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  Home page > Tribuna Libera > Giuliano Ferrara: sinistra puritana e guardone utilizza la magistratura
di Vincenzo Fatigati lunedì 14 febbraio 2011 - 4 commenti oknotizie
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Giuliano Ferrara: sinistra puritana e guardone utilizza la magistratura

Berlusconi, servendosi di un evidente accentramento dei poteri, ha generato un corto circuito che annulla la classica distinzione tra privato e pubblico: determinando, quindi, una mutazione nel linguaggio politico, che scade per una progressiva personalizzazione e "privatizzazione" della sfera politica. Anche gli antagonisti di Berlusconi hanno accettato questo paradigma, causando una generale degenerazione dei toni politici e un distacco sempre maggiore da una narrazione "reale" degli avvenimenti. Pertanto il Berlusconismo va oltre Berlusconi: in questo senso ha torto il Giornalista Giuliano Ferrara quando parla del neo puritanesimo moralista della sinistra, composta da guardoni che attraverso l’azione di una parte della magistratura politicizzata vogliono eliminare, in modo extraparlamentare, il consenso elettorale ottenuto dal Presidente del Consiglio.
 

Perché in realtà questa stessa dicotomia: puritanismo moralista Vs liberalismo tollerante, rappresenta la stessa degenerazione portata da quell’abuso di cui Berlusconi si è fatto portavoce. La sinistra dovrebbe rifiutare questa dicotomia, mostrando come questo spostamento di accento è nato da quell’abuso di poteri. Per questo è criticabile.

"Una repubblica della virtù, puritana nella sua ideologia e nel suo funzionamento è il contrario di una repubblica liberale e tollerante" (Giuliano Ferrara)

Per riuscire a comprendere e analizzare in modo coerente la degenerazione istituzionale e quindi il susseguente imbarbarimento del linguaggio politico che da decenni ormai inquina la natura democratica del nostro paese Paese; credo sia importante partire da una prospettiva diversa. Quello che sta succedendo oggi in Italia non è altro che l'espressione più evidente di un declino già iniziato nel periodo post tangentopoli: la crisi della rappresentatività e la personalizzazione della politica. 

E' interessante constatare il timore espresso da alcuni analisti che dall'estero cercano di descrivere la situazione italiana: quello che accade in Italia non sarebbe un'anomalia nostrana, bensì il destino delle democrazie occidentali. L'Italia è stata storicamente una sorta di laboratorio politico, il paese delle avanguardie. Basti pensare a quello che il fascismo italiano è sato per le altre nazioni europee.

La loro preoccupazione quindi è reale: e se questa sorta di "democrazia autoritaria di tipo video-cratica" non fosse altro che la naturale degenerazione delle democrazie occidentali?

L'Italia insomma, sempre secondo le opinioni di alcuni di questi analisti, sarebbe solo un passo più avanti degli altri paesi. Quest'imbarbarimento politico è il futuro dell'occidente.

Il discorso sarebbe molto lungo e complesso, ma soffermiamoci sulle recenti affermazioni del giornalista Giuliano Ferrara per cogliere brevemente il senso di quest' imbarbarimento. 

Secondo questo giornalista gli oppositori/nemici di Berlusconi, formati grosso moto da un circuito che comprende pezzi della magistratura, testate giornalistiche e esponenti della sinistra, non riuscendo a sconfiggerlo politicamente (cioè a livello elettorale) cercano di farlo in modo extraparlamentare: spiano nella serratura; gli ex libertini sessantottini si trasformano in guardoni moralisti che cercano di trovare vizi e peccati nel nemico per poi sconfiggerlo attraverso l'azione giudiziaria di magistrati politicizzati. Insomma per usare le stesse parole di Giuliano Ferrara "I giornalisti diventano magistrati e i magistrati diventano giornalisti". Anche i cattolici, elettori del Pdl, si sintonizzano su un discorso simile: bisogna distinguere l'aspetto privato da quello pubblico. Il nostro dovere, in quanto (elettori)cattolici, non è certo quello di giudicare se l'aspetto privato del nostro presidente sia compatibile con la morale cristiana, ma è invece valutare se il suo operato politico sia compatibile con i valori (e magari gli interessi?) istituzionali della Chiesa Cattolica. Si preferisce un presidente che "pecca" privatamente, ma sponsorizza i valori e gli interessi clericali che viceversa un buon cattolico che è magari a livello istituzionale è più cauto nel concedere alcuni privilegi.


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