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Emergenza abitativa: "Sono diventata una delinquente per la felicità di mia figlia"

Emergenza abitativa: "sono diventata una delinquente per la felicita' di mia figlia"

Sembra non abbia fine l’odissea di Ana Lung, la storia di una madre e lavoratrice arrivata in Italia 24 anni fa dalla Romania dopo aver subito una violenza sessuale. Lei cerca un futuro migliore anche per Dumitru, il fratello disabile. Ha 43 anni, parte dei quali segnati da vicende che gli hanno tolto il sorriso ed è in lacrime mentre racconta di essere «diventata una delinquente per la felicità di mia figlia».

 

Le disavventure della vita l’hanno resa attiva politicamente e socialmente; partecipa alle mobilitazioni, alla vita collettiva, alle iniziative sul territorio. Dal 1990 ha un regolare permesso di soggiorno e dal 2007 ha un lavoro dignitoso, presta servizio all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma per conto della Cooperativa sociale “Capodarco” con un reddito mensile di 900 euro e un contratto regolare a tempo indeterminato.

La staffetta tra Tribunali e Servizi Sociali

Undici anni fa nasce Giorgia. La bambina è serena, ma le vicende di Ana Lung si complicano con il papà italiano che non le riconosce gli alimenti. Inizia la staffetta tra Tribunali e Servizi Sociali per garantire alla piccola un luogo idoneo per crescere e un’educazione idonea. Lo stipendio di Ana non è sufficiente per pagare 440 euro di affitto e poter vivere in due, anzi in tre, perché con lei c’è il fratello Dumitru. Ana diventa un’affittuaria morosa.

L’occupazione: la disperazione ci espone ad azione fuori dalla legalità

Inizia il calvario: sette le abitazioni, tra quelle di privati ed enti, che Ana e la bambina abitano in poco più di dieci anni, alloggi e case non sempre confortevoli. «Assalita dallo sconforto e dalla disperazione mi sono trasformata in una fuori legge e ad agosto 2013 decido di occupare abusivamente l’appartamento di proprietà dell’Ater (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale del Comune di Roma) in viale Tirreno n.187 e di autodenunciarmi. Ho fatto presente al Comune la mia situazione, aggravata dalle difficoltà di un fratello disabile che vive con me, ho presentato domande e implorato senza ottenere nulla. È la disperazione che ci espone ad azioni gravi e fuori dalla legalità e così ho deciso di occupare. Un’azione estremamente umiliante che ho dovuto compiere di fronte ad una situazione di morosità e all'assenza delle istituzioni».

DIVIETO DI SCARICO

L’Ater dispone il sequestro della casa: i sigilli e la serratura cambiata

Presto L’Ater pone l’appartamento sotto sequestro. Ana per poter rimanere chiede una proroga al magistrato e la ottiene con l’impegno di andar via dopo le feste di Natale. A marzo non accade nulla di tutto questo e l’Ente dispone lo sgombero. Gli arredi vengono stipati in un garage di via Dina Galli in un contesto ambientale molto degradato.

Quel giorno di ritorno dal lavoro, Ana trova i sigilli e la serratura cambiata: per quattro giorni rimane fuori casa con la bambina, senza effetti personali, senza nulla: «Non ho avuto la possibilità di prendere i libri della bimba, i vestiti e soprattutto le medicine che, dietro prescrizione medica, devo regolarmente assumere».

Se questa è vita: 22 metri quadrati in un residence

Intanto Ana non sa dove andare, decide di appoggiarsi dalla sorella, solo a maggio gli saranno assegnati 22 mq in un residence che costa al Comune di Roma ben 2.820 euro l’anno. Il residence si trova in un quartiere degradato di San Basilio“dove al momento vive mio fratello per via dello spazio angusto - dice Ana - e anche per questo non ha mai portato mia figlia. Sarebbe l’ennesimo spostamento, un ulteriore trauma in un luogo non idoneo per crescere serenamente”.

Le richieste ai politici: le mail a Zingaretti e al sindaco Marino

Ana scrive una mail a Zingaretti: “Una casa è stata sgomberata e rinchiusa in via Dino Galli nel garage dell’Ater. I sogni di mia figlia il mio desiderio di vederla crescere tranquilla e serena sono anch’essi li”. Non riceve risposta e incalza il sindaco Marino: “Buongiorno. Signor Sindaco se il vostro interesse è di rovinare le vite vi informo che ci state riuscendo. La situazione del mio nucleo familiare la conoscete già vi ho mandato almeno venti mail. Dovrebbe ricordarsi che l’ho rincorsa per strada al Colosseo di Roma per farle presente che ho un problema; una famiglia senza fissa dimora composta da una mamma, un disabile ed una minore. Dal Dipartimento Politiche Abitative non ho risposte concrete, giuste e dignitose. La casa e un diritto! Io lavoro e pago le tasse, mia figlia ha il sacrosanto diritto di vivere la sua infanzia serenamente. Mio fratello che è diventato ora disabile, inabile al lavoro dopo 22 anni di cantieri in Italia, ha pagato le tasse in tutti questi anni ed ha il diritto di essere protetto ed curato!”

Dopo le diffide, adesso l’Ater sgombera il garage e chiude la pratica

box via galli

Seguono due diffide da parte dell’Ater per liberare il garage-deposito dalle masserizie, ma è ieri mattina alle 9 che l’Ater cerca di chiudere la pratica e dispone lo sgombero dei mobili e degli effetti personali che andranno al macero nel caso Ana non sappia dove portarli.

Una mail dell’interessata informa l’Ater della situazione con la richiesta di una proroga concessa a voce e che riportiamo di seguito“Avendo provveduto in data odierna allo sgombero di diverse masserizie, di mia proprietà depositate nei vostri locali, in seguito allo sfratto eseguito in data 4/3/14. Con la presente chiedo cortesemente che mi venga prorogata la possibilità di tenere per ulteriori trenta giorni la rimanenza degli oggetti ancora depositati nei locali in oggetto perché al momento sono in parola per l'affitto di un ulteriore spazio che dovrebbe essere disponibile entro il 21 luglio corrente. Purtroppo, lo stato di necessità permane, non avendo ancora trovato un alloggio idoneo che mi consenta un regolare trasloco”.

Assistere a uno sgombero è un’esperienza tristissima, di privazione di un pezzo di vita

Filini-Ana Lung

Al momento dello sgombero del garage-deposito non ci sono politici a cui interessi questa brutta storia ad eccezione di Francesco Filini, consigliere d'opposizione e capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale in III Municipio. Assiste allo sgombero del box commentando il visibile degrado della zona adiacente le torri dei palazzi dell’Ater di via Galli: «Trovo allucinante che non ci sia nessuno del municipio né dei servizi sociali. Non si possono lasciare nella totale solitudine casi umani di questa portata. Così come è terribile che l’Ater non si occupi di una situazione in cui c’è da salvaguardare una bimba e un disabile. I diritti non esistono più e poi mi chiedo: possibile che l’Ater non ha altri immobili?”

In realtà Roma è piena di immobili sequestrati, uffici dismessi, depositi abbandonati, ecco perché sorge spontanea la domanda: a cosa possa servire ad un ente un box, che custodisce i ricordi di una famiglia, in uno spazio così infrequentabile? (per farsi un quadro sul piano casa e l'Ater, cliccare qui).

 

Ci troviamo a un tiro di schioppo dalla Talenti bene, la storia di Ana ci ha catapultati in uno spazio angusto tra siringhe e spazzatura, impalcature fatiscenti segnate dal tempo e dall’abbandono. Più in generale il III Municipio è un territorio vasto ed eterogeneo, che negli anni non è riuscito a far fronte al fenomeno della cementificazione.

Il paradosso è che si continua a costruire, ma sono migliaia le case sfitte che in troppi non possono permettersi. Anche per questo nel territorio sono sempre più attivi i cosiddetti movimenti per la casa e gli spazi occupati, a scopo abitativo, da chi non avrebbe altra scelta che vivere in strada. La storia appena raccontata lascia aperte molte questioni, forse la più scontata suggerisce una riflessione semplicissima: perché il caso di Ana Lung che abbiamo appena raccontato, così complesso, considerata la presenze di un minore e un disabile, non rientra tra i criteri per l'assegnazione urgente delle case popolari? La storia dimostra che in Italia finire sotto i ponti è un gioco da ragazzi!

Le dichiarazioni dei presenti:

La dottoressa Romana Salustri, responsabile Ater, di cui è competente territorialmente l’alloggio, visibilmente irritata per l’attesa dello sgombero, fa una sintesi e incalza: «La signora Lung commette un reato perché viola a dicembre i sigilli della casa di viale Tirreno n.187. Per poter rimanere chiede una proroga al magistrato e la ottiene con l’impegno di andar via dopo le feste di Natale. A marzo non accade nulla di tutto questo e viene disposto lo sgombero. Gli arredi dislocati temporaneamente in un garage di via Galli. Stamattina stiamo provvedendo allo sgombero delle masserizie perche i locali tornino disponibili all’Ente».

volontario ass ecologica

Corrado Zanoni, volontario in III Municipio del G.A.E.V. “Guardie Ambientali Ecologiche Volontarie”: «Questa storia dimostra l’inefficienza da parte dell’Ater che ha sfrattato illegalmente una famiglia in difficoltà e che non ha interesse a tutelare i cittadini con un lavoro e regolare un permesso di soggiorno».

Sono proprio le guardie dell’associazione che provvedono al trasporto e, nell’immediato, danno la disponibilità di un locale che, per quanto umido sarà d’appoggio per custodire, parte dei mobili della signora sfrattata. Inoltre non sono mancati gesti di affetto e di solidarietà della squadra di via Monte Meta rispetto alle criticità della situazione.

 

 

Foto in home: Cantiere centro sociale/Flickr

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