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Elezioni europee: la calma prima della tempesta

Lo spread non fa più notizia perché non si registrano più “salti in alto” come quelli di settembre e sembra essersi assestato su un valore intorno ai 300 punti con oscillazioni quotidiane, anche se, va detto, che a maggio era a 140 e che a quota 300 non reggiamo mica molto. Comunque, per ora possiamo far finta di nulla o quasi.

 

Di Maio ha detto che “fra lo spread e gli italiani” lui sceglie gli Italiani e rifiuta la “finanziaria di lacrime e sangue” che l’Europa vorrebbe imporci. Pienamente d’accordo sul rifiutare la “finanziaria lacrime e sangue”, ma è anche vero che lo spread lo pagano gli italiani sul conto in banca, sui mutui e, dopo, sulle tasse, mica qualche altro.

Il punto è che se va bene il rifiuto dell’austerità, non va bene come si pensa di spendere le risorse in disavanzo: tutto in mance elettorali e niente in investimenti ed occasioni di lavoro. Per di più con il rischio di annunci che poi non si sa bene come e quando troveranno attuazione.

Non abbiamo i centri per l’impiego pronti a stabilire chi e quanti hanno diritto al tanto celebrato reddito di cittadinanza, non abbiamo neppure un progetto legge che stabilisca quanto ed a quali condizioni, sappiamo che il tema è uscito dalla manovra finanziaria e non sappiamo con che tempi e modalità rientrerà nell’agenda politica, per cui comincia ad essere dubbio che trovi attuazione entro il 2019. Il M5s ricordi che di “annuncite” è morto Renzi. Comunque i mercati scontano già gli effetti come se il reddito partisse domani. Ma vedremo come va a finire.

Intanto c’è questa “calma prima della tempesta” in vista delle europee dalle quali M5s e Lega si aspettano una gran boccata d’ossigeno, ma, se il buogiorno si vede dal mattino, non è che l’uscita del governo semi populista di Vienna lasci presagire che i gialloverdi troveranno tanti amici nel nuovo Parlamento di Strasburgo. Forse giusto la Le Pen, se non si parla di redistribuzione degli immigrati.

Ma la grana più grossa è un’altra e viene ben prima delle europee: nel 2019 bisognerà collocare circa 300 miliardi di titoli di Stato anche per rifinanziare quelli in scadenza e un terzo di questa cifra si concentra a fine gennaio. Già ad ottobre si è sudato parecchio per collocare 20 miliardi di titoli perché soprattutto gli italiani pare non abbiano grande intenzione di dar retta a Salvini e stanno disinvestendo per portare i capitali fuori del paese.

A gennaio le cose andranno meglio? E se anche andassero meglio, ci sarà ancora respiro per piazzare i titoli in scadenza a febbraio? Insolla, fra fine gennaio e primi marzo corriamo seriamente il rischio del default e ben prima la tempesta dello spread potrebbe ridestarsi.

In teoria il fondo europeo di stabilità potrebbe intervenire e la Bce potrebbe acquistare una altra parte dei titoli inevasi. Solo che questi interventi sono possibili per gli stati in regola con le indicazione europee e noi stiamo andando dritti ad una procedura di infrazione. Non è esagerato prevedere una primavera calda, molto calda.

Una riflessione finale: alcuno lettori (che io dubito essere troll di marca governativa) mi accusano di essere un catastrofista, che fa di tutto per attaccare il governo in carica. Personalmente sono il primo ad augurarmi di sbagliare, anche perché in caso di default me la vedrei molto brutta anche individualmente e non ho propensioni masochiste, ma, se non vi dispiace, vorreste essere così cortesi da dire in quali punti il mio ragionamento è sbagliato, quali dati sono inesatti e quali speranze di galleggiare non considero? Il web è un a cosa utile ma con molti aspetti negativi, ad esempio quello di diseducare la gente alla discussione e trasformare il dibattito politico in una rissa da stadio fra tifoserie.

Aldo Giannuli

Questo articolo è stato pubblicato qui

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