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Facce da Facebook - L’Onda anomala studentesca

E ti sei opposto all’onda ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù. (L.Ligabue)


Questo racconto non può che partire dalle immagini che ancora si stagliano nella mente. Le piazze e le strade del trenta ottobre, i mille cortei che, come fiumi in piena, si riprendevano le città, abbattendo le mura di cartone del Paese docile e silente, di quell’Italia dei sondaggi che le destre hanno sovrapposto al paese reale. Roma era un tripudio di colore ed entusiasmo, di musiche e voci in festa. Il Raccordo Anulare bloccato, il suo asfalto calpestato da decine di migliaia di piedi febbricitanti nella voglia di raggiungere il corteo. Le stazioni della metro che rigurgitavano corpi in festa, i canti ed i cori che correvano anche nel sottosuolo. Viale Cavour era un caleidoscopio di colori e respiri. Di sorrisi. Come davanti a quel ministero bunker circondato dalla gente vera e da loro separato da un fossato abissale che raccontava tutta la crisi di un Paese. Roma era il teatro ospitante dello spettacolo più bello in cui andava in scena una generazione intera, una generazione politica, che si rivela e si incontra. E manifesta. “La gente come noi non molla mai” cantavamo, e ad ogni passo ci riappropriavamo del nostro presente. Ma quella giornata così straordinaria da aver sconvolto tutti, quella giornata in cui l’Onda si è manifestata con tutta la sua forza dirompente, non può bastare a raccontare il grande movimento che sta attraversando l’Italia in lungo e in largo ormai quasi da un mese.

L’Onda è il brodo primordiale in cui tutto si fonde, si contamina, si incontra. E da questo abbraccio, dal miscuglio di corpi, emozioni, culture ed esperienze, nasce la Vita. Emergono nuove forme del conflitto, alfabeti inediti, linguaggi diversi e nuovi modi di comunicare. Rinasce a nuova vita la politica nella riscoperta del senso profondo della trasformazione, perché questo movimento è politica pura e proprio per questo rifiuta e travolge un forma-politica in crisi, che ha perso se stessa ed è ormai incapace di dare risposte e di avere uno sguardo reale sul mondo. Scrollate di dosso le ideologie e le loro gabbie, gli schemi prestabiliti, la forma dialettica preregistrata, una generazione in lotta cerca e scopre se stessa e produce il superamento totale di quella forma. Nella ricerca continua da vita a esperienze di democrazia reale capaci di fare analisi complesse e prendere decisioni in assemblee fiume fatte di migliaia di persone che intervengono, discutono, e fuori dagli schemi dialettici preimpostati costruiscono il loro lessico su un alfabeto che vive nel quotidiano e descrive il presente. Non ci sono richiami al passato, non si guarda indietro. Questo movimento fa fatica a citare persino Genova e se proprio connette la sua esperienza a qualche precedente, guarda al massimo alle mobilitazioni francesi contro il CPE. Ciò non vuol dire disconoscere niente, solo scrivere ciò che siamo senza dover partire dall’essere “post-qualcosa”.
È proprio questa capacità di aderire al proprio tempo che insieme ai linguaggi cambia anche la comunicazione. La protesta corre su internet, ribalta l’asetticità del social networking, ne fa uno strumento. Facebook diventa così un contenitore infinito di gruppi di discussione e coordinamento contro la riforma e mentre i volantini “classici” scompaiono la diffusione si riversa su Youtube, aggregatore di video autoprodotti.


Sui display dei cellulari centinaia di sms danno appuntamenti ed istruzioni, annunciano flash mob continui, la forma di manifestazione più usata in questo mese: capita così di vedere all’improvviso una piazza riempirsi di persone, gli sguardi tradiscono l’attesa. Si indossano velocemente cervelli di gomma piuma ed inizia una “fuga” che attraversa un fetta di città: è teatro di vita. Ma la vera novità non sta nei singoli elementi; sta nella capacità di abbandonare strumenti che nulla hanno a che fare con l’oggi e di saturare e trasformare invece gli ambienti attraversati quotidianamente. Cessa così il rumore dei ciclostili secolari, pachidermi invecchiati proprietari di una meccanica sconosciuta, e si alza il suono dei click del mouse che esplorano la rete e la conquistano byte dopo byte.
In qualche modo è proprio la capacità di cominciare dal qui e ora uno degli elementi di forza dell’Onda. Partire dal proprio essere soggetti in formazione, precariato cognitivo, produttori di sapere, di un sapere ribelle che rimane tale finchè non si asserve alle logiche del mercato. È così che le facoltà occupate diventano spazi realmente liberati, si aprono alla cittadinanza, si lasciano attraversare e si riversano all’esterno. I chiostri delle facoltà diventano luogo di gioco e di incontro mentre alunni degli elementari e genitori ascoltano, fra palloncini colorati e volti truccati, spiegazioni su come la riforma cambierà le loro vite. Le lezioni all’aperto si succedono ovunque, il sapere rompe le mura degli atenei e satura l’aria. Docenti e ricercatori svolgono i loro corsi in piedi sulle scale di un palazzo mentre la frenesia della città si blocca, si interrompe, osservando la ricostruzione di una connessione diretta fra conoscenza e società. Osare e sperimentare diventano le due parole d’ordine di un movimento che sta già mettendo le basi non solo per sconfiggere il progetto di restaurazione della scuola e dell’università ma anche per costruire un modello di formazione diverso. Di questo parlano i mille workshop, i documenti di autoriforma, le lezioni orizzontali e le esperienze di autoformazione, di un modello diverso di trasmissione della conoscenza.

Non c’è paura. Come non c’era paura di fronte a quel Ministero dell’Istruzione diventato il simbolo di un Governo che deve difendersi dai suoi cittadini. Non hanno portato il terrore sperato le minacce del Presidente del Consiglio, né hanno fatto effetto i “consigli” di Cossiga. Ad aver paura oggi è la politica che annega ancora dentro una crisi lunga. Persino le destre sono state costrette a riconoscere il potenziale esplosivo di questo movimento e non si danno pace nel tentativo di fermarlo: minacciano denunce e mandano le loro giovanili di partito a tentare improbabili azioni simboliche dentro le università occupate, ma sono già costretti ad annunciar le prime frenate sulla riforma.

I soggetti organizzati, persino il PD e la CGIL, sanno che possono solo mettersi a servizio di questa grande mobilitazione o anche per loro l’Onda potrebbe trasformarsi in uno Tsunami. Chi ancora arranca, inciampa su se stessa, è invece la sinistra uscita sconfitta dalle elezioni di Aprile che, mentre il mondo si muove, discute sul tasso percentuale di comunismo presente in una pagnotta. Una sinistra che può ritrovare il suo senso ed il suo ruolo solo se sarà capace di abbattere le mura del fortino novecentesco e sciogliersi nell’onda per lasciarsi trasportare e navigare finalmente in mare aperto.

 

Commenti all'articolo

  • Di DD (---.---.---.140) 14 novembre 2008 11:55

    Purtroppo non condivido molto le sue parole. In molti articoli in questo periodo si é ribadito che gli slogan della sinistra sono sempre i soliti ed essa é incapace di rinnovarsi anche da un punto di vista comunicativo. Certo, la tecnologia permette un diverso scambio d’informazioni, ma non informazioni diverse. La scuola, soprattutto l’Università, fa schifo già adesso in Italia, ed é assolutamente errato pensare che sia il simbolo-madre di una nuove visione politica o di una nuova presa di coscienza. Ci sono questioni ben più importanti da affrontare. 
    Il suo ragionamento si basa su illusioni. Le stesse illusioni che investono i sostenitori di Obama ad esempio. Si sta solo dimostrando un disagio che evidentemente c’é, ma coloro che lo stanno esprimento tramite il settore istruzione, sono il peggiore esempio di come questo disagio è espresso. Peggiore nel senso che neanche loro sanno cosa vogliono, tranne di evitare i tagli. I professori incompetenti sono moltissimi, come moltissimi sono quelli che approfittano della loro posizione di statali. In definitiva non mi sembra un’onda anomala, ma semplicemente un esempio di come la società stia, finalmente, andando allo scatafascio. Fanno bene a protestare, ma il loro modo di farlo é ancora ancorato ad approci sbagliati, approci che comunque non risovono i problemi. Dobbiamo tutti incazzarci di più per tutte le questioni che investono la realtà in cui viviamo. E come ho ribadito molte volte su questo spazio volenti o nolenti tutti ci incazzeremo di più. Si sono fatti cosi’ tanti sciperi in questi anni per protestare contro le Riforme dei Ministri di turno che mi sembra assurdo dar cosi’ tanto valore a questa protesta. Gli studenti stanno solo incanalando implicitamente tutti quei disagi che percepiscono ma che non sanno ancora ben definire.

    • Di maurizio carena (---.---.---.230) 14 novembre 2008 18:03

       mi domando con quale coraggio si possa farneticare di "soliti slogan della sinistra" quando la destra italico-berlusconiana ha vinto 3 elezioni con gli slogan, in tv e dapertutto.
       vorrei che non si facesse finta di non ricordare che, in campagna elettorale, il faccione dello psiconano campeggia su mega poster 6x3 in tutta la nazione; una propaganda capillare e reiterata, stile dixan, da sottodeficienti mentali, tipo: "un presidente operaio". . . 
       e con queste credenziali, con questa storia, con questa coerenza, si inizia un (tristissimo) commento autoreferenziale, privo di fatti, privo di oggettivita’, privo, mi verrebbe da dire, di quel minimo di dignita’ e di pudore che imporrebbero, a chi ha un minimo di coscienza, di difendere la parte piu’ debole e vittima di un governo che si comporta come un regime africano.
       io ho letto l’articolo e, pur non condividendolo completamente, l’ho apprezzato per lo stile sobrio e quel minimo di pathos che crea l’empatia tra chi scrive e chi legge. al contrario del commento in questione, pretestuoso, provocatorio, sporco. dopo averlo letto ho dovuto lavarmi gli occhi.
       che la lotta, con mezzi pacifici, continui. sempre. contro il regime.
       

  • Di Alessandro Francesconi (---.---.---.10) 14 novembre 2008 12:22
    Alessandro Francesconi

    Sono ovviamente costretto a dissentire dal suo commento. Credo che per risponderle non potrò evitare una premessa necessaria: questo articolo è scritto "dall’ interno" di questo grande movimento, e non può ovviamente non essere contaminato da un segno positivo, di parte, che questa internità porta con se. E’ però questo punto di vista l’unico che permetta oggi una conoscenza vera di ciò che definiamo "l’Onda" e che troppo spesso viene sottoposta a giudizi superficiali e banali che si basano spesso su analisi contaminate dalla critica a movimenti preesistenti. Prima di tutto devo dire che questo movimento non è, come lei quasi accusa, assolutamente conservatore: non si pone cioè l’obiettivo di mantenere lo status quo dell’istruzione pubblica italiana ma, anzi, di trasformarla radicalmente ma in senso opposto al tentativo di restaurazione gelminiana. Un rilancio della formazione che domani e dopodomani sarà messo in campo in tutta la sua complessità alla Sapienza dove il movimento muoverà i primi passi verso un’autoriforma dal basso del sistema di istruzione, in cui ci sarà una forte critica dell’esistente (compreso il baronato ecc. ecc.).
    Veniamo poi all’altro punto fondamentale, ovvero la capacità dell’Onda di essere un movimento politico di trasformazione culturale. Quanto ho riportato nel mio articolo non fa parte di un’illusione, è anzi la collocazione naturale di quanto si vede e si sente in ogni assemblea di una qualsiasi scuola o facoltà occupata. La decostruzione della retorica, la disarticolazione di un immaginario stantio che si ricostruisce sul "qui e ora" che da forza alla mareggiata, sono dati di fatto. Sulle nuove tecnologie invece la discussione è più complessa, ma nessuno può certo negare che la trasformazione del concetto stesso di velocità, spazio e tempo che esse portano con se, non sia un ovvio motivo di trasformazione radicale anche delle pratiche e dei linguaggi. Per fare un esempio potrei dire che lo stesso luogo in cui si sta svolgendo questa discussione rappresenta bene questo mutamento: AgoraVox non è solo la possibilità di scambiare informazioni più facilmente, ma il ripensamento totale di uno schema di informazione fuori dal monopolio del mainstream massmediatco.

  • Di Fabio Barbera (---.---.---.162) 15 novembre 2008 20:54

    Grande l’Onda Anomala! Finalmente un movimento vero, incazzato, che tiene fuori quei burattini dei politicanti (non li definisco politici, perché di quelli non se ne vede più in giro uno da un pezzo, sono... dipendenti che giocano a fare gli "imprenditori senza portafoglio"! Anche a sinistra) e che sa cosa vuole e come chiederlo!!!

    Vi appoggio anch’io da scienze della comunicazione e speriamo di riuscire a cambiare qualcosa, non solo a riempire i tg!

    Saluti

    Fab

  • Di gloria esposito (---.---.---.64) 15 novembre 2008 21:40

    Il fatto che in particolare i giovani si stiano incazzando è segno che il futuro potra’ essere cambiato e che prima o poi qualcosa migliorera’ rispetto al pattume in cui ci troviamo oggi.Se tutti noi terremo alta la guardia e contribuiremo sono sicura che certe cose aberranti di quest’Italia ritorneranno al mittente:finalmente avremo un "parlamento pulito",una risoluzione ai "conflitti d’interesse",piu’ ricerca e meno armi.Ma l’italia deve ricominciare ad essere terreno fertile per i giovani,per gli studenti,per gli stranieri,portarsi avanti con la cultura e l’arte,ammodernizzarsi in tutti i sensi e soprattuto combattere il razzismo ,le fobie,gli sprechi.Insomma BASTA con i vecchi governanti che sono sempre gli stessi,che si arricchiscono sulle spalle di tutti e che bloccano il paese prendendo tutti per i fondelli;vogliamo un governo giovane,elastico,pronto a reagire agli stimoli esterni con senso pratico e coerenza e soprattutto con VITALITA’
    Percio’ VIVA l’onda perchè "l’onda" non è che la punta dell’Icesberg:
    anche la gente che è a casa e non è alle manifestazioni vuole una svolta e chi meglio dei giovani puo’ esprimerla?Per troppo tempo gli italiani hanno dormito ,adesso ci vuole un po’ di azione,pacifica,ma decisa.

    • Di (---.---.---.239) 21 novembre 2008 01:51


      Credo che il futuro potrebbe essere anche la stabilizzazione e la creazione di Università e accademie non legate a questa riforma, alcune create dal nulla e ovviemente non riconosciute in via ufficiale ma certamente da una parte della popolazione e ovviamente dagli studenti che non potranno frequentare le università berlusconiane ormai elitarie e chiuse alla democrazia...penso che potrebbe andare così...bisogna aumentare la capacità creativa in modo da creare una specie di Stato parallelo? Non so, mi sembra che gli studenti di questo movimento siano molto decisi e operosi, hanno la capacità di convincere e di pressare su un potere ottuso che taglia la prima cosa utile insieme alla sanità e anche un fiore all’occhiello come la scuola primaria; ma alla fine potrebbe andare a finire così come ho detto...comunque, quest’anno il movimento degli studenti è stata una boccata d’aria fresca, altro che il superomismo vecchio e obeso del presidente del consiglio, gli studenti non hanno fatto slogan ma hanno ripetuto cosa vuol dire scuola pubblica e democrazia e antifascismo, quelli che dovrebbero essere cardini dell’ordinamento e invece c’è chi li chiama incoscientemente "vecchi slogan"! 

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