Tuttavia, la rottura definitiva all’interno del Pdl è stata causata dalle posizioni di Fini e dei finiani in tema di giustizia. Posizioni tanto condivisibili quanto assolutamente sorprendenti se si considera da quale pulpito siano espresse; e cioè dal pulpito del Pdl, ovvero il partito di Berlusconi. Posizioni che ci fanno chiedere come sia stato mai possibile che persone di tal genere si siano trovate e si trovino tutt’ora nel Pdl. Tant’è che l’ufficio di presidenza del Pdl ha stabilito che “le posizioni dell’onorevole Fini” sono “assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà”. Ed è verissimo!
L’incoerenza e l’improvviso mutamento d’opinione provengono non da Berlusconi e dal suo gruppo, ma da Fini e dai suoi, i quali ad un tratto hanno iniziato a ritenere intollerabile che gente fortemente sospettata di aver commesso reati ricopra incarichi pubblici e hanno iniziato addirittura a parlare di una questione morale. Questi sono, evidentemente, temi che nel Pdl, il partito di Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino ecc. non hanno alcun senso!
E’ naturale, dunque, che nel momento in cui si sono messi sul campo questi temi e sono stati attaccati vari membri del Governo (Scajola, Cosentino, Brancher) per questioni giudiziarie, il patto che stava alla base del Pdl si è rotto. Ma chi ha rotto questo patto è senz’altro Fini. E’ lui il “traditore”.
Ora noi potremmo pensare a una sorta di ravvedimento, ad un Fini folgorato sulla via di Arcore, il quale all’improvviso ha capito l’immenso valore della legalità e dell’integrità morale nella politica. Beh, questo in realtà sembra piuttosto improbabile... Molto più probabile è che il presidente della Camera si muova per opportunità politica. E ciò è dimostrato dalle varie vicende giudiziarie tanto messe in evidenza dai finiani. Queste vicende mostrano come i finiani abbiano sì evidenziato una questione morale nel Pdl, ma solamente fino al punto cui si poteva spingere l’opportunità politica, cioè fino al punto in cui potevano ottenre un vantaggio politico.
Pensiamo alla vicenda di Scajola: egli si è dimesso da ministro dello Sviluppo Economico dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta “cricca”, ma senza neanche essere indagato. Pochi giorni dopo fu nominato ministro di non si sa bene cosa (non lo sapeva bene neanche lui e non è uno scherzo) Aldo Brancher, già prescritto per finanziamento illecito ai partiti e in quel momento ancora imputato per ricettazione e appropriazione indebita (sarà condannato in primo grado dopo un mese circa). Come? Scajola si dimette per uno scandalo giudiziario e nominano ministro uno più inguaiato di lui? Ma i finiani non hanno nulla da dire. Gli attacchi sono arrivati solo qualche giorno dopo quando Brancher ha deciso, in maniera perfettamente legale, di avvalersi del legittimo impedimento per non presentarsi ad un’udienza. Non l’avesse mai fatto! Ad un tratto il Presidente della Repubblica e addirittura parte del Pdl (i finiani appunto) scoprono che la legge sul legittimo impedimento è una vergogna e attaccano duramente Brancher per aver provato ad usarla. Ma attenzione: il legittimo impedimento è una vergogna solo se lo usa Brancher; se lo usa Berlusconi non ci sono problemi, né per Napolitano, il nostro grande Presidente della Repubblica, né per i finiani.