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 Home page > Attualità > Europa > Eutanasia | I giorni caldi del fine-vita in Europa

Eutanasia | I giorni caldi del fine-vita in Europa

Sono giorni decisivi sul tema fine-vita e sul riconoscimento del diritto all’autodeterminazione in due grandi paesi europei: la Spagna e l’Italia. In ballo una legge sull’eutanasia nel più popoloso dei paesi della penisola iberica, e nel nostro paese l’attesa pronuncia della Corte costituzionale sull’art. 580 del codice penale, ovvero sulla costituzionalità del reato di “aiuto al suicidio” contestato a Mina Welby e Marco Cappato per aver rispettivamente esaudito le volontà di Davide Trentini e DJ Fabo, e averli accompagnati in una clinica svizzera per il suicidio assistito.

La situazione spagnola vede una legge sull’eutanasia proposta dal partito del Presidente Sanchez, primo premier spagnolo ad aver giurato sulla Costituzione anziché sulla Bibbia durante la cerimonia del suo insediamento, che come quella olandese e quella belga fa esplicito riferimento all’eutanasia come a un diritto individuale.

Un diritto da riconoscere, a maggior ragione, a chi soffre di patologie incurabili, disabilità irreversibili, e sofferenze insopportabili. Un desiderio, quello di “morire con dignità”, che verrebbe concesso ai cittadini spagnoli nelle strutture pubbliche, perfino con le spese a carico del servizio sanitario nazionale. Soprattutto una legge sostenuta dalla stragrande maggioranza dei partiti spagnoli che non ha registrato la presentazione di emendamenti. Particolare non di poco conto che lascia forse presagire una facile approvazione della legge e sembra dire anche che in Spagna la rego­la­men­tazione dell’eu­ta­nasia è ormai una que­stio­ne affron­tata da tutti come un argomento prioritario alla voce “volontà dei cittadini”.

Decisamente tutta un’altra storia rispetto a ciò che accade nella nostra di penisola, dove una legge di iniziativa popolare sull’eutanasia è stata dimenticata in un cassetto nel 2013 per interessi politici, e dove ora, a causa di un Parlamento pavido e di un governo composto da ministri fondamentalisti che si adoperano quotidianamente per negare diritti e libertà ai cittadini, difficilmente verrà mai discussa. Figuriamoci approvata.

Dunque dove in Spagna ci sono diversi gruppi politici che lavorano insieme per colmare un vuoto legislativo, seguendo peraltro le volontà della maggioranza dei cittadini, qui in Italia ce ne sono che lavorano per mantenere quei vuoti, anche a prescindere da ciò che vorrebbe la maggioranza degli italiani. Dove là si adoperano per andare ad applicare principi, qui da noi semplicemente li ignorano. Dove in Europa ci sono sempre più governi capaci di andare verso un riconoscimento di diritti civili, declinandoli con dovuta laicità, da noi i governi filo-cle­ri­cali che si susse­guono nel tempo scendono in campo attivamente, ovvero costituendosi parte civile per sostenere la costituzionalità di un reato che vieterebbe addirittura di poter accompagnare un individuo infermo e sofferente che ne fa richiesta, all’estero. Poco importa a questi nostri governi che lo si faccia per assecondare le libere scelte di cittadini e permettere di morire con dignità anziché con estremo strazio. Queste le differenze sostanziali tra i due paesi sull’eutanasia.

Una su tutte però spicca: in Italia, a furia di slogan e mantra confessionali sono stati capaci di convincere molti politici che la vita di una persona sia un bene di cui solo una qualche divinità possa disporre. In Spagna pare che invece preferiscano avere cittadini liberi di scegliere. Chissà come si esprimerà la nostra Corte costituzionale…

Paul Manoni

Questo articolo è stato pubblicato qui

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