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Europee 2019: sarà referendum tra nazionalismo e europeismo

Era il 25 marzo del 2017 ed i "leader" dell'Unione Europea si riunivano per celebrare il 60º anniversario dei trattati di Roma, che hanno dato vita alla Comunità economica europea, antesignana dell’odierna Ue. Nella dichiarazione di Roma, adottata al termine delle celebrazioni, 27 capi di Stato o di governo hanno definito una visione comune per gli anni a venire, concordando di rendere «l’Unione europea più forte e più resiliente attraverso un’unità (…) ancora maggiore».

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Nel 2019 si svolgeranno le elezioni per rinnovare il Parlamento Europeo. 

Dal 1979 viene eletto direttamente ogni cinque anni a suffragio universale, elezioni che comunque nel corso degli anni hanno avuto sempre un calo impressionante della partecipazione scendendosi ben sotto la soglia accettabile del 50%. Sono 40 anni che si vota in Europa e per l'Europa. Europa che si presenta a 40 anni in un continente sempre più vecchio, stretto tra la Cina, la Russia e gli USA, che non riesce ad avere una propria autonomia ed indipendenza, che mirerebbe a divenire Stati Uniti d'Europa, come vorrebbero gli Stati Uniti d'America, e che se si sta allargando verso quell'Est che è patria dei nazionalismi perfetti, mentre verso Ovest vi è chi fugge, come il Regno Unito.

500 milioni di abitanti, tra 50 anni non rappresenterà neanche il 5% della popolazione mondiale e sarà anche la più vecchia del globo. Uscita con le ossa rotta dalla crisi del 2007/2008, con politiche di autolesionismo bestiali, come quelle dell'austerità che hanno massacrato Paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l'Italia, l'Europa nel 2019 vivrà non un momento elettorale qualsiasi ma un vero e proprio referendum. Perché sarà questo il senso del voto per il 2019.

Mai l'Europa è stata vista così distante come in questi anni, mai così odiata, e mai così a rischio di essere sovrastata dai sovranismi nazionali. Siamo tutti d'accordo sul fatto che l'Europa debba essere profondamente riformata, rivista, ma ciò non potrà accadere con la vittoria dei nazionalismi.

Se vinceranno questi salterà ogni processo di unificazione europeo, si ritornerà ai tempi del vecchio muro di Berlino, solo che questa volta non ci sarà più il "pericolo" comunista da fronteggiare, ma nazionalismo contro nazionalismo, quello che condusse l'Europa alla prima guerra mondiale.

Ed il fatto che tutto ciò stia accadendo esattamente cent'anni dopo la fine della prima guerra mondiale, dovrebbe pur voler significare qualcosa. No. Non è la storia che si ripete. Sono gli uomini che amano ripetersi in certi orrori.

Marco Barone

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