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Fornero, Mastrapasqua e i dati sugli esodati come "arma di ricatto"

Tito Boeri e Agar Brugiaviani scrivevano alcuni giorni fa su Lavoce.info:

Da tempo denunciamo su questo sito come Antonio Mastrapasqua utilizzi a fini di battaglia politica i dati amministrativi raccolti dal suo istituto nell’esercizio delle sue funzioni. Ne ha il monopolio assoluto e, come abbiamo documentato, anziché renderli pubblici, li fornisce in modo del tutto inadeguato e li interpreta prestando il fianco a un loro uso politico. Diventano, questi dati, quasi un’arma di ricatto nei confronti della classe politica.

Mi dispiace non essere abbastanza "nel giro" per conoscere quali battaglie politiche stia conducendo Mastrapasqua (ed, eventualmente, insieme a o per conto di chi). Il ministro Fornero sulla Maginot dei 65.000 a rivendicare "chiarezza e trasparenza" e a condursi, a propria volta, la guerra di posizione contro il presidente dell'INPS mi conferma però che ormai siamo agli stracci che volano. O al crollo dell'Impero Romano. Lascio a voi la scelta di quanto nobilitare la tragica farsa.

Tragica farsa. I dati dell'INPS non sono pubblicamente disponibili e quindi valutabili e certificabili, ma vengono gestiti da un padre padrone. Nell'Italia del 2012, tutta tesa all'innovazione e agli open data... E Fornero, d'altro canto, crede forse che, ripetendo all'infinito il mantra dei 65.000 esodati, le altre decine, se non centinaia, di migliaia di lavoratori coinvolti si convinceranno che la rugosa realtà non può essere in contrasto con la comoda teoria e finalmente ammetteranno di vivere nella migliore delle riforme possibili? 


Da un altro punto di vista, in una concezione - diciamo così - più sistemica, questo squallido guerreggiare tra figure di altissimo rilievo istituzionale realizza una brillante strategia politico-comunicativa. Perché si aprono le praterie della "personalizzazione", insomma il fronte mediatico "Fornero-Mastrapasqua", e si sposta via l'attenzione dagli esodati. L'oggetto del contendere subito si porta sullo sfondo per lasciare il palco al "duello".

Si darà la stura alle mezze parole dell'uno e ai comunicati burocraticamente minacciosi dell'altro, alle "reazioni sbigottite" dei vari notabili e soprattutto all'analisi delle intenzioni e motivazioni (sopra lamentavo proprio la mancata conoscenza di esse, perché tutti subiamo il fascino dell'intrigo e delle segrete stanze).
E perderemo, con serietà e sobrietà, ma anche con gran pelo sullo stomaco e tanta soddisfazione per l'esercitato potere e nessuna pietà per le comparse, buone giusto per fare un po' di casino nelle manifestazioni romane, ancora qualche mese, decisivo per le vite di molti.

Però vuoi mettere il piacere, tutto in diretta, delle "schermaglie", della "guerra di cifre", del "duro commento" e del "richiamo al senso di responsabilità"?

Questo articolo è stato pubblicato qui

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