Molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, gli Stati Uniti e la Francia hanno armato le dittature arabe “prima delle rivolte di quest’anno, pur avendo le prove del rischio che quelle forniture sqrebbero potute essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani“.
E’ quanto ha denunciato Amnesty International pubblicando ieri un rapporto intitolato “Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi“.
Munizione a grappolo spagnola trovata in Libia. ©Amnesty International. Nel rapporto si dimostra come molti paesi occidentali abbiano venduto armi, con ogni genere di scappatoie sui controlli nell’esportazione, a tutte le 5 maggiori dittature arabe (Yemen, Libia, Bahrein, Egitto, Siria). Trai paesi occidentali figura anche l’Italia che ha anche il triste primato per aver venduto armi a tutte le dittature analizzate nel rapporto (altri hanno venduto solo a parte di essi).
Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno venduto armi al Bahrein (e lo stanno continuando a fare), all’Egitto e allo Yemen. La Francia, una delle grandi promotrici della guerra in Libia, fornisce da anni armi alla stessa Libia oltre che a Siria e Bahrein. Ma Stati Uniti, Italia e Francia non sono gli unici armatori delle dittature arabe: a loro si aggiungono Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Inghilterra, Svizzera e altre nove nazioni occidentali.
“Le nostre conclusioni mettono in evidenza il profondo fallimento degli attuali controlli sulle esportazioni di armi, con tutte le scappatoie esistenti e sottolineano quanto occorra un efficace Trattato sul commercio di armi che tenga in piena considerazione la necessità di difendere i diritti umani” - ha dichiarato Helen Hughes, principale ricercatrice del rapporto di Amnesty International.
“I governi che ora affermano di stare dalla parte della gente in Medio Oriente e Africa del Nord sono gli stessi che fino a poco tempo fa hanno fornito armi, proiettili ed equipaggiamento militare e di polizia usati per uccidere, ferire e imprigionare arbitrariamente migliaia di manifestanti pacifici in paesi come la Tunisia e l’Egitto e tuttora utilizzati dalle forze di sicurezza in Siria e Yemen” - ha commentato Helen Hughes.
L’Italia ha venduto armi pesanti al Bahrein per la notevole cifra di €6.796.430; alla Libia bombe per €205.015.341 e veicoli per €94.708.498; alla Siria servizi di intelligence €2.811.312; allo Yemen munizioni per €1.047.695 e, dulcis in fundo, all’Egitto tra armi e munizioni più di €49.000.000. Per un totale di 359.352.276€, non noccioline come qualcuno vorrebbe far credere.
Le altre nazioni dell’emisfero ricco del pianeta (che dovrebbe essere anche quello democratico) hanno totalizzato diverse centinaia di milioni di euro armando le dittature arabe. Tra gli Stati Uniti hanno intascato oltre il miliardo di dollari; la Germania la notevole somma di €85.954.183 mentre la Francia €12.951.928. L’Italia, insomma, è tra le potenze occidentali che vende più armi.
Yemen. Il rapporto di Amnesty International “menziona 11 paesi (tra cui Bulgaria, Germania, Italia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia, Stati Uniti d’America, Turchia e Ucraina) che hanno fornito assistenza militare o autorizzato esportazioni di armi, munizioni e relativo equipaggiamento allo Yemen, dove quest’anno hanno perso la vita circa 200 manifestanti“. Nonostante la dura repressione del governo yemenita contro i manifestanti, i blogger e gli attivisti dei diritti umani le potenze occidentali continuano a vendere armi a questa nazione. Il governo yemenita, in particolare, ha comprato da questi 11 paesi armamenti per oltre 100 milioni di euro.
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