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Elezioni Sardegna: lasciamo perdere

Le recenti elezioni regionali in Sardegna hanno insegnato alcune cose, sempre che qualcuno voglia impararle. In primis il crollo del M5S. In parte preventivato, in parte immaginato, in parte agognato è comunque arrivato, puntuale come un orologio svizzero, dopo i primi mesi di governo pentastellato del paese.


Se infatti lo zoccolo duro del movimento è generalmente privo di qualsiasi senso critico e probabilmente accetterebbe, quieto e prono, anche la proposta di supposte al peperoncino ricoperte di filo spinato, la stragrande maggioranza degli elettori che il 4 marzo scorso li hanno votati per "vedere di nascosto l'effetto che fa" i populisti al governo, hanno cambiato idea. Scrivo "di nascosto" perché, parlando con la gente più disparata, pochissimi (lo zoccolo duro) ammettono il loro voto grillino, mentre la maggior parte nega spudoratamente, salvo poi smentirsi nel seguito della conversazione. Voto nascosto dunque, quasi di vergogna, e non confermato a causa dei fallimenti governativi.

La destra assorbe buona parte dei transfughi dal voto grillino ma la Lega non fa il pieno; è il primo partito della coalizione, ma con un 12% che certo non fa gridare vittoria. Forza Italia continua la sua lenta ma inesorabile erosione di consensi, e forse solo un drastico cambio dei vertici potrà invertirne la tendenza.

Il PD torna primo partito dell'isola, seppur di poco (13%), ma la coalizione perde lo scontro, nonostante la grande capacità aggregativa di Massimo Zedda. La destra ha saputo aggregare di più e meglio, dando inoltre a sensazione all'elettorato di una coalizione solida, coesa.

Ecco il tallone d'achille del centro sinistra: l'unità. A prescindere dai conflitti interni che dilaniano il PD da mesi, l'elettore ricorderà la difficoltà a tenere riuniti il centro moderato con la sinistra "sinistra". Troppi ed ancora troppo recenti i siluri che hanno affondato i governi dell'Ulivo, sinora unico vero e riuscito (solo in parte, purtroppo) esperimento di coalizione di centro sinistra.

Deprime la totale mancanza dei vertici del PD di proporre una seria analisi dei risultati elettorali sardi (37% dei voti son mica noccioline) e di valutare la loro applicazione in chiave nazionale. Anche altri risultati amministrativi, Ancona ad esempio, hanno subito stessa sorte: portata la sindaca in Direzione regalandogli un intervento, è stata subito dopo rimessa nel dimenticatoio. Le ormai prossime Primarie rischiano di confermare lo scollamento fra i vertici del partito (in parte candidati, in parte sostenitori, in parte occulti orchestratori) e la base votante.

Sembra quasi che sia più importante conquistare il potere interno che convincere l'elettorato della bontà della proposta; questo atteggiamento non può che annunciare nuove bocciature. Le frasi roboanti circa l'eliminazione delle divisioni interne sono annusate dai votanti per quello che sono: parole elettorali, prive di qualsiasi sostegno logico o di programma.

Una frase di sintesi? Lasciamo perdere, Ecco, appunto.

 

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