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Fascisti con il pallone

Un articolo del 1° Ottobre su Repubblica, a firma di Corrado Zunino, parla di alcuni calciatori che subiscono il fascino della camicia nera del fascismo. Cita Abbiati, portiere del Milan, Cannavaro, Buffon. Pare che Abbiati abbia detto, stando all’articolo, "del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l’ordine", ed ancora “rifiuto le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e l’ingresso in guerra". Ricordo un indimenticabile Massimo Troisi, interprete in un film sul fascismo, che rispondeva, a chi diceva che Mussolini faceva arrivare i treni in orario, che bastava un capostazione per far rispettare l’orario dei treni, non un capo di stato (ogni riferimento ad Alitalia è puramente casuale). Ma cosa vuol dire assicurare l’ordine? Detto così, è molto superficiale.

Pertini, il mai abbastanza compianto Presidente della Repubblica, disse in un suo discorso che le dittature sembrano belle a vedersi, c’è ordine e silenzio, ma aggiungeva che era l’ordine delle galere e il silenzio dei cimiteri. Credo che volesse dire che in democrazia esistono delle leggi, e per avere l’ordine occorre farle rispettare. Non ci vogliono Hitler e Mussolini, ma leggi serie, con certezza della pena, come in ogni altra parte del mondo. Mi viene poi da ridere sui valori della religione cattolica del fascismo… Il famoso crocifisso in tutte le classi…


Quindi Abbiati non condanna l’omicidio Matteotti, l’olio di ricino fatto bere agli avversari politici, le manganellate date a chi si opponeva, le camere del lavoro bruciate insieme ai libri, l’omicidio dei Fratelli Rosselli, i migliori intellettuali italiani messi in galera, la “Scienza Fascista”, e così via. Il bello è che nessuno si indigna se i nostri calciatori parlano in questo modo, dando pessimi esempi. Mi chiedo due cose: come mai calciatori che guadagnano milioni di euro accarezzano le idee del fascismo? Perché nessuno reagisce? Io non ho mai capito (ma ho il difetto di essere una persona razionale) chi accetta il fascismo. Come fanno ad accettare un mondo di violenza e pestaggi? Come fanno a negare l’Olocausto e i campi di concentramento? Se non vi sono motivazioni razionalmente difendibili, allora dobbiamo andare nel campo dell’irrazionale. E se ragioniamo nel campo dell’irrazionale, stranamente troviamo forse una spiegazione: difesa di privilegi acquisiti. E manipolazione di chi questi privilegi non li ha, ma è abbastanza debole psicologicamente per difenderli anche contro i propri interessi (si pensi a quanti nelle curve ultrà di destra sono degli spiantati). Domandiamoci: è corretta una difesa a tutti i costi di questi privilegi in una democrazia? Da un punto di vista politico sì, ma con una precisazione. Io posso votare il partito che difende i miei privilegi, ma questo partito deve difenderli all’interno della nostra Costituzione, che non è fascista. E la nostra Costituzione garantisce anche i poveri o i meno fortunati, garantendo un equilibrio. Ad esempio, i calciatori devono pagare le tasse senza scappatoie all’estero. Le società non possono fare operazioni in nero, e così via. Chi invoca il fascismo, secondo me, non accetta tutto questo. Vuole “l’ordine” e la “pulizia”, il che vuol dire vivere con i propri privilegi senza risolvere i problemi degli altri e cercare delle leggi uguali per tutti. Egoismo allo stato puro.
 
Spiegato questo punto, cerchiamo di capire perché nessuno reagisce e certe dichiarazioni non suscitano sdegno. Tempo fa, Mario Scaccia, grande attore di teatro, lamentava come gli spettatori di oggi avessero perso la capacità del pernacchio nei confronti di opere teatrali obbrobriose. Credo che la stessa considerazione si può applicare nel nostro caso. La capacità di critica, oggi, non è esercitata ed, anzi, è vista con sospetto, in quanto allontana da una massificazione acritica che fa comodo a molti. A cosa serve, si possono chiedere in molti, contestare il fascismo e Salò quando un Ministro della Repubblica e il Sindaco di Roma parlano con affetto dei repubblichini che combatterono contro i partigiani e allo stesso tempo difendono i valori democratici? Il messaggio sembra essere: le due cose possono coesistere, e quindi nessuno si indigna. Ahimè, non è così. La giustificazione di scelte che hanno difeso valori irrazionali, come il fascismo ed il nazismo, è irrazionale di per sé. E contraria alla Costituzione, che è basata sulla lotta al fascismo. L’irrazionalità e l’ignorare la Costituzione, purtroppo, generano i mostri, parafrasando Brecht, come quelli che si dicono fascisti e che non credono all’Olocausto. Ma forse mostri sono anche, e forse più degli altri, coloro che non si indignano per questo.

Commenti all'articolo

  • Di Ex curvaiolo Milan (---.---.---.205) 3 ottobre 2008 07:44

    A Milano circola una voce: Abbiati avrebbe detto quelle cose su istigazione. Per carità, magari le crede pure, ma l’outing dipenderebbe dal fatto che il portiere del Milan ha voluto fare un "favore" ad alcuni ambienti di tifosi di estrema destra che l’avevano contestato al suo ritorno al Milan. In pratica, con la mediazione di altri fascisti della curva dell’Inter, Abbiati avrebbe ripreso i contatti con questi tifosi del Milan, di area Forza Nuova e affini, e avrebbe fatto l’apologia del fascismo per sdoganare tutto un ambiente di estrema destra che a Milano sta alzando la cresta (vedi nascita del "centro sociale" Cuore Nero) e controlla le due curve.
    Qundi, al di là della semplice idiozia di alcuni calciatori, c’è qualcosa di più profondo e grave: un progetto strisciante di allargamento del consenso allo stadio e nella città

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