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Europee: come le preferenze penalizzano le regioni meno popolose

Simulazione YouTrend: come si sarebbe modificata la pattuglia di europarlamentari italiani usando le regioni al posto delle circoscrizioni?

di Alessio Vernetti e Francesco Cianfanelli

Alle elezioni europee del 26 maggio scorso in Sardegna i candidati locali hanno fatto il pieno di preferenze: i candidati più votati nelle liste di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Fratelli d’Italia sono infatti tutti sardi. Tuttavia, l’isola non avrà nessun rappresentante nel nuovo Parlamento Europeo: tutti gli eletti della circoscrizione Italia insulare (otto in totale) vengono infatti dalla Sicilia, che ha oltre il triplo degli abitanti della Sardegna.

Cinque regioni italiane non sono rappresentate al Parlamento Europeo

I sardi, comunque, sono in buona compagnia. Le regioni italiane che non sono riuscite ad eleggere candidati raccolgono il 9,1% della popolazione nazionale: oltre alla Sardegna, vi sono infatti Valle d’Aosta, Marche, Umbria e Abruzzo. Anche se il contesto vede una forte tendenza a votare per i candidati locali, la legge elettorale può risultare un ostacolo difficile da superare per chi proviene da regioni piccole, soprattutto se hanno uno scarso peso sulla popolazione totale della circoscrizione.

I 76 italiani eletti all’Europarlamento per regione di provenienza

Complice l’attuale frammentazione dell’elettorato, infatti, ogni partito elegge solo pochi eurodeputati in ogni circoscrizione. In più, il sistema della tripla preferenza costituisce un ulteriore ostacolo, che impedisce a chi viene da regioni meno popolose di sfruttare l’eventuale vantaggio derivante della sovra-rappresentanza delle regioni più grandi nelle liste di candidati. Per restare all’esempio dell’Italia insulare, se ogni partito elegge al massimo due eurodeputati e ogni elettore siciliano ha potuto esprimere fino a tre preferenze, gli elettori sardi (che sono tre volte meno) sono partiti decisamente svantaggiati.

Non stupisce troppo, quindi, che le regioni più grandi siano sovra-rappresentate al Parlamento Europeo. La delegazione italiana è infatti composta 76 eletti, di cui 17 lombardi e 13 laziali. Se a questi aggiungiamo anche gli 8 della Sicilia, vediamo come la metà degli eurodeputati italiani (38) proviene da 3 regioni che insieme raccolgono meno del 30% della popolazione nazionale.

La regione più grande (che pesa sempre per almeno il 40% sulla popolazione totale della circoscrizione) risulta sovra-rappresentata in tutte le circoscrizioni. A farne le spese sono non solo le piccole regioni, ma anche quelle medie. Se la circoscrizione Nord-Ovest è monopolizzata dai candidati lombardi, rimane spazio per appena due piemontesi, così come nel Centro Italia i toscani sono schiacciati dai candidati del Lazio, riuscendo ad eleggere solo due eurodeputati.

Regioni: popolazione e numero di eurodeputati

Si noti come, sebbene nel Nord Ovest siano stati eletti 20 europarlamentari e al Sud 18, guardando le regioni di provenienza sono 21 coloro che provengono dal Nord Ovest e 17 quelli che vengono da regioni del Sud. Questo perché ci sono 3 eurodeputati che provengono da regioni diverse dalle circoscrizioni di elezione: si tratta di Cinzia Bonfrisco (veneta eletta nel Centro), di Carlo Calenda (romano eletto nel Nord Est) e di Vincenzo Sofo(lombardo eletto al Sud), con Calenda e Bonfrisco che si compensano a vicenda.

Ma se si votasse su base regionale?

Esiste un modo per riequilibrare la situazione? Abbiamo provato ad intervenire sulla legge elettorale, compiendo una simulazione: lasciando invariate le candidature a livello di circoscrizione e i voti espressi il 26 maggio, abbiamo assegnato i seggi su base regionale, anziché sulla base della circoscrizione. In ogni regione verrebbe così eletto un numero di eurodeputati proporzionale alla popolazione residente, sempre in base ai voti di lista e alle preferenze espresse.

Innanzitutto si distribuiscono, sulla base della popolazione residente (rilevata al 1° gennaio 2019 dall’Istat), i seggi spettanti ad ogni regione attraverso il metodo dei quozienti e dei più alti resti, avendo cura ex post di garantire almeno un seggio a tutte le regioni: in questo caso, sarebbero Valle d’Aosta e Molise a non disporre di seggi, ma verrebbe loro assegnato un seggio extra togliendoli alle due regioni con i resti più alti (Piemonte e Friuli-Venezia Giulia).

Simulazione: i seggi spettanti ad ogni regione sulla base della popolazione

A questo punto, consideriamo il risultato delle elezioni europee del 26 maggio, e assegniamo i seggi alle liste su base nazionale, per poi distribuirli alle regioni e non alle circoscrizioni come effettivamente accade. Stante la soglia di sbarramento nazionale al 4%, la Lega eleggerebbe sempre 29 eurodeputati, il PD 19, il Movimento 5 Stelle 14, Forza Italia 8 (di cui uno riservato alla SVP) e Fratelli d’Italia 6.

Simulazione: numero di eletti il 26 maggio per lista e regione

In ultimo, per assegnare i seggi ai candidati, consideriamo le preferenze effettivamente ottenute in ogni regione il 26 maggio e, nel caso in cui un candidato risulti plurieletto in più regioni, lo assegnamo alla regione nella quale ha ottenuto la percentuale più alta di preferenze in rapporto ai voti alla sua lista nella regione stessa.

Simulazione: nomi degli eletti il 26 maggio per lista e regione

Quello che emerge è un panorama completamente diverso. Innanzitutto, ogni regione riuscirebbe ad eleggere almeno un rappresentante, visto che anche in quelle più piccole i candidati locali tendono a fare il pieno di preferenze, a volte superando perfino i leader nazionali. Anzi, questa simulazione rende ancora più evidente il peso del voto locale alle Europee: ogni Regione eleggerebbe infatti quasi esclusivamente candidati locali, con appena 8 eccezioni su 76 eurodeputati eletti.

Tali eccezioni riguardano in parte candidati che godono di una forte copertura mediatica, come il già citato Carlo Calenda, che risulterebbe eletto in Veneto, e il leghista Antonio Maria Rinaldi, anche lui romano ma eletto in Toscana. All’opposto, la segretaria regionale del PD toscano Simona Bonafè sarebbe eletta nel Lazio. Ci sono poi anche il leghista Alessandro Panza, residente in Lombardia ma eletto in Piemonte (dove comunque è nato), e la leghista veneta Cinzia Bonfrisco, anch’ella già menzionata ed eletta nel Lazio, regione in cui si trova il collegio nel quale è stata eletta senatrice l’ultima volta. Il pentastellato Piernicola Pedicini, residente in Basilicata, sarebbe eletto in Campania (sua regione natale, anche in questo caso), mentre il calabrese Denis Nesci (FdI) in Basilicata e il leghista lombardo Vincenzo Sofo in Calabria (regione di provenienza della sua famiglia).

Sarebbero relativamente pochi anche i pluri-eletti, e si tratterebbe comunque quasi sempre di nomi molto noti o eurodeputati uscenti. Oltre ai tre leader del centrodestra Berlusconi, Meloni e Salvini (gli ultimi due non li abbiamo assegnati a nessuna Regione in quanto hanno rinunciato al seggio), sarebbero risultati eletti in due o più regioni i dem Calenda (Veneto ed Emilia-Romagna), Pisapia (Piemonte e Lombardia), Bartolo (Toscana, Marche, Lazio e Sicilia), Bonafé e Sassoli (entrambi in Toscana, Marche e Lazio). Al Sud, la pentastellata Chiara Maria Gemma sarebbe giunta prima nel suo partito sia in Campania che in Puglia, mentre il forzista Aldo Patriciello risulterebbe eletto sia in Molise che in Campania e il vicecapolista di Fratelli d’Italia Raffaele Fitto sia in Puglia che in Basilicata.

Quello che emerge, dunque, è un quadro completamente nuovo: pur nel rispetto degli equilibri tra le forze politiche, ogni Regione italiana sarebbe rappresentata negli emicicli di Bruxelles e Strasburgo.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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