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Genova, Ponte Morandi | I virtuosismi mediatici del mondo alla rovescia

 

Torniamo al caso del crollo del ponte Morandi a Genova e alla immane tragedia che ne è conseguita. Subito dopo il disastro, i giornalisti inviati sul posto dai media televisivi nazionali, si sono affannati a ribadire, in ogni loro intervento, che il Prefetto di Genova aveva escluso la "fatalità " dell'evento. Pioveva forte e c'era vento, ma è esclusa una scossa di terremoto, una carica esplosiva, l'impatto di un aereo, un grosso meteorite piovuto dal cielo, insomma un evento esterno di una qualche consistenza.

L'enfasi con la quale veniva continuamente ribadita la dichiarazione del prefetto era quasi una implorazione all'essere smentita, perché la "fatalità" è più accettabile della responsabilità, che poi presuppone la colpa e quindi qualcuno che deve pagare. Alzi la mano chi in questo paese ha mai visto qualcuno pagare per crolli di dighe, viadotti, case e scuole, disastri idrogeologici, ferroviari, incendi di chiara natura dolosa ecc... Al peggio, qualora qualcuno per mera sfortuna incappi in una ipotesi di responsabilità oggettiva, scattano le prescrizioni, generosi sconti, le revisioni dei processi che vanno a babbo morto e poi finiscono nel dimenticatoio. L'ipotesi della "fatalità" cadrebbe quindi a fagiolo, ma il Prefetto l'ha esclusa e questo complica non poco le cose.

Le complica a tal punto che per i giorni immediatamente successivi alla tragedia, i media nazionali sono riusciti nel virtuosismo giornalistico di riferirsi ad Autostrade spa come ad un soggetto impersonale, senza mai nominare il "patron", ovvero l'azionariato di riferimento che fa capo alla famiglia Benetton. In questa eclisse mediatica qualcuno ha interpretato il coacervo di interessi di certa stampa e certa politica con l'affarismo dei potentati economici. Più esplicitamente il vicepremier Di Maio ha individuato dei rapporti del terzo tipo tra il PD di Matteo Renzi e suoi cloni con certi ambienti finanziari, in merito a presunte dazioni per campagne elettorali o perfino per finanziare la Leopolda. Immediate le smentite sdegnate degli interessati. Matteo Renzi cita carte che lo dimostrerebbero, ma di quali carte si tratta dubito che mai lo sapremo, il soggetto in questione non è quello che si potrebbe definire un campione di sincerità. Tuttavia appare piuttosto evidente che le convenzioni stipulate con la concessionaria Autostrade, rinnovate senza istituire bandi di concorso, appaiono fortemente sbilanciate a favore del privato e a danno del pubblico. Ovvero è attenzionata una serie di clausole coercitive che metterebbero il concessionario al riparo da eventuali conseguenze, prima tra tutte la revoca anticipata della concessione che presuporrebbe un esborso da parte dello Stato di una ventina di miliardi di euro a titolo di penale. Chi ha stipulato queste convenzioni ha un nome ed un cognome e il PD appare a buon titolo uno dei soggetti chiamati a risponderne. I media nazionali hanno martellato ad ogni ora sul rischio che i cittadini siano chiamati a rifondere Autostrade, quindi la famiglia Benetton, della penale da 20 miliardi di euro. Non si è capito se questo martellamento mediatico avesse uno scopo dissuasivo per far insorgere la pubblica opinione contro tale eventualità o per indurre il governo a stoppare ogni iniziativa . Certo è alquanto strano che media che avrebbero dovuto avventarsi su Autostrade, viceversa diano continui "avvisi " al governo dal prendere iniziative. Su questo si sta indagando e sarà la magistratura a decidere chi e come dovrà pagare. Intanto però il governo Conte punta alla "caducazione " per inadempienze contrattuali piuttosto che alla revoca della concessione. Vedremo come va a finire.

Nel panorama che ci offre "il mondo alla rovescia ", brillano di luce propria alcuni soggetti che elaborano congetture a dir poco stravaganti, se non proprio fantasiose, nel tentativo di mescolare le carte. Non so quali siano gli scopi o se è soltanto per un gap intellettuale, ma siamo oltre ogni limite.

Una su tutte, la presunta responsabilità indiretta del M5S nel crollo del ponte. La tesi di questi "liberi pensatori "è la seguente, prego prestare attenzione : "Siccome alcuni esponenti locali dl M5S di Genova si sono opposti alla variante stradale "Gronda", per lo più composta da una cinquantina di chilometri di tunnel sotto la città, ergo sono corresponsabili del crollo del Morandi ". E ribadiscono tale tesi definendola " un fatto " incontrovertibile ma non solo, chi non vede un nesso diretto di questo "fatto" con il crollo del ponte è uno che nega la verità. Insomma hanno stabilito un nesso di causa ed effetto tra l'opporsi ad un'opera che comunque impattava pesantemente sulla città e il crollo del Morandi. Nemmeno li sfiora l'idea che per evitare il crollo, la prima ed unica cosa da fare era quella di mettere il ponte in sicurezza, anche perché se il progetto Gronda fosse diventato esecutivo e quindi nessuno lo avesse criticato o si fosse opposto, ammesso che ciò abbia un senso in una città amministrata da politici dello stesso colore da una settantina d'anni, nel frattempo che veniva completata la variante, ovvero almeno una decina di anni visti i tempi nostrani, il Morandi sarebbe comunque crollato.

Insomma il mondo alla rovescia.

Commenti all'articolo

  • Di GeriSteve (---.---.---.128) 19 agosto 2018 15:06

    Mio caro Paolo, è una questione di sistema di riferimento: questo mondo è alla rovescia rispetto a come tu e quasi tutti noi vorremmo che fosse, ma è perfettamente "dritto" rispetto a come funziona da tempo.

    Se vai qui vicino: Ponte Morandi: una tragedia "esistenziale". Sono stati meravigliosi gli anni Sessanta? trovi un breve elenco di "precedenti" che non sto a ripeterti.

    Non voglio sostenere che tu fai male a scandalizzarti che "così van le cose" e che "così fan tutti": non dobbiamo rassegnarci e fai benissimo a ricordarcelo. Dobbiamo però ricordarci perchè "così van le cose e così fan tutti": perchè noi abbiamo una delle peggiori e più corrotte classi dirigenti del mondo, a partire (ma non solo) dalla classe dei politici.

    Il sistema della corruzione è tale da estendersi irreversibilmente fino a che non lo fermi qualche evento catastrofico, del tipo "ghigliottinamento dei corrotti".

    Nel suo fondamentale e chiarificatore libro "Il ritorno del principe" il magistrato Roberto Scarpinato ci ha spiegato come un corrotto, da lui incastrato, gli ha giustificato il suo ingresso nel sistema della corruzione: "a me, la prima mazzetta me la ha messa in mano il mio capoufficio: non avrebbe mai accettato un incorruttibile nel suo ufficio".

    In perfetta analogia, finora nessun partito italiano ha permesso ad un incorruttibile di "far carriera" nel proprio ambito". Anche restituire ai cittadini l’elementare diritto di scegliere loro chi votare non cambierebbe granchè: gli incorruttibili, invece che stare in fondo alla lista dei candidati non entrerebbero neanche in lista: non sia mai che gli elettori li eleggano!

    Ma mi dirai: perchè tu sei così pessimista da scrivere che la corruzione è irreversibile?

    Per un motivo semplicissimo: perchè un corrotto che volesse tornare indietro dovrebbe pagare un prezzo altissimo, passando dalla corruzione addirittura all’eroismo. Un corrotto è sempre ricattabile dal sistema della corruziona che sa e conserva accuratamente le prove della sua corruzione.

    Ricordi Sindona? dagli Usa tornò in Italia con un’arma terribile: una lista di oltre 500 potenti di cui proprio lui, Sindona, aveva trasferito all’estero i capitali illecitamente accumulati. Con quella lista lui si credeva di poterli ricattare, cosa che sarà certamente successa, ma non fu lui. Lui si bevve un caffè con più cianuro di quanto credeva, la lista sparì (proprio come un’altra analoga "arma": la borsa di Calvi) e noi non abbiamo mai saputo niente di quei corrotti con il gruzzolo all’estero nè di tanti altri casi analoghi.

    Oggi ti voglio proprio far male: oltre agli incentivi di cooptazione, oltre ai ricatti di fidelizzazione, abbiamo anche il fenomeno della "autocensura": chi vuole far carriera (non importa se come politico, giornalista, dirigente, funzionario, quadro...) si autocensura come se fosse sotto ricatto; così tanto per far sapere a chi conta che lui è "a disposizione".

    Mio caro Paolo, in realtà io so che tu sai già e bene tutto ciò che scrivo, in realtà io apprezzo che tu ci ricordi cosa dovrebbe essere dritto e cosa rovescio, ma tu lasciamelo il piacere di denunciare che fino a che non torna (anzi: arriva, perchè in Italia purtroppo non c’è mei stata) la ghigliottina, così van le cose e così fan tutti.

    GeriSteve

    P.S. Questo mio elogio nostalgico della ghigliottina mi ha fatto venire in mente una "petrolinata": l’eroico Petrolini, in pieno fascismo, quando era pericoloso denunciare corruzione e dispotismo, così recitava:

    Sono stato a Roma e, sulle strade, ho letto "via Mazzini", "via Garibaldi"... e invece bisognerebbe scriverci: TORNA MAZZINI, TORNA GARIBALDI...

  • Di paolo (---.---.---.49) 20 agosto 2018 15:36
    Caro GeriStive sempre un piacere leggerti ma è vero, tu stai rigirando il dito nella piaga.
    Ormai sono convinto che questo paese sia entrato in una trasformazione culturale irreversibile. Per questo seguo con attenzione quello che verrà fuori da questo governo giallo-verde; senza troppe illusioni ma con la speranza di cogliere un indizio . Dopo la devastazione etico morale del belusconismo + renzismo sarà difficile far peggio; qualcosa di buono sembra stia già affiorando ma è ancora presto per dirlo.
    Sto seguendo la vicenda del crollo del Morandi e scrivo per manifestare il mio sdegno, oltre che per la vicenda in se, per quello che mi tocca sentire da parte di disgraziati senza arte né parte, gente che occupa posizioni importanti per grazia ricevuta e dotati della intelligenza di un bonobio.
    Con due pensieri che mi attraversano la testa. Il primo che potevo esserci io, mio figlio, un amico, dal momento che l’esserci o non esserci era soltanto affidato al caso. Pensa che la figlia di un parente genovese di un mio amico è transitata cinque minuti ( dicasi cinque) prima del crollo !!. Cinque minuti che hanno fatto la differenza tra la vita e la morte. La madre l’ha chiamata sul cellulare con il cuore in gola, pensa se non avesse subito risposto.
    Il secondo pensiero è che oltre a Mazzini e Garibaldi, per sterilizzarci da questa schiumaccia di ruffiani, venduti e collusi rivedrei volentieri anche un certo Robespierre in azione.
    grazie e un saluto.
     

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