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Genova 2001 | Dalla Diaz alla Dia, quella nomina inopportuna

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione del 5 luglio 2012, è uno di coloro che “hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”. Ha avuto una condanna in via definitiva (andata in prescrizione) a tre anni e otto mesi per “falso”, ossia aver preso parte alla creazione di prove false finalizzate ad accusare decine di persone torturate (il terribile participio lo usa la Corte europea dei diritti umani) durante l’irruzione alla scuola Diaz di Genova, nel luglio 2001.

Motivi trascurabili per il ministro dell’Interno Marco Minniti, che ha nominato Gilberto Caldarozzi vice direttore tecnico operativo della Direzione investigativa antimafia, la struttura-chiave della lotta alla criminalità organizzata.

Una decisione risalente addirittura all’11 settembre e all’epoca passata inosservata e che il Comitato verità e giustizia per Genova ha scoperto alla vigilia di Natale.

In questi anni, i dirigenti di polizia condannati per i fatti della Diaz non andati nel frattempo in pensione hanno avuto incarichi esterni (ad esempio Gianni de Gennaro, nel 2011 capo della polizia, è oggi presidente di Finmeccanica) o sono rientrati in polizia, in alcuni casi anche promossi.

Quello di numero 2 della Dia è un ruolo di primissimo piano. Vero: il 5 luglio di quest’anno sono scaduti i “cinque anni di interdizione ai pubblici uffici” disposti dalla Cassazione nel 2012. Resta la questione dell’inopportunità.

Resta soprattutto la sensazione che se all’epoca dei processi fosse stato già in vigoreil reato di tortura – magari con una formulazione migliore di quella approvata dal parlamento italiano solo quest’anno – le cose in generale sarebbero andate diversamente.

Scrive Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato che rappresenta le vittime della Diaz e di Bolzaneto:

“In questi lunghissimi anni ho assistito a numerose promozioni indecenti di buona parte dei condannati per le violenze e le torture alla Diaz e a Bolzaneto, da parte di tutti i governi che si sono succeduti. Non c’è mai stata alcuna sospensione, nessun allontanamento dei colpevoli, nessuna legge o riforma volta a prevenire e condannare quello che è successo a Genova, luglio 2001”.

Il segnale che arriva alle vittime di Genova è che nel capoluogo ligure, 16 anni e mezzo fa, non c’è stata una “macelleria messicana”: tuttalpiù, un innocuo mercatino di Natale fuori stagione.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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