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Ferrara in versione Grasso, stronca Saviano senza nemmeno averlo visto

Deve essersi macchiato di una colpa indelebile o ancor peggio di un peccato originale se Roberto Saviano alla vigilia del suo debutto con il programma Quello che (non) ho, condotto insieme a Fabio Fazio si è beccato per l’ennesima volta gli strali avvelenati di metà stampa di destra. Giuliano Ferrara e Giancarlo Perna rispettivamente sul Foglio e sul Giornale hanno infatti stroncato ancipatamente non tanto il nuovo programma che è andato in onda ieri su LA7 quanto l’autore di Gomorra nel suo insieme. I suoi articoli, la sua scrittura, le sue idee, il suo pensiero sono tutti da bruciare al cospetto di alcuni piccoli ideologi del conservatorismo italiano. Da tempo a Giuliano Ferrara ed ad alcuni del Giornale non va giù il merito di Saviano di aver riacceso i riflettosi su temi della legalità, di aver ricominciato a parlare di malavita organizzata (ad alta voce e senza farsi intimidire), di aver stigmatizzato le connessioni tra ‘Ndrangheda e Lega Nord. Ma soprattutto a questi piccoli intellettuali della pseudo–destra nostrana non va a genio la passione con cui il giovane talento napoletano ha scritto e continua a scrivere sulle pagine del quotidiano La Repubblica.

Se qualcuno sulla carta stampata o in televisione cerca di costruire un immaginario diverso da quello che anni di pessima politica (di cui Perna e Ferrara sono impregnati) hanno eretto in Italia, descrivendo un paese più libero, laico, tollerante, solidale, solido, legalitario ed egualitario, ecco che questo qualcuno viene sommerso da giudizi superficiali quanto inconsistenti come radical chic, rappresentante di un non meglio identificata gauche caviar, benpensante, moralista, fenomeno da salotto,giacobino e tutto il resto.

Ma stanno davvero così le cose? Come si fa a non riconoscere la verità? Saviano è uno dei pochi che si è ritagliano lo spazio che occupa con le proprie forze. Si è messo sulla scia di un successo editoriale meritatamente conquistato, affrontando temi che la maggior parte degli intellettuali italiani non vuole nemmeno citare. Gli altri tra cui molti giornalisti di Libero, del Foglio ed del Giornale scrivono e mangiano al desco del proprio referente politico pronti a modificare i propri ideali ad ogni cambio di governo. La parabola (discendente) di Ferrara in questo caso è esemplare. Figlio di un senatore comunista, è stato prima iscritto al PCI, europarlamentare del PSI, poi ministro del primo governo del Cavaliere, poi fondatore nel 2008 di una lista antiabortista legata al centrodestra, papista ed esegeta di Papa Ratzinger si è ritrovato ultimamente in televisione usurpando il posto che fu di Enzo Biagi per intercessione (o meglio imposizione) dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Noto per le sue posizioni illiberali come quando voleva impedire al premio Oscar Roberto Benigni di parlare durante il festival di Sanremo passerà alla storia per essere stato confidente retribuito della CIA ed il ghostwriter di alcuni dei peggiori politici italiani e poco altro.

Visto il curriculm di chi lo stronca, dovremmo dar credito alle critiche che muove Ferrara in versione Aldo Grasso al promettente e corretto compagno di programma di Fabio Fazio? Oppure dovremmo tirare dritto e farci un’ idea solo dopo la visione di Quello che (non) ho?

Non sappiamo se l’auotore di Gomorra come dicono alcuni scenderà in politica, speriamo di no perché ne perderebbe in autorevolezza. Fino a quel momento però merita il plauso e l’approvazione di tutti, solo per il semplice fatto di essersi eretto a parafulmine delle saette scaturite dalla frustrazione di Perna e Ferrara. Continua così Roberto e li farai crepare per eccesso di invidia.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.63) 15 maggio 2012 18:14

    tutto giusto, però non me ne preoccuperei. le critiche sono spia del successo e volano pubblicitario formidabile. lungi dall’essere d’accordo con ferrara, mi piacerebbe che su tutto, a partire da saviano, si possa fare dibattito. se il giovane scrittore napoletano è quello che dice, paladino di diritti e democrazia, sopporterà anche qualche rilievo al suo operato che il successo e il talento necessariamente trascinano.

    non facciamo chiese savianofile o benigniste, sono sicuro che questi intellettuali sono i primi a non volerle.

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