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Einstein, storia di un genius. La serie Tv

Una serie tv in dieci puntate dedicate a raccontare la vita del grande scienziato. Prodotta da Ron Howard, la serie affronta lo studio della fisica e il rapporto tra scienza e politica.

di claudio dutto

Esistono un’acconciatura scompigliata e un paio di baffi più famosi di quelli di Albert Einstein? Oggi il suo nome è nell’immaginario collettivo al punto che anche coloro che non sanno nulla di fisica lo conoscono. Tutta questa notorietà deriva dal fatto che Einstein è stato sì un grande scienziato, ma anche un volto mediatico e politico sempre fuori dagli schemi. Un genio. Anzi, un Genius, come il titolo della serie tv a lui dedicata che si è appena conclusa su National Geographic channel.

Il trailer della serie tv di 10 episodi andata in onda su National Geographic channel

Dieci puntate per raccontare i settantasei anni di vita dell’uomo che ha cambiato il modo di vedere il mondo e la scienza. Uno scienziato che in questi giorni è stato celebrato per ben due volte, seppur indirettamente. La prima con l’assegnazione del premio Nobel per la fisica, perché l’accademia svedese ha riconosciuto il merito dei ricercatori che hanno fornito la prova sperimentale della teoria delle onde gravitazionali, formulata da Einstein un secolo fa. La seconda con il premio Nobel per la pace, vinto dall’organizzazione per il disarmo atomico (ICAN), di cui lo scienziato è stato ispiratore grazie al Manifesto Russell-Einstein del 1955.

La serie tv prodotta da Ron Howard affronta a più riprese questi due aspetti: lo studio della fisica e il rapporto tra scienza e politica. Il peso della fisica nella serie tv è evidente, anche se non si entra nei dettagli delle teorie: le lavagne delle università traboccano di equazioni matematiche che il fisico cerca di risolvere. Ed è proprio la gara con l’amico e rivale David Hilbert, passaggio centrale della storia, che dimostra la grandezza di Einstein come matematico, oltre che come pensatore.

Oltre a Hilbert, gli scienziati che compaiono nel racconto sono tanti: Max Planck, volto di spicco dell’accademia prussiana ed estimatore di Einstein; Fritz Haber, scopritore della reazione di produzione dell’ammoniaca e sintetizzatore dei gas nervini; Niels Bohr padre della meccanica quantistica, che a lungo battibeccò con Einstein sulla bontà delle sue intuizioni; Leo Szilard, che prima convinse Einstein a spingere il presidente Roosvelt a lavorare alla bomba atomica e poi lo convinse di nuovo a schierarsi contro l’uso dell’ordigno; Marie Curie, descritta come donna fiera e amica di Einstein.

Tutti questi personaggi mantengono vigile la mente del fisico e lo spingono a migliorare sempre la sua teoria con esperimenti mentali sempre nuovi. Per mostrarli il regista sfrutta degli espedienti grafici simili a quelli visti nella serie tv Numb3rs dal regista Ridley Scott: lo scienziato viene proiettato in un piano diverso, dove vede muoversi le molecole o può interagire con eventi naturali amplificati.

Uno degli esperimenti mentali con cui il matematico Charlie Eppes aiuta l’FBI a risolvere i crimini nella serie tv Numb3rs

Il secondo grande tema è il rapporto tra scienza e politica. Einstein fa di tutto per scongiurare l’uso della scienza a fini politici: prima cerca di convincere i suoi colleghi a non assecondare la chiamata alle armi del kaiserdurante la Prima Guerra Mondiale e poi tenta di bloccare l’uso della bomba atomica nella Seconda. In entrambi i casi fallisce, ma il suo spirito ne farà un’icona del movimento pacifista nel mondo. I nemici sul suo cammino sono molti: i suoi professori universitari, che osteggiano la sua eccentricità, i nazisti della prima ora, che odiano tutta la comunità ebraica tedesca, il direttore dell’FBI Hoover, che lo considera un comunista sovversivo. Ma soprattutto Philipp von Lenard, carismatico fisico di origini prussiane e convinto sostenitore dell’ideologia antisemita. Lenard, interpretato nel film da Michael McElhatton (il perfido Lord Roose Bolton del Trono di Spade), ostacola per anni l’assegnazione del premio Nobel ad Einstein e sposa in pieno la causa nazista, diventando responsabile per la “fisica ariana” durante il Terzo Reich.

Alle difficoltà politiche che si abbattono su di lui si aggiungono infine i problemi di cui è direttamente responsabile: l’università, il lavoro, la famiglia. È questo il terzo filone del racconto, che fa emergere le molte debolezze umane di un uomo così stimato e ricordato. Fin da giovane la sua passione per le donne lo porta ad avere un gran numero di amanti. Ma il suo spirito è troppo dedito alla fisica per curarsi dei rapporti familiari, con conseguenze sempre peggiori. La relazione con la sua compagna di studi Mileva Marić, per esempio, lo trascina in un matrimonio dal quale nasceranno tre figli, ma caratterizzato più dall’odio che dall’affetto. L’inizio della fine del loro rapporto comincia nel 1905, quando Einstein non riconosce ufficialmente la collaborazione della moglie nella stesura degli articoli che lo avrebbero poi reso famoso. E qui la serie mostra un parallelo interessante: nel 1903 Pierre Curie minaccia di non accettare il premio Nobel per la fisica se non sarà assegnato anche alla moglie e compagna di lavoro Marie.

Ma neppure il secondo matrimonio è tutto rose e fiori: la seconda moglie, la cugina Elsa Einstein, non gli perdona i troppi tradimenti né la scarsa empatia che le dimostra. Storie più da romanzo che di scienza, che sono tratte dalla biografia di Walter Isaacson Einstein, His Life and Universe. L’interpretazione del premio Oscar Geoffrey Rush è poi un valore aggiunto, con attimi di tristezza alternati a momenti di ironia molto sottile. Ironia che è stata sfruttata anche da National Geographic channel per lanciare la serie tv negli Stati Uniti: nello spot andato in onda al Super Bowl, Einstein si esibisce con il violino, come spesso amava fare per concentrarsi, ma anziché una lirica suona Bad Romance di Lady Gaga.

Geoffrey Rush nei panni di Einstein suona Lady Gaga con il violino in uno spot andato in onda dopo l’esibizione della cantante durante la finale del torneo di football americano

Nel frattempo è in lavorazione la seconda stagione di questa serie, che sarà dedicata a un altro genio di quel periodo, tanto controverso quanto amato. Anch’egli è tirato in ballo in modo sprezzante dal rancoroso Lenard, che non ama alcun tentativo di uscire dagli schemi. Il suo nome? Pablo Picasso.

@claudio_dutto

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Truman Burbank (---.---.---.242) 13 ottobre 19:20
    Truman Burbank

    Il mito dell’uomo forte che interpreta il volere popolare e lo applica è funzionale alla destra.

    Il mito dello scienziato geniale che, solo lui, capisce la realtà, è un mito anche questo di destra, che spinge a confinare la scienza nelle mani degli "esperti" e la toglie alle masse, le quali restano a fare le pecore dietro al mito.

    Per secoli la scienza ha lavorato perché il sapere fosse alla portata di tutti. Oggi sembra andare in senso opposto.

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