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Fare sesso con le macchine?

Intervista a Maurizio Balistreri e a seguire le (inquiete) riflessioni di db. 

 

Dopo aver letto (e meditato) il libro ho intervistato l’autore. Ma le tesi di Balistreri non mi hanno convinto, così subito sotto ho aggiunto i miei dubbi e alcune riflessioni. Come si dice in questi casi “il dibattito è aperto” e dunque grazie a chi – con post o commenti – interverrà [db]

«Vi spiego perchè fare sesso con un robot»: intervista di Daniele Barbieri a Maurizio Balistreri (*)

«Abbiamo diritto ogni tanto a fingere che la realtà sia diversa?» chiede Maurizio Balistreri nel secondo capitolo di «Sex robot: l’amore al tempo delle macchine» (Fandango libri: 284 pagine per 18 euri). La maggior parte delle persone probabilmente risponderebbe sì. Ma la questione è più complessa se la finzione riguarda far sesso con i robot. E’ questione soprattutto maschile anche se «sempre più donne comprano giocattoli del sesso» scrive Balistreri. Comunque non si parla di un futuro lontano: pochi mesi fa a Torino ha aperto la prima casa italiana di appuntamenti con sexy dolls (della società catalana LumiDolls) che però è stata posta sotto sequestro dalla polizia municipale; invece in Germania luoghi simili sono legali. Di certo «è difficile prevedere cosa accadrà nella robotica nei prossimi decenni», dunque se «sarà possibile costruire robot che, oltre ad avere sex appeal, possano essere oggetto del nostro amore» scrive Balistreri che è ricercatore di Filosofia morale all’università di Torino e presidente del Comitato di bioetica del Policlinico militare di Roma.

«L’inesorabile avanzata dei robot» è la prima frase del libro. Dunque è solo questione di tempo. Vale anche per i sexbot. Possiamo azzardare una ipotesi? Dieci anni o più?

«I sex robot sono già una realtà. Sono bambole di silicone con dispositivi tecnologici che permettono un minimo di interazione con un essere umano. Sono prototipi ancora molto grezzi ma forse non dovremo aspettare molto prima di avere tra noi androidi che si comportano come individui in carne ed ossa».

«Inesorabile» ma potrebbe esserci uno stop se la campagna contro l’utilizzo dei sexbot (attiva dal 2015) convincesse i legislatori. Lei come giudica a richiesta di “stop”?

«Non è facile vietare i sex robot. Cosa facciamo? Li vietiamo ma permettiamo gli altri giocattoli del sesso che riproducono parti del corpo umano? Quale sarebbe poi la ragione per vietarli? I robot sono macchine, possiamo fare qualsiasi cosa ma non arrecare loro sofferenza. Inoltre, i sex robot potrebbero ridurre la prostituzione e forse diventare uno strumento terapeutico per la cura della pedofilia».

Una volta perfezionati i sexbot saranno innocui strumenti di gioco e di piacere sessuale o una minaccia per le relazioni?

«Questo dipenderà dalle persone: per alcuni è normale che il proprio partner pratichi l’autoerotismo anche con l’aiuto di giocattoli, per altri non lo è. Qualcuno si sentirà tradito perché il proprio partner fa sesso con un robot. Ma il robot potrebbe essere anche una risorsa per le coppie che desiderano ravvivare un rapporto ormai stanco e scivolato nell’abitudine».

I sexbot usati come partner sessuali saranno programmati per essere sottomessi. Non è un’idea pericolosa che indurrebbe molti uomini (e forse qualche donna) a considerare normale una relazione di dominio anche nel mondo reale?

«La questione è importante: praticare certi giochi può corrompere il nostro carattere. A forza di praticare giochi violenti diventiamo persone violente? Oppure fantasie di questo tipo possono avere un effetto catartico e permetterci di avere relazioni più sane con le altre persone? La maggior parte di noi è in grado di distinguere fra immaginazione e realtà: in alcuni casi però questi giochi potrebbero rafforzare disposizioni pericolose».

Un’altra idea che molte persone potrebbero considerare pericolosa: sex bot con fattezze da bambini. Il loro uso incoraggerebbe la pedofilia o invece potrebbe essere un antidoto a questi comportamenti nel mondo reale?

«Non sappiamo ancora se i sex robot bambini potrebbero aiutare a curare i pedofili: qualcuno pensa che potrebbe funzionare ma c’è bisogno di più ricerca. Chi consuma materiale pedopornografico non commette necessariamente crimini sui bambini: questo vale anche per i sex robot bambini? Sono questioni a cui potremo rispondere soltanto con la ricerca».

Infine la violenza. Sexbot come Samantha o Frigid Farrah sono programmati per dire no. Ciò non sottintende che il padrone dell’oggetto possa imporsi e/o danneggiare il partner riluttante? E questa idea non potrebbe essere un alibi per i sex offender?

«Ci sono robot programmati per rifiutare un rapporto sessuale. Quando la persona si avvicina, danno l’impressione di respingere le avances sessuali: c’è chi trova la cosa eccitante, perciò questi robot sono in commercio. C’è un limite morale alle nostre fantasie? Io ritengo che l’immaginazione è uno spazio dove la moralità non può avere cittadinanza, almeno fintantoché quello che facciamo non danneggia nessuno e le persone che partecipano al gioco hanno dato il loro consenso».

(*) Questa intervista è uscita – al solito: parola più, parola meno – sulle pagine culturali del quotidiano «L’unione sarda»

 

IL MIO PUNTO DI VISTA

1 – Fiction

Come sa chi passa da questo blog io sono appassionato di fantascienza. Dunque mi intriga l’idea di nuove relazioni fra esseri umani e creature artificiali. Nel 1969, ben prima che sul “mercato” si affacciasse l’idea di sexy robot, Robert Sheckley scrisse il racconto «Sente qualcosa quando faccio così?». Non mi azzardo a riassumerlo ma quello che qui mi interessa è che, di fronte allo stupore della donna (annoiata e apparentemente priva di emozioni) perché un robot la desidera, Sheckley immagina che la creatura artificiale se ne esca – vado a memoria – con questa spiazzante risposta: “se la carne può smettere di desiderare perchè il metallo non potrebbe cominciare?”. Un bel quesito filosofico e scientifico. Sulla strada di una evoluzione-mutazione delle passioni, dell’artificiale e del “naturale”… Ma per il momento abbandoniamo la fantascienza e addentriamoci nel (cosiddetto?) mondo reale.

2- Non fiction

Da tempo i cyborg e i robot sono fra noi. Prossima invitata l’intelligenza artificiale. E il libro di Balistreri (come la mia intervista) comincia con la frase «inesorabile avanzata». Allora è tutto deciso? Io non mi riconosco nella coppia – resa famosa dal titolo d’un libro di Umberto Eco – “apocalittici e integrati”. Continuo a credere che vi siano altre strade. Controllare quel che facciamo. Scegliere strade che non siano imposte dai Palazzi e/o dal “mercato”. Cioè ragionare e progettare per modificare questo che in nulla è “il miglior mondo possibile” per evitare la catastrofe (anzi le tre catastrofi che sono in cammino: ecologica, militare e dei diritti).

3- Tecnovudù

Come ho scritto molte volte con Riccardo Mancini, il paradosso – anzi il corto circuito – è che tanto più usiamo le tecnologie tanto più siamo analfabeti… scientificamente. Sarebbe un lungo discorso politico che qui sottintendo (ma spero di essere compreso).

4- Tanti mondi sul pianeta Terra

Ha ragione Balistreri a dire che la questione è importante e urgente, perciò bisogna ragionarne senza pregiudizi. E fa bene a ricordare che fra noi umani sulle relazioni esistono idee (e pratiche) assai diverse. A esempio l’omosessualità o la masturbazione che facevano innorridire Tommaso D’aquino (come i suoi fans riuniti a Verona pochi giorni fa) per altre/i sono legittime, normali. Mentre, come ricorda anche Balistreri, il «doctor Angelicus» – cioè Tommaso D’Aquino – non riteneva così gravi l’incesto e la violenza sessuale. Ed evito qui di parlare della permanente “tolleranza” soprattutto cattolica verso la pedofilia.

5 – Vengo al mio disaccordo

Se anche non avete letto il lungo e articolato libro di Balistreri … fidatevi dell’intervista: l’autore è stato bravo (e onesto) a sintetizzare il suo pensiero sui punti più spinosi. E di queste “spine” voglio parlare, forzandomi anche io di riassumere (se no questi miei appunti diventano un libro). La prima questione è se ci sia qualcosa di orribile nel fatto che alcune persone giochino – anche sessualmente – con robot o altre macchine. Su questo punto secondo me si può discutere…

6 – Ma obietta la mia amica Mary

“Come sarebbe che si può discutere?” si arrabbierà un po’ di gggggente. Le macchine non sono persone… almeno per ora. La mia saggia amica Mary sintetizza così: «Non credo c’entri la morale ma il valore che diamo all’umanità. Posso usare un robot per fini pratici, non per scambiare con lui un rapporto sessuale che è, dovrebbe essere, uno scambio alla pari. Tutto questo mi fa orrore e non penso affatto aiuti chi ha problemi a risolverli…. Credo che tutto debba partire dall’educazione emotiva, da un sano esame della realtà». Sì e no. Cioè io sono d’accordo con Mary ma forse non tutte/i lo siamo per intero. Anche perchè avremmo bisogno tutte/i di un’educazione emotiva, tanto più oggi nell’epoca delle “passioni tristi” (*). Come ci servirebbe una società che sappia educare (e discutere) invece di punire (o tacere). Nel mondo reale abbiamo secoli di religioni sessuofobiche oltrechè una svalutazione della donna che ieri è arrivato ai roghi mentre oggi continua a esprimersi in femminicidi diffusi, con più o meno permanenti complicità istituzionali. Fosse solo per questo, mi sento di dire che se chi è in difficoltà (nel relazionarsi in scambi alla pari con altri esseri umani) e/o vuole “sperimentare” sceglie di approcciarsi a macchine non è un passo in più verso la catastrofe …. dentro cui già viviamo. Mettiamola come un territorio neutrale fra mondi diversi o magari come una “riduzione del danno” ma sinceramebte non credo che giocare con sexy bambole possa fare danni più gravi di un prete (o un rabbino o un imam) medio. O del martellamento pubblicitario che subiamo ogni giorno per urlare e/o suadentemente sussurrare che le donne sono merci. Per tacere del fatto che già molte persone hanno relazioni che altre giudicano assurde con macchine (automobili in testa, telefonini e derivati) di altro tipo.

7 -Dove invece vedo il grande pericolo

Chiarito che fin qui sono per discuterne senza alzare steccati (mi perdoni Mary?) qui inizia il mio disaccordo – direi totale, in prima approssimazione – con le tesi di Balistreri … che temo siano abbastanza diffuse. Non mi convincono gli argomenti a difesa dei robot che “dicono no” (e dunque possono/devono essere “maltrattati”) e dei robot con fattezze infantili. Mi pare che accettare queste varianti come semplici e innocue fantasie sia pericoloso. Secondo me è assai più probabile che chi si abitua a divertirsi sfasciando la “robottina frigida” si sentirà incoraggiato a farlo anche nel mondo reale. Mi si dirà che non si possono vietare le automobili solo perchè alcuni (molti?) le usano male; vero, però si può e si deve vietare che vadano a 300 l’ora, che vengano guidate da un dodicenne ecc

8 – Terapie?

Fa capire Balisteri (e con lui il saggio di Georgia Zara intitolato «La psicologia dei sexbot nel trattamento dei sex offender» in chiusura del libro) che i robot da sfasciare e quelli pro-pedofili potrebbero essere utili per curare le persone disturbate. Può darsi che in pochi casi siano di aiuto ma in maggioranza la loro diffusione non farebbe altro che confermare il già diffuso “discorso” che gli uomini possono fare alle donne – e magari ai bambini – ciò che vogliono. Non mi pare che i tanti videogiochi tipo “ammazza la femminista” (**) siano usati a scopi teraputici. In ogni caso se di esperimenti curativi si parlerà dovrebbero decidere i servizi socio-sanitari non il mercato.

9 – Dentro un discorso più grande

Perchè il punto centrale è, secondo me, l’ideologia del “libero” mercato. Tutto quello che viene prodotto (armi incluse) può essere venduto e dunque comprato. “Moralista” e “retrogrado” chi si oppone alle merci. Vale in ogni campo.

10 – Per oggi finisce qui

Mi fermo non perchè volevo fare un “decalogo” (eh-eh) ma perchè forse la sto tirando lunga. Spero fin qui di essere stato chiaro. Il tema mi sta a cuore. Magari ci tornerò sopra dopo avere letto altri testi e approfondito alcune questioni, a esempio la campagna per bandire i sexbot. Nel frattempo chi vuole si prenda la parola.

(*) Uso questa espressione non pensando a Spinoza quanto al bel libro (di solide o magari liquide vite vissute) scritto da Miguel Benasayag e Gerard Schmit; cfr Ancora su «L’epoca delle passioni tristi»…

(**) in “bottega” vedi Il caso, l’odio, la suffragetta e il gioco di Santa Spanò

Questo articolo è stato pubblicato qui

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