncio” a “Fatemi chiamare i Carabinieri”. Un’infermiera si è spazientita, è arrivata con un telefono e ha detto “E chiamali”. Finalmente ha fatto silenzio.
Luigi XIV (Grado 6 – Invadente)
Non ha capito che quella non è una singola, non a caso ci sono tre posti. E’ attrezzato grosso modo come Magellano prima della partenza per le Molucche: pc portatile, doppio cellulare, borsa termica, televisore, cassa d’acqua minerale, tre sherpa, la randa di riserva e la collezione di Intrepido dal 1972. Ce l’avevo affianco l’ultima volta: entrando ho dovuto chiedergli se potevo spostare il sacco da boxe dal mio letto. Per inciso: le stanze di ospedale solitamente hanno elementi “comuni”, come il tavolino, le sedie e l’appendiabiti. Ecco… accanto al suo letto, che sembrava il baldacchino del Re Sole, c’era la squadra di calcio della Lodigiani ad occupare tutte le sedie. Il tavolo era pieno di ogni ben di Dio, portato dall’amorosa nonnina alla quale nessuno aveva spiegato che il giorno dell’operazione non si mangia. L’armadietto ovviamente era occupato, ma ho apprezzato la divisione dei reparti: estate, inverno, mezze stagioni, attrezzatura sportiva e muta da sub. Doveva operarsi a una fistole. Giorni di degenza: due.